Confessioni di Una Mente Dubbiosa

Tolleranza zero

Novembre 11, 2008 - In: Indefinito - Commenti(17)

Ancora più squallido e indescrivibilmente ridicolo dell’applauso nel momento in cui l’aereo atterra (che sotto certi punti di vista ha senso, può significare “evviva, siamo vivi”) è l’applauso alla fine dell’ora di palestra.
Non me lo sto inventando, ieri sera, finita l’ora di torture, quelle desperate housewives col cervello sciabordato hanno applaudito.
Quando assisto a certi eventi divento sempre più misantropa, senza neanche il più microscopico dei ripensamenti.

E rimani lì, inebetita

Settembre 30, 2008 - In: Indefinito - Commenti(30)

Vi giuro che ho pianto.
Una lacrima è scesa.
Facciamo due.
Anche tre.
Forse quattro.
Vabbè cinque.
Insomma, ho pianto, quando stamattina ho aperto la lavatrice e ho trovato tutto verde.
TUTTO.
Tutto tutto?
T-U-T-T-O.

Ma sti cazzi?

Settembre 19, 2008 - In: Indefinito - Commenti(23)

Un paese alla deriva è un paese che non vede l’ora di sapere chi sono le nuove veline. E comunque, la bionda è brutta.

La rinascita

Settembre 12, 2008 - In: Indefinito - Commenti(33)

Che palle tutti gli anni, con la storia del rientro dalle vacanze.
Sorvolando sulla linea, perché in vacanza si esagera sempre un po’, sorvolando sul fatto che appena pronunci la parola dieta o palestra tutti si improvvisano esperti di ginnastica e salute, tutti sanno come funziona il corpo umano e ti danno consigli non richiesti su cibo, respirazione, metti il piedi così metti la schiena cosà.
Che nessuno si fa una palla medica di cazzi suoi.
Ultimamente sento dire da chiunque eh guarda son depressa, la sindrome da rientro.
Sì certo, la sindrome da rientro, l’ennesima baggianata che Libero, Tgcom e Studio Aperto ha inculcato nelle menti di questi poveri microcefali che non sanno come giustificare un semplicissimo, banalissimo, risolvibilissimo scazzo.
E c’è questa ignobile gente che ancora non si è stufata dei 30° all’ombra, che vorrebbe il mare tutto l’anno, che metterebbe le infradito anche a gennaio, che non si è annoiata di sudare, dormire male la notte, di sentire le previsioni del meteo che continuano a ripetere “temperature sopra la media”, la frase che più mi fa stare male dopo “Studio Aperto, speciale Cogne: il perché della pettinatura emo della Franzoni. Cosa nasconde?”.
Per quanto mi riguarda, conto i giorni che mi separano dal dormire col mio pigiamone di pail con gli orsacchiotti ed avere comunque un gradevolissimo freddo che si zizzola, e quando oggi a Milano è venuto giù il diluvio universale non ho potuto far altro che emozionarmi dalla gioia.
Sì, va bene, dopo essere corsa sotto le coperte perché a me i temporali fan paura, ma queste son postille inutili.

Minacce esterne non calcolate

Agosto 4, 2008 - In: Indefinito - Commenti(9)

Io odio i matrimoni.
Non l’idea dell’unione per-tutta-la-vita, ma proprio la cerimonia in sé, il vestito, la chiesa, i capelli in posa tutto il giorno e guai se ti sciupano, il trucco, le foto, la cena/il pranzo, i finti sorrisi, far finta di conoscere tutti i parenti e far finta di fregarsene della loro presenza quando al massimo ti importa giusto del regalo, ma per partito preso neanche di quello.
Da non trascurare, poi, l’enorme spreco di soldi che comporta un’inutile cerimonia del genere.
Va bene, è un giorno importante, son d’accordo, capita una volta sola (in teoria, si spera) ma non vedo scritto da nessuna parte che io debba sopportare mezza giornata in un vestito che non metterò più (e provate a contraddirmi su questo), sorbirmi il pippone di un prete che mi rifila una sequela di luoghi comuni che io farò finta di non sentire perché totalmente miscredente, sapere che dietro di me ci sono un tot di parenti che aspettano solo un mio passo falso (tipo dire il nome sbagliato) e l’altro tot che passerà tutto il tempo a spettegolare sul mio vestito, sui miei capelli, sul trucco, sul vestito di lui, su questo e su quest’altro.
Senza contare che, dopo “…finché morte non vi separi“, mi sono sempre immaginata di dire al mio futuro marito “toccati le palle va”.
La mia idea di matrimonio è questa: il mio vestito consiste in un paio di jeans e qualcosa di comodo, contornato dal mio bel paio di All Star bianche (vedete? A mio modo sono tradizionalista), in alternativa ballerine, se proprio mia madre deve scassarmi perché sono la solita.
L’eventuale disgraziato che deciderà di sposarmi ha solo tre limiti: non venire in mutande, no, non venire neanche in pigiama e non sembrare uno straccione, per favore. Il resto è a sua discrezione.
Il tutto avverrà in comune, rigorosamente d’inverno e non accetto ma, se, però, col cazzo, con il minimo sindacale di persone intorno, quelle necessarie e quelle che se non ci sono si offendono (cosa che succede in tutti i matrimoni), nel giro di poco siamo fuori, un anello io un anello tu, bon, siamo pari.
A quel punto che si fa?
La tentazione sarebbe quella di girarsi e dire “oh, noi il nostro l’abbiamo fatto, fate un po’ come vi pare”, ma mi rendo conto che ci siano delle linee guida da seguire, e partendo dal presupposto che io non starò mai, e sottolineo e lo corsivo pure, mai, ore e ore seduta ad un tavolo aspettando tre secoli per il piatto più stupido del mondo, opterò per la soluzione adottata anche dai miei: niente pranzo o cena, solo un rinfresco (notare come non abbia usato la parola “buffet”), mangiate quello che vi pare, anzi, finitelo pure, che non voglio avanzi, basta che sia una cosa veloce.
Finita tutta la pantomima, superato anche il problema foto, che non so come risolverò (probabilmente farò corna e smorfie, nella migliore delle tradizioni), il passo successivo è molto semplice: caricare le valigie già pronte e partire per il viaggio di nozze.
E tutti vissero felici, contenti e con molti, molti, ma molti soldi in più in tasca.
Non mi sono mai posta il problema di uno scenario alternativo, poiché non sposerò mai nessuno che la pensa diversamente da me (che non si tratta del matrimonio, ma di un discorso molto più ampio), ma non ho mai messo in conto l’ipotesi di una cara amica che si sposa, cara amica che non la pensa esattamente come me, anzi.
Dopo tutto questo, la frase ovviamente tu sei invitata a tutto, prima della chiesa, chiesa, cena, dopo cena…, secondo voi, quanto mi può suonare minacciosa?
Sorvoliamo sul fatto che, se per caso le viene in mente di chiedermi di farle da testimone, mi pare brutto inventarle che mi è venuto il raffreddore e non posso, metti che mi prende un attacco di starnuti durante la cerimonia.

Andrà avanti per giorni

Luglio 25, 2008 - In: Indefinito - Commenti(20)

Dopo aver disquisito con mia madre su come ero da piccola , sul fatto che portavo i fuseaux fucsia e le ballerine dorate (Lapo Elkann mi fa un baffo), sul fatto che preferivo gli sbullonati alle Barbie e che alle suddette mangiavo le mani (ho un’immagine piantata nella testa di una di loro con una mano ormai a forma di padella), di quando quella volta a New York mi ostinai a volere a tutti i costi la bambola della sirenetta e di quella volta a Parigi che appena entrati qua cominciai a strillare e scalpitare come un’indemoniata (e scoprire che mia madre tuttora mi porta rancore per questo), di come credevo che una volta spenta la tv i programmi cessassero di colpo perché tanto io non li guardo …ecco, dopo tutto questo, non riesco a togliermi di testa la sigla dei Jefferson.
E mi va di lusso che non mi ricordo quella dei Robinson, che altrimenti…oddio, me la sono appena ricordata.
Cazzo.

Che poi non mi si venga a dire che io “blabla”

Dicembre 22, 2007 - In: Indefinito - Commenti(10)

B…b…buò…bbbbb…
ci rinuncio.

Poi mi chiedono perché odio l’estate

Maggio 22, 2007 - In: Indefinito, Tv - Commenti(20)

Se qualcuno, come me, sperava che quest’anno non succedesse di nuovo, per la gioia del nostro udito e della nostra vista, si sbaglia: il Festivalbar ci sarà ancora.
E io posso passare Sanremo, davvero, anche se è noioso quanto una lezione di filosofia della comunicazione alle 9 di mattina e ti dà la botta finale se sei in coma, ormai è un’istituzione, e chi te la tocca. Poi i fiori sono carini.
Ma il Festivalbar proprio no, non ha senso e non ha nessuna importanza, contando anche il fatto che io non ho mai, mai, mai, mai, mai e aiutatemi a dirlo, mai capito il meccanismo di scelta del vincitore.
O meglio sì, il tormentone dell’estate vincerà, quella canzone che ti tritura le gonadi per mesi e mesi, che quando la senti, anche in lontananza, cominci ad urlare e strapparti i capelli, che quando ti viene in mente e cominci a canticchiarla, una volta che ti accorgi di quello che stai facendo, speri che nessuno ti stia ascoltando e preghi Dio di fulminarti all’istante.
Questo mi succedeva con
Asereje e le Las Ketchup. Che morissero ammazzate.
Oppure, se l’edizione, in mezzo al branco di mezzi sconosciuti e mezzi coglioni, ospita il cantante famoso, quello vincerà. Quest’anno ci saranno Pino Daniele e Zucchero.
Mmmm. Io opterei per il microfonista e il cameramen.
La novità che tutti aspettavamo è che, finalmente, e dico, finalmente - così possiamo tutti dormire - il pubblico da casa potrà votare; votate numerosi. Tipo, se ci sarà da scrivere un sms al numero in sovraimpressione e se volete che Zucchero vinca, scrivete “Salvetti, ma vai a cagare te e il Festivalbar”.

Dimenticavo una cosa importantissima, quasi vitale: ci sarà Irene Grandi. Ora, lasciatemi dire una cosa: io, Irene Grandi, la darei in pasto ai Leoni, la prenderei per il capelli e la userei come peso da lanciare nei giochi olimpici, la prenderei a calci nel culo da Bolzano a Canicattì. E la sua nuova canzone, compreso di video, fa cagare.
Ecco, l’ho detto.
E comunque, nel caso un addetto ai lavori stesse leggendo, tipo il microfonista che per me sarà il vincitore morale, propongo un trio per la presentazione: visto che non vi fate problemi a prendere i primi tre deficienti e a schiaffargli un microfono in mano (Blasi, Mago Forest e Chiabotto su tutti) quest’anno opterei per Totti, Gattuso e una scheda sim della Vodafone.

Ognuno ha le vecchine che si merita

Aprile 27, 2007 - In: Indefinito, Vade retro, Vedo cose - Commenti(14)

Le vecchine milanesi sono diverse da quelle del resto del mondo.
Il loro tono è un crescendo, partono sottovoce, si capiscono solo tra di loro, poi piano piano prendono la rincorsa e finiscono ad urlarsi nelle orecchie; ovviamente, parlano dialetto, che un po’ si capisce e un po’ no, ma non solo per me, credo che siano incomprensibili, a tratti, anche a loro stesse.

Si siedono sulle panchine, con la borsa sulle ginocchia e le mani intrecciate, e comincia la gara di malattie: io ho questo e te no, sì ma io prendo queste medicine per quello e te no, e ho vinto io sempre uno più di te e non puoi dire più niente, specchio riflesso.

Per enfatizzare il dolore, accompagnano l’elenco delle disgrazie con movimenti ampi delle braccia, e se parlano del femore, si accarezzano il femore, se parlano del cuore, si picchiettano lo sterno, se parlano di mal di testa, si toccano la fronte.
Niente è lasciato al caso.

Le chiacchere sul tempo si sprecano, soprattutto qui a Milano, e la proteste per gli autobus in ritardo abbondano.
Il problema è uno solo: che quando si mettono a fare comizi cercano consensi; quindi quando parlano tra di loro, annuendo e dicendo la classica frase “eeeeeeeeeeeeeeeeeh, sì“, ti guardano come per dirti “dì la tua, forza, ho bisogno di sapere che anche tu la pensi come me”.

E allora piano piano, sei costretta ad allontanarti, facendo finta di niente e fischiettando, ma loro ti seguono, non te ne accorgi, ma te le ritrovi alle spalle sempre e comunque, che parlano e civettano del figlio “della Marisa, che ha studiato medicina, si è sposato e ora abita laggiù, dietro la posta”.

Stica.

Non c’è niente al mondo di più urticante e fastidioso delle vecchine milanesi.
Ah sì, vecchine milanesi interiste.

Bbbbbbzzzzzz…occola.

Aprile 21, 2007 - In: Indefinito, Vita vissuta - Commenti(17)

Ho passato la nottata a rigirarmi nel letto perché non riuscivo a dormire.
Ho passato la nottata a scalciare nel letto manco fossi la Mondaini, e a dare schiaffi all’aria (e un po’ anche a me) per scacciare quella perfida, subdola, ignobile, e anche un po’ troia, zanzara che mi ronzava nelle orecchie.
Ho passato la notte ad imprecare e mandare accidenti alla suddetta, che mi ha sicuramente capito e, per stanotte, ha chiamato alleati per vendicarsi.
Ho passato la notte a soffiarmi il naso, starnutire e spruzzarmi ogni medicina possibile in gola; questo perché sono l’unica deficiente che, se esce fuori in mutande, alle 3 di notte, il 3 di gennaio, quando fanno -3°, non si ammala, ma, quando fanno 28 gradi, si muore dal caldo, si prende puntualmente tutti i virus rimasti in circolazione.

Mi sono alzata stamattina e sono inciampata sui miei piedi.
Sono andata in bagno e ho avuto incontro del doloroso tipo finestra-testa.
Sono uscita e ho visto lo stesso autobus, che avrei dovuto prendere, passarmi davanti, tre volte in trenta secondi, e ho dovuto aspettare 40minuti per quello successivo. Perché l’azienda trasporti Milano, funziona.

Sono fuori, e ho finito i fazzoletti.

Ve lo dico, oggi potrei facilmente uccidere.
Zanzare e non.

Vuole essere come Moana Pozzi

Aprile 20, 2007 - In: Indefinito - Commenti(13)

Quanto sarà contenta, da uno a dieci, la Hunziker, sapendo che c’è una pornostar con il suo stesso nome che le somiglia in un modo impressionante?

 

E per i maliziosi che mi diranno: “e te come fai a saperlo?”. Tié. Non vi darò mai la soddisfazione di averla vinta.

Sto parlando con me, che sto parlando con te

Febbraio 24, 2007 - In: Indefinito - Commenti(19)

La notizia non è freschissima, commento tardi ma prima o poi lo faccio.

Filippo Bisciglia, quello dello scorso Grande Fratello, si dà alla musica; poteva darsi alla prostituzione, al riciclaggio di denaro, allo sfruttamento di minori, alla truffa organizzata, alla rapina a mano armata, sarebbe stato molto più interessante e costruttivo.

Invece no, ha deciso di darsi allo sfondamento di timpani.

Grazie Filippo.

Il video in questione è a dir poco imbarazzante e osceno, un misto tra Meneguzzi, gli Zero Assoluto e “er patata”, e inoltre l’incipit mi ricorda vagamente Ordinary World, dei Duran Duran.
L’essere immondo sta seduto malinconico sul divano, guarda intensamente una foto, espressivo come quel rubinetto che si vede nei primi secondi; frasi del tipo “parte quella voglia di toccarti, di sentire le tue mani, i tuoi respiri su di me” fanno venire il diabete e contemporaneamente la nausea, oltre ad essere di un’originalità devastante e il tutto accompagnato da una capacita recitativa degna di un cocomero (guardate come si dispera spiaccicandosi il foglio sulla fronte, fa venire i brividi).

Anche il ritornello mi ricorda pericolosamente un’altra canzone, ma purtroppo non riesco ad identificarla; il video continua con lui sul tetto di una ridente cittadina soleggiata, con un’improbabile band alle sue spalle, probabilmente il portinaio, il postino e l’imbianchino del terzo piano.
E in più, credendo di non essere abbastanza ridicoli, il Filippo fa palese pubblicità occulta, prendendo dal maestro Costantino in Troppo Belli, di una marca di abbigliamento per gente ruzza e di cattivo gusto come lui, Jonk46.

Ma manco se mi dessero tre milioni di euro a maglietta, la dignità non ha prezzo.
Per tutto il resto, c’è Filippo.

Per la cronaca (nera), credo che la canzone si riferisca alla sua tormentata e pubblica storia d’amore con Flora, la ragazza che ha cornificato con Simona, il famoso travone del Gf 6; la signorina comunque si è consolata con un trono da Maria De Filippi (alla suddetta è dedicato addirittura un blog “Flora, la nostra stella forever”).

Il video comunque va avanti nella sua inutilità mista a tristezza e squallidume andante; so cosa state pensando: arriverà il colpo di scena? Si butterà giù dal tetto, precipitando rovinosamente e spiaccicandosi al suolo, per mostrare ancora meglio la scritta dietro la maglietta?

No.

Perché io…

Febbraio 16, 2007 - In: Indefinito - Commenti(21)

1990: Tremors, film su vermoni che strisciano sotto terra è che al minimo rumore balzano fuori per divorarti; ho vissuto nel terrore per settimane, che, camminando, mi si piazzasse davanti l’orrido animale per mangiarmi in un decimo di secondo, senza neanche masticare. E Kevin Bacon non sarebbe stato lì a salvarmi.

1991: La Bambola assassina 3, la causa del mio scetticismo verso le bambole. Giusto ieri notte, nel sogno che stavo facendo, un bambino apriva la porta di casa e teneva in braccio lei, la bambola stronza che uccide.
Maledetta, sono passati anni, lasciami vivere!

1996: Scream, film fuffa di un tizio con una maschera e un mantello nero che uccide. Dopo aver detto “ma che cagata di film” ho avuto il terrore di rispondere al telefono per giorni, per paura di sentirmi dire “Ciaaao Sidney”, e, a quel punto, hai voglia di dirgli che ha sbagliato numero e che non sei tu quella che vuole uccidere.

2002: The Ring, gira una videocassetta assurda, leggermente angosciante, dopo averla vista, ti telefona una simpatica bambina dicendoti solo “7 giorni”, e non puoi risponderle “brava, sai dirmi anche l’alfabeto?” perché dopo una settimana crepi, dopo averla vista uscire dallo schermo tutta bella putrefatta. La notte non riuscivo a dormire perché avevo paura che la tv mi si accendesse improvvisamente e partisse, per qualche assurdo motivo, il video in questione; inutile sottolineare il fatto che in quei giorni chiunque mi telefonava per dirmi “7 giorni”.

2007: Cell, libro di Stephen King. Verso le 15 di un qualsiasi 1° ottobre, dai cellulari di tutto il mondo parte un impulso che fa regredire allo stato primitivo chiunque sia stato attaccato ad un telefono in quel momento, portando i simpatici esseri a sbranare ed azzannare gente qua e là, uccidersi tra di loro, staccare un orecchio di un cane e, successivamente, convertire tutto il mondo al loro stato vegetativo. I due giorni seguenti ho avuto il terrore di rispondere al cellulare, se non altro perché azzannare al collo una persona e sbranarla non mi è mai piaciuto.

Perché io….non sono una persona suscettibile.

Varie ed eventuali




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