Dettagli non trascurabili
Non capisco.
Non capisco perché nei film o telefilm tralascino dei particolari importanti.
Uno su tutti: fuori nevica, quindi fa freddo, quindi devi coprirti; due persone passeggiano con dei cappotti aperti e le sciarpe lasciate cadere sul collo che fa tanto figo, fregandosene degli ipotetici 0°.
Va bene che è finzione, ma è una finzione che cerca di riflettere la realtà, e allora perché non chiudere almeno i cappotti? Cosa costa annodare come si deve una sciarpa intorno al collo?
Sono sicura che ce ne sono altri, non mi sovvengono, ma mi danno ai nervi.
Americani 1 Italiani -10
Kung Fu Panda (o come lo chiamava un bambino fuori dal cinema Kong Pu ‘Anda) è un cartone divertente, così come lo era Madagascar, L’Era glaciale e Alla ricerca di Nemo.
Il fatto è che, se per doppiare il panda si è dovuti ricorrere a quel fagiolo lesso di Fabio Volo, a sto punto perché non il brio e l’espressività di Marzullo? Voglio dire, siamo lì eh.
Niente a che vedere con Jack Black.
Ma d’altronde, se vai al cinema con qualcuno che a malapena capisce l’italiano, cosa puoi pretendere?
ps. per la cronaca, nella sala praticamente quasi tutti adulti.
Non l’ho gufata*
Prima Sidney Pollack, ora Dino Risi…la nota regola della morte-domino colpisce ancora…io, fossi in Bertolucci, per dirne uno a caso, mi preoccuperei un po’ ecco.
*che non voglio responsabilità se poi succede davvero.
Imprese più grandi di me
Come si fa a convincere una persona che crede che il presidente della Repubblica sia Scalfaro - e chiama D’Alema “quello coi baffetti“, Veltroni “quello con gli occhiali” e Mastella “quello grasso” - ad andare al cinema per vedere Il Divo? L’unica idea che mi è venuta in mente per ora è quella di farle credere che Il Divo in realtà sia un film su Van Damme, suo uomo ideale*, ma ho paura delle conseguenze.
ps. il perché voglio che una persona ignorante come una capra venga a vedere un film del genere è ignoto un po’ a tutti. Forse sto cercando di farle capire almeno in quale paese siamo. Si comincia sempre dalle basi.
*sì lo so, c’è bisogno anche di commentarla sta cosa?
Il confine tra sensibile e schifata
Se io ho sempre evitato di guardare i film di Tarantino, un motivo ci sarà no?
E non è perché penso sia sopravvalutato - e lo dico immersa fino al collo nella mia più profonda e vasta ignoranza - perché se considero un cult Grandi Magazzini c’è poco da fare la schizzinosa.
Credo ci sia sempre stato un tacito accordo tra me il mio stomaco, un accordo basato su vecchi ricordi, di quella volta al liceo che dopo aver visto il Silenzio degli Innocenti ho rivomitato tutto quello che avevo mangiato in almeno dieci anni, così, per diletto.
E quando tento di addentrarmi in film che so che mi provocheranno quel nodo in gola che non va né su né giù, il mio stomaco chiama il cervello ordinando di far passare in rassegna, di nuovo, il ricordo del bagno della mia amica.
Ieri sera deve esserci stato un cortocircuito, un fraintendimento tra i due, qualcuno forse già dormiva -probabilmente il cervello, che è abituato -, qualcuno brontolava perché ieri sera ho saltato la cena, non si sa, il fatto è che quando ho visto che su Italia1 c’era Kill Bill vol. 2, non ho fatto quello che mi viene meglio in questi casi, ossia cambiare canale.
Una remota attività cerebrale comunque rimaneva, qualcosa di nascosto che mi diceva “tu tieni il pollice sveglio, pronta a cambiare canale”, ma sono andata avanti imperterrita, cercando di capire un minimo la trama visto che sono (ero) una delle poche persone al mondo ad aver snobbato completamente Kill Bill e tutta la gang di Tarantino.
Prendendo il film a piccole dosi, sono andata avanti senza cambiare canale, anche quando la protagonista viene seppellita viva, rischiando una crisi di panico dovuta alla mia proverbiale claustrofobia, fino ad una scena: il mio cervello, a quel punto completamente sveglio, mi stava già dicendo “con questa troia con la benda succederà qualcosa ma è troppo tardi per andare a dormire come se niente fosse, cretina”.
Così ho continuato a guardare e ho continuato a pensare, che succederà mai, al massimo la infilza.
Col senno di poi posso dire di essere stata una stupida per non averci pensato prima, per non aver capito che la scena sarebbe finita in quel modo, nell’unico modo possibile.
Nell’unico modo possibile per farmi correre in bagno e sostituire definitivamente il ricordo del Silenzio degli innocenti con il ricordo di Kill Bill.
Evviva.
Azzardi
Sì, va bene, del film su George W. Bush (che si chiamera W, fantasia) non me ne frega proprio niente. Neanche del fatto che lui sarà il protagonista (u-g-u-a-l-i). Ma fare di questa donna una Condoleeza Rice mi sembra un po’, pochino eh, avventato.
ps. quando mi dissero che il suo nome era il risultato di un errore all’anagrafe, storpiatura di quello che avevano in mente i suoi genitori, Condolcezza, credevo mi prendessero per il culo. Ma se lo dice Wikipedia…
Pù Purri #14
- Credo che sia il 14, non sono sicura.
- Ho lasciato gli occhiali da sole in qualche negozio di corso Buenos Aires. Io senza occhiali da sole non vivo. E a questo proposito, ricordiamo solennemente i miei occhiali di Gucci che dopo 7 anni mi hanno fottuto. Amen.
- In compenso, ho lasciato gli occhiali da vista a casa. Uohasdasiodhoasidhaihodoahdihaosd.
- Ma parliamo di Roberto del Grande Fratello, che non ho ancora affrontato (lo so che aspettavate con ansia un mio commento, eeeeehh…), e non l’ho fatto solo perché sapevo che il culmine di tutto sto casino sarebbe arrivato sabato e domenica, con programmi adatti ad un quoziente intellettivo sotto la media (indizio: per me). Una persona che conosco ha fatto un commento azzeccato: da quando è uscito Roberto dal Grande Fratello non si parla più delle elezioni. Va bene, mi pare esagerato, ma è vero che si alzato un polverone che proprio ne sentivamo bisogno. Maurizio Costanzo l’ha chiamato per il suo Show. Se non lo sapete, Costanzo non invita un reietto del Grande Fratello da almeno 4 anni. Ma lui sì. Venerdì mattina e pomeriggio ci hanno rotto i coglioni con le scritte in sovraimpressione “stasera alle Iene un’imperdibile intervista con il Cummenda del Grande Fratello“. L’intervista consisteva fondamentalmente nel fargli confessare che sì, Lina gli ha fatto un “raspino” sotto le coperte. Ve lo posso assicurare, nei video della Gialappa’s lui continuava a dirle “togliti i braccialetti Lina” e non capivo perché. Il fatto è che tintinnavano. E il rumore era inconfondibile. Che tristezza. A Verissimo lo hanno fatto inginocchiare per chiedere scusa a tutte le donne d’Italia. A me non me ne fregava più di tanto, ma tant’è, scuse accettate. A Buona Domenica lo hanno attaccato da ogni angolo possibile, non mi avrebbe stupito vedere tra il pubblico inviperito Veltroni e Berlusconi che gli davano del traditore. Sei peggio di Mastella! E in più, non contenti, lo hanno fatto incontrare con l’amante che ha avuto per due anni, che in inglese è quella che viene identificata come “attention whore“, e chi vuole capire capisca. Bon, adesso abbiamo finito? Basta no? *fine monologo sul Grande Fratello*.
- Volevo dire che quell’aria da rincoglionito fatto che costantemente campeggia sulla faccia di Tricarico, mi sta ampiamente sul cazzo. Ecco. Diciamo che gareggia con Fabrizio Moro il premio Simpatia dell’anno.
- Consigli cinematografici: andate a vedere Juno. Non andate a vedere Next. Andate a vedere Gone Baby Gone. Non andrò a vedere il film della Ferilli, Ghini e chi cazzo altro c’è (non è italiano, lo so) neanche se mi pagassero un miliardo di euro. Ma davvero eh. Pessimi, TUTTI QUANTI. Boicottate anche voi “Tutta la vita davanti“, che le marchette che fanno in giro per programmi sono di uno squallore mai visto. La prossima mossa della Ferilli sarà “se pagherete il biglietto per vederci, ve la darò”. E a meno che lo faccia anche Mastandrea, io non ci vado.
- Oh, tra un po’ c’è la finale di Amici eh. E che Marco Carta venga fulminato in diretta. E applausi a scena aperta. Non ero così incattivita verso un concorrente dai tempi di Raffaele Tizzano. Ma questo è un punto che pochissimi potranno capire, visto che Amici ha sostituito il Grande Fratello nel discorso preferito di tutti gli snob “no, non guardo quei programmi”.
- Vado a fare spesa, tante belle cose.
A corto di idee?
Ma Venditti è al corrente del fatto che gli stanno rovinando una delle canzoni più belle?
Perché prendere frasi da Notte prima degli esami e farne titoli di film?
Hanno fatto una joint venture?
E sempre con Vaporidis…c’è un messaggio subliminale che mi sfugge per caso?
E non parlo delle sue abilità interpretative pari a quelle di un koala.
Forse è già uscito, o uscirà a breve, “Questa notte è ancora nostra“.
Se vogliamo fare le cose facciamole per bene, voglio un seguito, che ho deciso che si intotolerà “Come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?” e pace all’anima sua.
ps. con tutto il rispetto per chi lo fa davvero, ma quando ho letto “Massimo, che di professione fa il becchino”, mi è scappata una risata. E’ vero, Vaporidis c’ha proprio la faccia da becchino.
Che non si sa mai
Quando guardo film come Zodiac o affini, subito dopo mi faccio scrupoli anche per andare in bagno.
Del resto, io sono quella che non ha risposto al telefono per dieci giorni dopo aver visto quella cagata disumana di Scream, e sempre io sono quella che ha avuto paura che la televisione si accendesse da sola durante la notte dopo aver visto The Ring (oltre ad una fottuta paura per i pozzi).
Mi lascio coinvolgere talmente tanto (leggi: ho una mente talmente labile in questi casi…) che inizio a convincermi che ci sia un assassino in ogni angolo della casa (ma che dico casa, dell’universo), pronto a darmi una quantità inaccettabile di coltellate, giusto per il piacere di uccidere. Che ognuno ha i suoi hobby e chi siamo noi per giudicarli?
Già scendere dal letto è un problema. Prima di farlo, mi allungo su di un lato e ci guardo sotto. Che non si sa mai.
Appurato che sotto il letto non c’è ombra di assassino, mi alzo e apro l’armadio. Che non si sa mai.
Esco da camera, controllo che non ci sia nessuno e velocemente schizzo in bagno.
Accendo la luce con una velocità non umana.
Mi guardo subito le spalle.
Apro la porta della doccia e controllo. Che non si sa mai.
Mi lavo i denti sospettosa, continuando a guardarmi intorno, nonostante il mio bagno sia piccolissimo, quindi, una volta esclusa la doccia, un assassino sarebbe facilmente riconoscibile (non solo per la musichetta inquietante che si porta dietro).
Ma la vera tragedia arriva quando sei costretta a scendere ed andare in cucina.
Esci dal bagno e controlli di nuovo che non ci siano loschi figuri nelle vicinanze.
Scendo le scale in un modo quasi imbarazzante, con l’andamento tipico del poliziotto che sta per essere crivellato da un mitra: lentamente, scalino dopo scalino, appiccicata al muro ma continuando a guardarsi indietro. Mi manca solo una pistola in mano per urlare “polizia, non ti muovere, mani in vista” e divento ufficialmente una cerebrolesa che guarda troppo Law&Order.
Casa mia è grande e la cosa mi terrorizza anche senza un film del genere: cammino rasente il muro, lo sguardo vigile e l’orecchio teso, pronto a cogliere ogni rumore. Sorpasso mia madre in salotto, che non si sa mai, magari è lei. Mi guarda e io non la guardo, perché se è lei l’assassino non voglio istigarla, che motivi per uccidermi, volendo, ce ne ha.
Arrivo in cucina.
Controllo ogni angolo.
Butto un’occhio anche per le scale che vanno in cantina. Che non si sa mai.
Apro il frigorifero, prendo una bottiglia d’acqua, ma chiudo in fretta e mi giro di scatto.
Se fossi un assassino il momento migliore per uccidere qualcuno sarebbe questo.
Prendi l’acqua e muori, un possibile titolo di un thriller di sicuro successo (…).
A quel punto ti stanchi di muoverti come un tapiro.
Prendi la rincorsa, rifai tutto il percorso a ritroso, non rispondi a tua madre che ti dice “che fai, cretina?”, corri, arrivi alle scale, fai due scalini alla volta reggendoti al corrimano, arrivi davanti a camera tua.
Ti rendi improvvisamente conto di avere solo i calzini.
Con i calzini, sul parquet, non so se lo sapete, si scivola.
Apri la porta di camera tua, ma non ce la fai a fermarti.
Degno finale di questo pietoso spettacolo, è la culata per terra che ho preso per non aver calcolato bene il coefficiente (eh?) di frenata.
Il vero pericolo per me stessa sono io.
Donne, è arrivato il post ormonale
Siamo tutti d’accordo che il periodo della prima adolescenza è passato no?
Quando era più facile prendersi una cotta per un attore, o un cantante, o uno sportivo, piuttosto che per un tuo amico.
Io, per esempio, quando ero più piccola, credevo di essere innamorata di Maldini e Costacurta.
Crescendo, come sapete, ho avuto anche la fase Di Caprio e la fase boy band, com’è capitato più o meno a tutte (a dire la verità in seconda liceo ero innamorata del batterista dei Queen, che proprio boy band non erano, ecco).
Ora, Maldini e Costacurta sono leggermente invecchiati, anche se con stile, di Di Caprio non me ne può fregare di meno, anche se col tempo migliora e le boy band hanno lasciato definitivamente la mia vita, ma siamo comunque in buoni rapporti.
Quindi cresci, e purtroppo ti avvicini ai ragazzi che ti stanno intorno, quelli “reali”, e dico purtroppo perché finché immaginavi di essere sposata con Roger Taylor la vita era migliore e molto più semplice.
E comunque, in quanto a cotte irreali, ognuno ha i suoi gusti.
Ad esempio, a me uno come Ben Affleck non mi fa né caldo e né freddo.
Non è brutto, ma non provoca istinti primordiali in me. E’ bellino, ma basta.
Poi, un giorno, ti guardi un film che proprio Ben Affleck ha girato. Che tanto come protagonista c’è suo fratello, un certo Casey Affleck, quindi rimane tutto in famiglia, che me frega di fare l’attore quando sono il regista e lo sceneggiatore, no?
Te lo guardi per curiosità, perché ne hai sentito parlare, e guarda un po’, sto Casey Affleck.
Guardalo un po’, Casey Affleck.
Io l’ho guardato bene, per tutto il film.
Nel caso ci fosse qualcuno che la pensa come me, si accettano prenotazioni per un viaggio a Los Angeles. Ho intenzione di piantarmi davanti casa sua con una maglietta con scritto “Casey sei troppo figo, tvtrb!”.
Vado anche da sola, comunque, non c’è problema.
Perché l’adolescenza è passata.
Evitiamo i mattoni però
Anche se è sabato, e domani è domenica, e non si va a scuola, e avete spento momentaneamente il cervello come fanno tutti, non è che vi spremereste giusto un attimo per consigliarmi un film da guardare? Vecchio, nuovo, semi nuovo, qualsiasi genere. Che valga la pena insomma. Che non voglio cliccare “download” per niente. E’ fatica sprecata.
Io comunque, continuo a consigliare questo a chiunque me lo chieda.
Scusami ma non ti chiamo film (speciale San Valentino)
Conosco una persona che non legge un libro dalla maturità.
Ora come ora non legge neanche Vanity Fair, lo sfoglia e guarda le figure.
E’ una persona molto intelligente.
Questa persona molto intelligente mi ha chiesto se gentilemente (ha mugolato) potessimo usare il mio pc (il mio preziosissimo pc) per guardare un film. Conoscendo i suoi gusti ho avuto un attimo di terrore, un brivido lungo la schiena; timorosa chiedo quale fosse, questo benedetto film.
Scusa ma…
No.
Perché?
Non lo guardo quel film.
Daaaai!
Mi rovina il pc.
Daaaaaaaaaaai!
Moccia in realtà è un trojan che distrugge ogni pc, è documentato.
Ufffaaaaaaaaaaaaaa!
No, ho detto di no.
La prospettiva che questo no si ritorcesse contro di me mi ha fatto pensare, in fondo ogni tanto quella persona mi fa comodo. Va bene, ma io farò commenti stupidi tutto il tempo e simulerò conati di vomito.
L’accordo era stato raggiunto.
E com’è che Moccia mi perseguita? Prima Tre metri sopra il cielo, compreso il libro, mo’ questa, che mi spunta dal nulla co’ sto cd in mano pregandomi di guardare il nuovo capolavoro espressionista. Più lo voglio lontano più me lo ritrovo tra le ovaie.
La prima cosa che ti viene in mente guardando questo film è come mai, perché, chi te lo ha fatto fare, Raoul Bova.
Che bisogno c’era di darti una zappata sulle palle in questo modo, di fare un film del genere. Quanto ti hanno dato? Tanto nè? Quanto, dai, dimmelo. Voglio saperlo. Io come minimo avrei chiesto una bilionata di euro. Che poi vai a Matrix a dire che la commedia ancora non l’avevi fatta.
Ma perché La finestra di fronte cos’era? Io ho riso molto. Va bene, forse erano risate nervose, per aver speso i soldi di un biglietto per un film che non va bene neanche per addormentarsi, più noioso e lento di Beautiful, con questi due cretini che si guardano dalla finestra. Bello. Appassionante, soprattutto.
Ma poi, “commedia”.
Non siamo in America, che c’è molta più gente che può darti l’opportunità di fare la commediola, qua in Italia commedia significa Boldi-De Sica, Pieraccioni o al massimo, te lo concedo, Carlo Verdone. Ecco, fai un film con Verdone, se proprio vuoi far ridere.
Se vogliamo dirla tutta, non è che Scusa ma ti chiamo amore sia una commedia.
A me non ha fatto ridere. Non ha fatto neanche piangere, non è così pessimo come, che so, Melissa P., ma a sto punto fai un remake di American Pie, non so, datti all’ippica. A me faresti ridere.
Il film inizia con il pio Bova che urla. Urla perché legge che è terapeutico. E’ terapeutico perché la sua fidanzata storica, Elena, l’ha lasciata con un bigliettino: “se fai il film di Moccia ti mollo”. Quindi si può dire che un po’ se la sia cercata.
Bova è Alex, un cre(tino)ativo pubblicitario un po’ in crisi, un po’ no, con degli amici puttanieri, che si farebbero pure la De Filippi; Bova ha una Mercedes ML, quindi è un creativo pubblicitario che guadagna pochissimo.
Ad un certo punto, una pischelletta in motorino si schianta contro la 500 di Bova.
Scommetto che in realtà lei muore, e tutto quello che succede se lo immagina Bova, perché è un creativo.
Shhhhhh!
La pischelletta purtroppo non muore, e con un’interpretazione degna di una ciabatta, si rialza e dice una roba tipo “ahò, ma che è, abbello, a’ cretino, a’ ‘nfame, a’ figlio de’ ‘na gatta in calore?!”. Va bene, forse non dice così, ma son sicuro che Moccia si sia ispirato al genere.
La buzzicona si chiama Niki. La buzzicona Niki si rialza e si fionda nella macchina di Bova. Mica è scema, una Mercedes ML guidata da uno che non si può dire proprio un cesso, sfido chiunque. Dovete capire che il personaggio di Raoul Bova è un coglione. Ma non un coglione così, per dire, è proprio un deficiente: un quasi quarantenne senza spina dorsale, imbambolato, che si fa infinocchiare dalla prima diciassettenne con gli occhioni che passa.
Bella figura ci fanno gli uomini, davvero.
Bella figura anche le ragazzine: Niki fa parte di un gruppo di quattro ragazze, Le Onde. “Le Onde” perché O, N, D ed E sono le iniziali dei loro nomi.
Buhauahuahuah Le Onde? Maddai, ma Moccia si fuma davvero qualcosa di pesante prima di scrivere i libri, poi che cazzo di nome è Olimpia?
Shhhhhh!
Olimpia è la zoccola del gruppo. “I ragazzi vanno presi e lasciati, sesso, solo sano sesso”. Sani principi, Olimpia, complimenti. Quando ti ritroverai incinta e con la sifilide mi chiami?
Le altre non sono degne di nota, ognuna ha un suo stereotipo: Niki è la svampita, la sopra citata è la puttanella, l’altra sta con un ragazzo rompiballe (il più normale del film, comunque, anche se si vede due volte…è lui il vero personaggio che desideri conoscere), l’altra è una vergine. Ha-ha, una diciassettenne di oggi vergine? E’ come se io fossi, boh, alta 1.80. Biologicamente impossibile.
I primi dialoghi del film sono molto intensi: “togli le scarpe dal cruscotto della macchina”. Questo è il succo della prima mezz’ora, ma se avessi una Mercedes ML e una stronzetta mi ci piantasse le scarpe, anch’io avrei qualcosa da ridire; certo, non così educatamente come Bova, probabilmente l’avrei gettata nel Tevere ricoperta di lucchetti. Di sicuro il mio metodo avrebbe evitato di doverlo ripetere almeno sessanta volte.
Ecco, la prima parte del film potrei intitolarla “togli le scarpe dal cruscotto, Niki”.
Cioè, ma che palle, quand’è che muore qualcuno? Non salta in aria niente in questo film? Chi è il terrorista, scusa, che non l’ho capito?
Shhhhhh!
Bova fa l’enorme errore di dare alla buzzicona il biglietto da visita. Questa lo chiama ogni tre ore, anche dalla sala professori, “ciao, ho preso sette“. Ma chi se ne stra fotte non ce lo vogliamo mettere? E poi, da quando ci si chiude nella sala professori a telefonare col cellulare? Se l’avessi fatto io, “ai miei tempi”, mi avrebbero preso a calci nel culo fino a casa.
Comunque, forse ci terrete a sapere che il professore protagonista (visto che in questi film c’è sempre un professore) è Riccardo Rossi, quello che non lo caga nessuno tranne quando va da Costanzo o dalla Ventura a Quelli che il calcio. Cioè, come ti riciclo il comico fallito.
E se tempo fa c’era questa scena (e guardate di chi è il film…), adesso c’è Rossi che interroga due sbarbatelli che fanno un paragone tra Totti e Leopardi. I tempi cambiano, che credete.
Veniamo al dunque: sì, Bova e Quattrociocche (si chiama così “l’attrice”…Quattrociocche. Un nome d’arte no?) trombano.
Una scena pietosa, non si vede niente, ti pare che Moccia scada nel volgare? Non sia mai. Tutto buio, la schiena di lei, la mano di lui, sussurri, volendo si capisce anche la posizione, ma non si sa mai, magari poi cambiano. E’ una scena che mi ha imbarazzato, nel senso che non ho mai visto Bova in una situazione del genere e non ci sta bene, soprattutto con una diciassettenne. Quanto sei bella, ti voglio.
Eeeeeh, ma lei si vede che ci sa fare eh, chissà quanti se ne è fatti…Oddio, pure ”quanto sei bella” c’hanno messo…bleeeahh.
Shhhhhh!
Niki, che comunque ormai è una donna di mondo, visto che l’ha fatto con un 37enne, sta fuori quanto cazzo le pare, avendo due genitori sprovvisti di spina dorsale e volontà di imporsi. E’ praticamente sempre a casa di lui, si spupazzano quanto vogliono e nessuno dice niente, sta fuori fino a tardi e la madre si limita a “torna presto”. Mia madre avrebbe già capito tutto e mi sarebbe venuta a prendere per un orecchio e mi avrebbe fatto camminare a forza di pedate.
Non contenta, lei lo aiuta pure nel suo lavoro, e mi domando: se sei un creativo pubblicitario con una certa esperienza alle spalle e ti serve una diciassettenne che ti tiri fuori dalla merda, ma dove l’hai trovati i soldi per la Mercedes? Vorrei saperlo, anch’io voglio fare il creativo pubblicitario, a sto punto.
Poi Moccio che fa: c’ha messo la trombata, c’ha messo le amiche di lei e gli amici di lui di contorno, c’ha messo qualche crisi familiare, c’ha messo che la ragazzina lo aiuta pure e diventa paladina di tutti i pubblicitari, c’ha messo la scena del bacio sulla spiaggia…ma dico io, cosa manca? Manca appunto la crisi tra loro due.
Troppa differenza d’età, non può funzionare, ma io mi sono messa in gioco, io ti amo, tu hai paura, e baggianate simili.
Ehhh troppa differenza d’età, però intanto per un po’ te la sei fatta…
Shhhhhh!
A quel punto torna Elena, la fidanzata che se n’era andata, e lui, essendo lo stereotipo dell’uomo imbecille, la riprende con sé, diventa di nuovo succube di questa donna che desideri non faccia parte dell’umanità dal primo istante in cui la vedi. La pischella intanto supera la maturità (evviva evviva, di questi tempi fanno passare cani e porci e ci sei riuscita anche te, brava brava!) e se ne va con le amiche nella classica vacanza post-liceo: in Grecia.
Ora, che succede. Succede che mentre è via le arriva una lettera. Questa lettera è del pupazzetto col pizzetto, ovviamente. Finisce che lei lo raggiunge ad un faro, visto che voleva andare a viverci per un po’. In un faro? Ma sai l’umidità? Ma c’hai presente dove sta un faro? Ma che davvero? Non sai come ti diventano i capelli poi?
Basta, happy ending, fine, si sposeranno e faranno tanti bambini, i bovini.
Ah ecco, ho capito, è ora che salta il faro per aria, si sbrindellano e pezzi di gambe e braccia volano, no?
Shhhhhhh!
Pù Purrì #12
- Mentre in altre parti d’Italia si fa lo slalom tra i rifiuti, a Milano, mi viene riferito, un custode (o un portinaio o un “tizio con gli occhi a mandorla ma che ancora non ho capito da dove viene“) si apposta dietro l’angolo mentre getti plastica, vetro e carta e appena te ne vai rufola nei cassonetti per controllare se hai diviso bene. Se disgraziatamente non l’hai fatto, ti becchi anche la ramanzina. Svegliarsi la mattina e subire la predica del custode è un alibi più che valido per mandare a fanculo chiunque ti capiti sotto mano.
C-h-i-u-n-q-u-e. - Un primo segno di un chiaro esaurimento nervoso è cercare di mandare via la mosca che si è appena posata sullo schermo del tuo portatile muovendo il mouse.
- Ultimamente vivo in Final Destination. Ho evitato la morte parecchie volte in questi giorni: dalla fiammata dalla padella alta tre metri che non mi ha carbonizzato per miracolo, alla macchina che mi è passata a 100 km/h a due centimetri di distanza dai piedi, rendendomi immobilizzata dalla paura per almeno cinque minuti, con la testa bassa a chiedermi se ci fossi ancora o se fossi diventata un ologramma. Per passare al mattone caduto dal nulla che mi sfiora appena, e finire con l’inciampare sul terrazzo al terzo piano e tenersi aggrappata al balcone per miracolo. Se ho un tot di vite disponibili, ne ho già sprecate un bel po’. Allegria.
- Martedì scorso non ho visto La Sai l’ultima. Primo perché non ero a casa, secondo perché ho un umorismo difficile da soddisfare, terzo perché ho un cervello funzionante. Ho visto la sigla però. Vi confermo che Lorella Cuccarini continua ad avere quell’effetto su di me. Sto escogitando un piano per mandare mia madre a Canale 5 e tenermi la bionda.
- Ho guardato nove puntate di House, quarta serie, in un pomeriggio scarso. Non faccio spoiler, ma posso dirvi che House è ancora più figo, se mai fosse possibile, e ancora più stronzo, se mai fosse possibile, e ancora più divertente, se mai fosse possibile. Il fatto è che nove episodi, in una volta sola, sono un bel problema. La cosa può sfociare in due direzioni: o mi autoconvinco di essere un dottore col bastone, o mi autoconvinco che sto per morire. Un dottore che sta per morire è la giusta via di mezzo.
- Quello che sto per dirvi non vuol dire che il mio amore per il rullo che non schizza sia finito. E’ solo che ho trovato un amante, tutto qua. Quando ho visto il Master Chef la mia vita è cambiata. Un aggeggio che taglia verdura e frutta: fette sottili, taglio a fiammifero, taglio a bastoncino, fette grosse. L’effetto indesirato, se lo comprassi, sarebbe quello di prenderci la mano e tagliare a fette o a fiammiferi qualsiasi cosa mi capiti sotto mano. Che sia vivente o meno. Magari se miagola pure, tanto meglio.
- Io ve lo dicevo che Susy ci sarebbe rimasta male. Voglio dire, è piccola, ha 18, voglio vedere voi, in prima serata su Canale 5, davanti ad un tizio che ha conficcato su per lo stomaco chissà quanti pali, sentirvi dire che siete un’offesa per la danza. Maria De Filippi è un’offesa per la danza, con i suoi balletti a C’è posta per te, ma nessuno le dice niente.
- Sono sicura che questo tipo di telegiornale avrà sicuramente più attendibilità e credibilità di Studio Aperto. Tra l’altro, Canale 5 ha perso tanti punti (nella mia personale classifica) facendo arrivare la Gasparini e la Guarnieri. La prima per ora è bloccata in quei cinque minuti nel pomeriggio, non fa male a nessuno, ma la seconda va in onda all’ora di pranzo, e la sua voce mi blocca la digestione.
- Mi ero completamente dimenticata di X-files. E’ un continuo parlare di serie televisive ma qui ci si sta dimenticando di una delle più belle. Se mi assicurano che finalmente Mulder e Scully copuleranno come ricci, io vado a vederlo. Sette euro spesi bene, altroché.
- Finisco: in Italia dovrebbe esserci un Superbowl. Non per il gusto dello sport, chi se ne strafrega, ma per poter mandare in onda pubblicità meravigliose, come fanno in America. Questa, la più bella mai vista, da Carosello ad oggi. Questa, la più agghiacciante.



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