Confessioni di Una Mente Dubbiosa

Torture moderne

Ho capito che a Milano c’è la settimana della moda e che rischio di trovarmi Jennifer Lopez tra le scatole da un momento all’altro, ma ste modelle devono proprio diffondersi come un’epidemia? Voglio dire, già una donna normale ha la sua autostima che vacilla a seconda dei giorni, ti svegli e ti senti un cesso, capita no? Ma sali su un autobus e tutto peggiora perché ti ritrovi tre stangone che insieme faranno almeno sei metri di altezza e 60 kg e anche se ti sei svegliata col piglio giusto e ti sei guardata allo specchio pensando “oh, guarda come sto bene oggi” con un loro semplice sguardo di supponenza, la mia borsa costa più di un tuo rene, ti senti crollare il mondo addosso, e a quel punto è un domino, tutte le paranoie del mondo ti colpiscono.
Ma in fondo è per questo che hai cominciato quel corso in palestra dove ti uccidono a colpi di addominali e movimenti delle gambe che tolgono il fiato, per sentirti meglio, per mangiare una schifezza e dire “massì, senti che gambe che ho, chissenefrega”, per emettere suoni di dolore acuto ogni volta che ti alzi dalla sedia, per piangere dal dolore dopo un semplice starnuto che però ti ha trapanato la pancia.
Era proprio quello che mi ci voleva, odiare una persona solo perché continua a dirti “su, piede a martello, respira, addominali a sinistra addominali a destra, piede che scalcia”.
Glielo darei volentieri un piede che scalcia.

Ma c’è Miss Italia!

Settembre 11, 2008 - In: Ma vaffanculo, Stavo meglio prima, Tv - Commenti(23)

Ma da quando Miss Italia è una specie di Veline?
E da quando si dice “per te…Miss Italia…è in sospeso.
Ma come in sospeso?
Ma che vuol dire?

E comunque: trans, trans, alieno.

ps:
- il tuo libro preferito è…
- i ddddolori del giovane Uertè.
- che parla di…
- di un ragazzo che ama una donna e non è ricambiato e mi piace perché ci sono delle frasi bbbbellissime.
- di?
- …
- di?
- come?
- chi l’ha scritto?
- ….non ricordo eheheheheh.

Da denuncia

Mia madre non mi ha mai fatto mangiare schifezze da piccola.
Un tegolino era un evento, la cioccolata delle uova di Pasqua le nascondeva in alto in cucina dove né io né mio fratello osavamo addentrarci, la Nutella l’ho assaggiata solo da grande e se mangiavo delle patatine fritte fuori casa era come cercare di nascondere di aver fumato una sigaretta.
Le merende degli altri bambini erano sempre sostanziose, e per sostanziose intendo piene di calorie, quindi buone; la mia consisteva in un sandwich con prosciutto cotto.
Questo quando mi andava bene, perché mi sono appena ricordata dei panini con burro e pasta d’acciughe che mi fece quell’estate ai campi solari.
Se solo mi immagino l’espressione che mi dipinse il volto quando me ne accorsi…non so se ridere o piangere.

Giornate pesanti

Settembre 5, 2008 - In: Stavo meglio prima, Vita vissuta - Commenti(11)

Sei stanca.
Fa caldo.
Così caldo che i jeans sono appiccicati alla pelle.
La borsa pesa.
Gli occhiali da sole ti fanno ancora più caldo.
Sei stanca. Ti sei fatta Milano in lungo e in largo cercando una cosa che non c’è, ma domani arriva, guarda, massimo stasera, o domani mattina, no guarda, domani mattina. Mai arrivata.
Ci sono lavori in corso dovunque, gli autobus ti lasciano in mezzo alla strada, possibilmente km dalla stazione della metropolitana (dove, tra l’altro, il cellulare prende in quasi tutte le stazioni. Quando ho visto la chiamata di mia madre a quel tot di metri sotto terra, mi è preso lo sgomento. Non sono libera neanche qui?), ma di sicuro non è quella che ti serve e devi cambiare.
Vai in banca dove un tizio in giacca e cravatta, che ha di sicuro meno anni di te, ti rifila il nuovo bancomat col microchip, che per ora hai usato due volte e per due volte ti sei sentita dire “che cos’è?”. Un pass per un trapianto di cervello, te ne serve uno?
Vai a far spesa e non sai mai cosa prendere, perché ti basi sulla tua voglia di cucinare, che è ai minimi storici, quindi sono giorni che campi a piatti pronti scaldati nel microonde. Il tizio che sta alla cassa rapida ormai ti guarda con pietà.
Ti accorgi di pulire o sistemare qualcosa ogni volta che ti muovi per casa, e, come un sassolino diventa una valanga, ti ritrovi a mettere sotto sopra la casa per la quarta volta in una settimana.
Tutto questo in silenzio, senza lamentarti mai, senza neanche una smorfia di disappunto, anzi, sorridi, fai finta di niente. E’ la buona volta che, se mi ritrovo di nuovo accanto quella mandria di ragazzini che parlano a velocità sconosciute all’uomo, alternando ogni frase con “oh ripigliati, cioè, fatti una flébo”, finisce tutto nel sangue.
Certi omicidi andrebbero legalizzati sotto la voce “legittima difesa”.

Fuwa

Agosto 25, 2008 - In: Sport, Stavo meglio prima, Tv - Commenti(11)

Le olimpiadi mi affascinano.
E’ l’unico momento in cui posso incazzarmi come una iena per un sette all’ultima freccia nella gara di tiro con l’arco, commuovermi per una medaglia d’oro di un italiano (tranne per la Pellegrini, simpatica come un’embolia) o insultare qualsiasi etnia ci preceda sul podio, con la classica frase “xxx di merda”, dove “xxx” sta per francesi, americani, tedeschi, giapponesi, ma in questo caso soprattutto cinesi.
Si diventa un po’ razzisti durante l’olimpiadi.
Sopratutto se si tratta di un’olimpiade truccata come questa (oh, l’ho detto).
Mi sono persa la cerimonia d’inizio, ostaggio di una persona che mi ha ingannato con la promessa di un pranzo quando in realtà sono tornata a casa alle sette di sera, ma mi sono rifatta guardando i balletti psichedelici delle mascotte.
Cinque cosi che sembrano usciti da una saga di Hello Kitty, o meglio ancora, da una serie di Power Rangers di pezza, che si muovevano in un modo isterico, mettendo su scenette da Bim Bum Bam cinese, uno dei quali (quello giallo) in preda a quello che posso solo definire uno stato di crisi mistica misto ad epilessia e bisogno impellente di correre in bagno.
D’altronde, le antilopi tibetane sono fatte un po’ così.

ps. le gare di badminton (fatica chiamarlo volano?), tra l’altro, sono state un ottimo antidoto contro l’insonnia.

Sono così vecchia?

Ieri mi sono ritrovata per caso un bambino tra le mani.
Non è che mi sia caduto dal cielo, è che siccome questa casa è un porto di mare, gente che va gente che viene, è capitato che questa gente avesse un bambino e che io sia stata incaricata di sorvegliarlo.
Io.
Questo nano ha cinque anni e ho il sospetto che in tutto questo tempo abbia vissuto in una stanzina con un televisore e non sia mai uscito, e lo dico sulla base di solide prove.
Ora, io sono cresciuta in un paesino non proprio isolato, vicino alle grandi città, ma comunque in campagna, dove ci si conosce tutti e nessuno si fa i cazzi suoi (poi mi chiedono perché me ne sono andata); questo significa che da una parte conoscevo già da piccola le realtà delle grandi città, anche quelle migliaia di volte più grandi delle nostre, da un’altra la mia vita si basava su spostamenti in bicicletta, corse sul poggio dietro casa mia per rincorrere i miei gatti, ginocchi sbucciati, animali a portata di mano, giornate passate a raccogliere  i pinoli e a schiacciarli con i sassi e così via, molto bucolicamente.
Premettendo che adesso vivo proprio in campagnia, questo bambino appena arrivato aveva uno sguardo un po’ spaesato, come se non capisse bene cosa fosse quella roba verde per terra o quei grossi pezzi di legno con delle foglie attaccate che si muovevano nel vento.

Gli ho dovuto spiegare che no, lì non puoi andare, c’è l’ortica, l’ortica è un’erba che punge.
Perché?
Perché sì.

Gli ho dovuto spiegare che quella che ha preso in mano è una pigna, nella pigna ci sono i pinoli.
Cosa sono i pinoli?
Sono dei semi.
E si mangiano?
Sì…
Ehhhhwww, che schifo!

Capite bene che alla sua domanda che cos’è quella indicando una gallina al di fuori del cancello, io mi sia sentita un attimo in dovere di spiegarli che da queste parti si vedono parecchi animali, una volta c’era pure un cerbiatto che passava di qua.
Cos’è un cerbiatto?
Un cerbiatto? Tipo Bambi.
Chi è Bambi?

Allo stremo delle forze

Luglio 31, 2008 - In: Stavo meglio prima, Vita vissuta - Commenti(17)

Non so se avete idea di cosa voglia dire avere dieci punture di zanzare nei piedi.
E non cinque e cinque, quattro e sei, sette e tre, ma dieci e dieci, in tutto venti, perfettamente simmetrici.
A volte penso che le zanzare si divertano a prendermi per il culo.
Morale della favola, non solo mi addormento per stanchezza a forza di grattarmi, ma non cammino neanche più in un modo normale: non ho niente di umano mentre cammino sbattendo i piedi.
Morale del post: gli zampironi non funzionano (al massimo servono ad inebriarmi col loro fumo cancerogeno), le candele non parliamone, le macchinette nemmeno (se non si conta che mi brucio ogni volta che tento di toglierle, a quel punto sì, hanno un senso), mi sono spruzzata addosso qualsiasi cosa, anche quel favoloso Autan spray secco, con la fraganza delicata, che veramente non lascia traccia, ma che me ne frega a me se poi mi ritrovo unisci i puntini sui piedi?
Avete qualche rimedio fatto in casa da consigliarmi?
Sono disposta anche a rotolarmi in un intruglio di aglio, cipolle, peperoncino e limone, se serve per passare la notte indenne.

Firmato: il colabrodo

Andrà avanti per giorni

Dopo aver disquisito con mia madre su come ero da piccola , sul fatto che portavo i fuseaux fucsia e le ballerine dorate (Lapo Elkann mi fa un baffo), sul fatto che preferivo gli sbullonati alle Barbie e che alle suddette mangiavo le mani (ho un’immagine piantata nella testa di una di loro con una mano ormai a forma di padella), di quando quella volta a New York mi ostinai a volere a tutti i costi la bambola della sirenetta e di quella volta a Parigi che appena entrati qua cominciai a strillare e scalpitare come un’indemoniata (e scoprire che mia madre tuttora mi porta rancore per questo), di come credevo che una volta spenta la tv i programmi cessassero di colpo perché tanto io non li guardo …ecco, dopo tutto questo, non riesco a togliermi di testa la sigla dei Jefferson.
E mi va di lusso che non mi ricordo quella dei Robinson, che altrimenti…oddio, me la sono appena ricordata.
Cazzo.

Fotogenica da 1 a 10: -128

Luglio 23, 2008 - In: Stavo meglio prima, Vita vissuta - Commenti(12)

Forse qualcuno si ricorda il dramma della carta d’identità scaduta e l’essere obbligata a fare di nuovo una foto.
Forse qualcuno pensa che da quel momento la questione si sia già risolta.
Ha-ha, illusi.
Sono andata avanti, per la precisione, 16 mesi senza carta d’identità, aggrappata solo a quella tesserina rosa della patente, che se perdo quella non so più chi sono, rimandando con varie scuse:
- no, oggi no, c’ho un brufolo proprio qua che non voglio esser costretta a vedere per i prossimi cinque anni.
- no, oggi no, ho i capelli che non vanno bene.
- no, oggi no, son pallida, son stanca, no.
- no, oggi no, non ho la camicia che voglio mettermi per la foto.
- no, oggi no, ho mal di testa.
Purtroppo il tempo delle scuse è finito, rischiavo il linciaggio di mia madre che mi ha obbligato a fare il mio dovere pena il taglio dei viveri; sono stata tentata verso la brillante carriera della prostituzione piuttosto che infilarmi in quelle macchinette del diavolo che sputano foto orribili, ma alla fine ho ceduto.
Dopo aver deciso che no, non voglio una foto con il calendario sotto, no, non voglio la foto vestita da Robocop, no, non voglio la foto con il simpatico maialino accanto alla mia faccia, no, non voglio la foto in bianco e nero, pigio quel maledetto pulsante verde e volutamente presento la mia faccia peggiore, di un serio misto a malinconico che dovrò vedere per i prossimi cinque anni.
Cinque anni in cui farò finta di averla persa e tirerò fuori solo la patente, che la foto sarà pure brutta anche lì ma è scura e piccolina e posso sempre dire che avevo 18 anni e a 18 anni si è tutti un po’ così, scuri e piccolini.

Tra poco anche il film, accorrete numerosi!

Luglio 22, 2008 - In: Ma vaffanculo, Stavo meglio prima, Tv - Commenti(20)

A me i Cesaroni hanno davvero rotto le palle.
Sono dovunque, fanno repliche ad ogni ora e su qualsiasi canale, ne fanno pubblicità in tutti i mezzi di comunicazione possibile, addirittura Matrix ha dedicato due intere puntate a quanto so’ divertenti.
Non mi fanno ridere, Amendola mi starà sempre sulle scatole perché ha una moglie che sarebbe un bene espatriasse in Siberia, la Sofia Ricci è una delle toscane più insopportabili (il primo posto a Martina Stella), la mandria di ragazzini e ragazzine è inguardabile e inoltre il protagonista sta con Michela Quattrociocche, quel palo di legno con due occhi dipinti che ha fatto Scusa ma ti chiamo amore, il che dice tutto*.
Per non parlare di quelle unghie sulla lavagna che è la sigla, che ne fanno addirittura suonerie e se per caso la senti andrai avanti tutto il giorno a cantare “sai cosa c’èèèè c’è una giraaaffa che ruota intorno a noi“. In realtà è girandola, ma io ho sempre capito giraffa.

*il tizio in questione si chiama Branciamore. Il seguito del film: Scusa ma ti chiamo Branciamore. Hahahahahaha…haha…ha.

Un giorno morirà e sarà la fine

Odio quel tratto che va dall’istante in cui un oggetto ti slitta dalle mani (per ragioni fisiche che tu ignori) all’istante in cui l’oggetto tocca terra.
Perché in quell’attimo i momenti che hai vissuto con quell’oggetto ti passano davanti gli occhi, momenti felici, e in un millesimo di secondo pensi a come sarà la vita senza di lui, al doverlo rimpiazzare, al fatto che ci eri comunque affezionata.
E non importa se è un telefonino, o un telecomando, o qualsiasi altro aggeggio elettronico, che costi due o duemila euro: la tua prima reazione è quella di raccattarlo, nel mentre maledire te stesso e chiunque sulla faccia della terra e soffiarci sopra.
Perché? Che ne so, tu intanto soffia, mandi via il malocchio.
E se ti cade un cellulare pulisci lo schermo, anche se era chiuso, come un bambino che si è sporcato il ginocchio cadendo, non è niente, adesso passa, basta che ti accendi di nuovo.
Accenditi!
Quando vedi che non si accende passi agli insulti, ma che cazzo ti ho comprato a fare, che marca di mmmerda, me lo avevano detto, compra quello, e io no, compro questo, guarda com’è carino, carino un corno, mi si è già sputtanat…e in quel momento magicamente si accende, e tu chiedi scusa.
Scusa, non volevo, era la paura di averti perso che mi faceva parlare così.
Però è pur sempre un cellulare, si rimpiazza.
Se ti cade l’iPod è diverso.

Sono venti minuti che soffio, mi sa che quello è un graffio permanente.
Porca troia.

Un classico

Luglio 12, 2008 - In: Stavo meglio prima, Vita vissuta - Commenti(28)

Come si combatte una “cognata” non voluta?
Come si sopravvive alla sua vocina acuta e nasale, al suo essere perfettina e un po’ snob, al suo contare le calorie ad ogni pasto, al fatto che ha trasformato mio fratello in un servo, al fatto che è viziata come una bambina di due anni e al fatto che è divertente e socievole come un dittatore?

Abuso su pupazzo

Sentite.
Ieri, in una pausa durante l’estenuante visione delle ultime puntate di Lost su Sky (che Dio stramaledica gli autori), credo di aver visto una pubblicità su Italia1 dove Uan (sottolineo: Uan) si limonava Carlotta (Carlotta) nei sedili posteriori di un taxi.
Il tutto per pubblicizzare degli orologi che, tra l’altro, ho sempre considerato un insulto al design o anche alla semplice vista.
Avete una vaga idea di come una cosa del genere possa traumatizzare una povera bambina intrappolata nel corpo di un’adulta (se, vabbè, si fa per dire) che è cresciuta col mito di Uan?
E’ come se vedessi, che ne so, il Tenerone aggrapparsi alla gamba di qualcuno come un cane in calore.

Varie ed eventuali




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