Confessioni di Una Mente Dubbiosa

Traumi infantili

Agosto 23, 2008 - Tag: Amarcord, Sono idiota, Vita vissuta

Io vivo in uno stato perenne di ansia.
Per qualsiasi cosa, c’ho l’ansia.
Non la do a vedere, cerco di mantenere sempre la calma, con chiunque, per una questione di dignità e di orgoglio, mentre sono in silenzio e magari sembro mezza addormentata in realtà dentro di me c’è il panico: immaginatevi una scena dove gli omini di Esplorando il corpo umano corrono impazziti senza meta sbraitando con la stessa faccia dell’urlo di Munch.
Ho reso l’idea?
Se eliminiamo la fobia degli insetti, che mi procura piccoli attacchi di cuore ogni volta che si avvicinano, insieme alla paura che agli altri succeda qualcosa e il conseguente pensiero di qualsiasi tipo di catastrofe possibile (incidenti aerei, in moto, in macchina, in bici, col triciclo, malattie improvvise, cadute, scippi, rapimenti, rapine, maratone Uomini&Donne), uno dei problemi principali è che soffro di una claustrofobia lancinante, al solo pensiero, per esempio, di stare chiusa in una tenda a dormire mi manca l’aria.
C’è un bagno, nella cantina di casa mia, senza finestre: io non ci sono mai entrata; se penso che lo stare su un’isola, anche se grandissima, comporta non avere un contatto diretto con la “terra ferma” potrei impazzire; quando vado in metropolitana cerco di non pensare al fatto di essere sottoterra così come negli ascensori, esorcizzando ogni volta con “adesso si blocca e crepo dall’ansia” (esorcizzo pensando al peggio); l’albergo a Parigi era in un grattacielo, quindi senza finestre che si aprono: tutte le volte che improvvisamente me ne rendevo conto, dovevo uscire ad immagazzinare un po’ d’aria.
Per non parlare di quando, in aereo, mi sono resa conto che eravamo chiusi in un coso oblungo senza possibilità di uscire; se penso che da piccola sopportai 14 ore di aereo per andare in Cina mi sento mancare.
Tutto questo fischiettando, facendo finta di niente, come se tutto filasse liscio come l’olio.
Chi, io? Preoccupata per qualcosa? Ma quando mai, sono la persona più tranquilla del mondo.
Credo, comunque, che il trauma della claustrofobia risalga a quella volta che da piccola rimasi intrappolata nella casa degli specchi e non uscii finché mia madre non mi trovò, tra le urla e i singhiozzi.
La casa degli specchi è uno strumento di tortura, e potete dire quello che volete, ma questo non me lo leverà mai nessuno dalla testa.
Nemmeno il tagadà mi metteva così paura.

13 Commenti »

  1. Spinoza

    23 Agosto 2008 @ 10:24

    Io, da quando da piccolissimo stavo per affogare in piscina, ho il terrore dell’acqua… ti capisco )

    La Maratona Uomini&donne è quella che temo di più…

  2. LeggeParziale

    23 Agosto 2008 @ 11:16

    “se penso che lo stare su un’isola, anche se grandissima, comporta non avere un contatto diretto con la “terra ferma” potrei impazzire”

    No, grazie, per questa, perché una persona “serenissima” roll comm’a ‘mme non ci aveva ancora pensato. Vivrò molto bene ora.

  3. Mbee

    23 Agosto 2008 @ 11:32

    Concordo, la casa degli specchi è uno strumento del demonio: ho dato certe capocciate nella prima ed unica volta che ci sono entrata, dal dissuadermi da ogni possibile ricaduta.. yes
    Comunque, tanto per cambiare argomento, la mia partenza per Parigi è slittata di una mezzoretta perchè una ragazzina, in preda ad un attacco di claustrofobia, non ce l’ha fatta a sopportare il viaggio in aereo, facendo impazzire i genitori e le hostess..
    E’ stato impressionante, non avevo mai assistito a una scena tanto straziante.. =|

  4. MonicaGellerB

    23 Agosto 2008 @ 11:43

    Mbee, è bene cercare di distrarsi in quei momenti, se io avessi dato ascolto alle mie paranoie claustrofobiche probabilmente avrei fatto la stessa cosa.
    Come quando passo tre ore sull’Eurostar senza finestrini, se ci penso mi sento male; una volta anni fa si fermò in mezzo al nulla per un guasto, dovetti chiedere a chi di dovere di farmi scendere perché non respiravo più.

    Legge, scusa, non pensavo di poterti traumatizzare…no, ora che ci penso avrei potuto prevederlo roll

    Spinoza, e pensa che c’è gente che per una maratona di Uomini&Donne pagherebbe…

  5. Mbee

    23 Agosto 2008 @ 14:36

    @Monica

    Immagino..Sono rimasta davvero sconvolta, anche perchè quella ragazzina era davvero disperata ed il padre pensava (forse giustamente, non posso sapere quanto significasse per lui) solo alla vacanza. Un incubo.. =|

  6. Joy

    23 Agosto 2008 @ 15:02

    Monica, è impressionante, quando ti leggo ho spesso la sensazione di leggere me stessa, viste le varie cose che ci accomunano. Non sono molti anni che ho scoperto di soffrire di claustrofobia (ed ogni tanto agorafobia) e mi manda in bestia tanto che, per non sentirmi limitata, faccio tutto ciò che mi spaventa. Mi mettono in crisi, così come spiegavi tu, l’aereo, l’eurostar, gli ascensori e tutti gli spazi ristretti che danno la sensazione di avere poca aria, soprattutto se c’é altra gente a spartire la stessa con te. Quando dovetti prendere l’ascensore a Toronto, alla CnTower, l’idea di dovermi fare 400 metri in un loculo con altre 15 persone mi sembrava uno scoglio troppo alto da superare ma sforzandomi (e senza darlo a vedere, OVVIO) ci sono riuscita. Inutile dire che in quei 40 lunghissimi secondi mi sono sentita mancare l’aria, svenire e dare di stomaco, ma ho resistito. Eccheccaz*o, però…
    Altro postaccio per me è la Banca, con quell’aria stantia e con quella maledetta porta elettronica che, se dovessi andare in crisi d’aria, farei in tempo a morire prima di poter di uscire.

  7. Peppe

    23 Agosto 2008 @ 15:31

    Io ho fatto un incedente stradale circa 20 anni fa ed ho il terrore dell’alta velocità quando sono passeggero.

  8. Spinoza

    23 Agosto 2008 @ 15:47

    @joy: soffri di claustrofobia E agorafobia? Pesantissimo.

    Per curiosità, dov’è che ti senti bene?

  9. Joy

    23 Agosto 2008 @ 15:58

    @Spinoza, semplicemente cerco di non farci caso e vado ovunque. L’agorafobia mi capita raramente, per fortuna.

  10. MonicaGellerB

    23 Agosto 2008 @ 16:10

    Peppe, ti capisco, l’ansia costante che agli altri succeda qualcosa viene dall’incidente che i miei fecero anni fa, usciti vivi per miracolo.
    La cosa “strana” è che non voglio che gli altri vadano veloce in macchina, ma se son sola io lo faccio. Chissene.

    Joy, effettivamente agorafobia e claustrofobia insieme sono difficili da sopportare. Dimenticavo, anche i concerti mi fanno l’effetto di claustrofobia, l’idea di stare in mezzo alla gente, intrappolata a mo’ di sardina, col caldo e col fatto che non si può - almeno in teoria - uscire…brrrr.

  11. Alianorah

    23 Agosto 2008 @ 23:37

    Il tagadà è uno strumento immondo. Una volta rischiai di slogarmici una spalla.

  12. Joy

    23 Agosto 2008 @ 23:55

    Ecco Monica, “l’idea di stare in mezzo alla gente, intrappolata a mo’ di sardina, col caldo e col fatto che non si può - almeno in teoria - uscire” quella è la mia agorafobia. Luoghi troppo affollati, che siano all’aperto o ad esempio in un centro commerciale di sabato pomeriggio, dove non c’é via di scampo e l’aria è rarefatta.

  13. Laura (the artist formerly known as MrsBing)

    25 Agosto 2008 @ 16:05

    Monica,Joy,facciamo che io sono Chandler e curiamoci tutte e 3.Anche io quando leggo questo blog ho la sensazione di leggere me stessa,veramente in maniera impressionante..adesso poi ci mancava la storia delle catastrofi che possono succedere ad altri (infatti,non so perchè,ma se sono IO con loro non ho paura di nulla) !!!Le uniche cose che ci separano sono il Milan e il pensare che la figlia di Tom Cruise e Quellalì sia bella.

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