Appunti di viaggio
(Attenzione: in questo post si generalizza. Non si accetteranno commenti del tipo “sì però non tutti sono così e blabla” perché che palle, eh)
- Parigi è bella, molto bella, direi perfetta, ma non nel senso positivo del termine. E’ troppo perfetta, praticamente finta, una città fatta apposta per i turisti e per niente vissuta. Tutto ricorda lo stereotipo che ti sei fatto in testa della Francia, le baguette sotto braccio, i piccoli café con i tavolini per strada, fiori e fiorellini dovunque, tutto pulito, tutto ordinato, i francesi che urlano “ullallà” e tutti i luoghi comuni del genere che vi possano venire in mente. Non fraintendetemi, sono rimasta spesso a bocca aperta, il fatto è che Parigi è una cartolina, bella, ma di carta.
- Detto questo, ho rischiato più volte di svenire dall’emozione davanti ai quadri di Monet.
- Troppe parigine si sentono investite del ruolo di abitanti della capitale della moda, così tanto da vestirsi in modi che definire pagliacceschi significa fare un complimento, ma, ça va sans dire, siamo a Parigi, siamo parigine, siamo fighe, noi possiamo. Come si dice vaffanculo in francese?
- Tra l’altro, pare che i francesi vogliono uscire dall’Europa. Quella è la porta, tante belle cose.
- Dopo i luoghi comuni su Parigi, anche quelli sui francesi non deludono le aspettative: i francesi sono dei boriosi megalomani che si rifiutano di parlare inglese, alcuni per niente, altri limitandosi alle frasi più comuni (two croissant), se vai oltre cominciano a scuotere la testa sorridendo “ne comprende pas”. Tua sorella. Se sei tu a dire che non capisci, loro non si fanno problemi, continuano a parlare francese, velocissimo, in chissà quale dialetto e forma, in modo da depistarti completamente e guardarti come se fossi un piccolo deficiente. I francesi passano da due estremi: o sono arroganti (e credetemi, ho ricevuto risposte da persone che dovrebbero lavorare per il cosiddetto cliente che ha sempre ragione che avrebbero fatto perdere la pazienza al Dalai Lama) o sono eccessivamente gentili, apprensivi, cerimoniosi, bonjour, bonsoir, bonne soirée, bonne nuit, potrebbero risponderti merci anche dopo un calcio nella schiena.
- Quando, oh, quando, gli italiani la smetteranno di applaudire quando l’aereo atterra? Non fraintendetemi, anch’io son felice di non essermi schiantata sulle Alpi (che sull’aereo c’ho passato la mia infanzia e un po’ di adolescenza ma dopo Lost non ero così sicura come al solito), ma insomma, è il lavoro del pilota, non è che ogni volta che mia madre prepara da mangiare io alla fine batto le mani. Perché dobbiamo farci sempre riconoscere?
- A proposito di riconoscere, è incredibile quanto gli italiani siano immediatamente riconoscibili all’estero. Sarà come ci vestiamo (punto a nostro favore, perché tutto il resto del mondo non sa vestirsi, diciamoci la verità), sarà come camminiamo, sarà che non abbiamo i sandali con i calzini bianchi, fatto sta che se incontri un italiano questo ti parlerà immediatamente perché sa, senza chiederlo, che anche tu lo sei.
- A riguardo, l’ennesima riprova che i francesi non sono tanto svegli è il fatto che per loro siamo tutti spagnoli.
- Per una sconosciuta legge divina, probabilmente una punizione divina, dato un qualsiasi mezzo di trasporto, supponendo di dover passare su questo mezzo più di un’ora, la presenza intorno alla sottoscritta di bambini rompicoglioni che chiedono “ma questo aereo non cade mai?” (con tutte le varianti terroristiche del caso, dirottamenti, bombe e quant’altro), che urlano e danno calci al sedile davanti sarà molto elevata, azzardando una probabilità del 100%.
- Ho lasciato cinque centesimi sulla tomba di Sartre.
- Ho visto giapponesi fotografare tombini, piccioni, foglie, cestini della spazzatura, negozi di Louis Vuitton (eh, patrimonio culturale), taxi, baguette ripiene di tonno e qualsiasi baggianata passasse sotto i loro occhi, ma farsi fotografare con altre persone sconosciute, quello mi mancava. Lo so per certo perché queste persone sconosciute erano accanto a me, mentre due tizie uscite da un manga e ricoperte di trine che non facevano altro che ridere e saltellare si sono avvicinate e hanno chiesto “scusate, possiamo farci la foto con voi?” e gli altri “oh sì certo”, certo, a quel punto cosa gli dici chi cazzo ti conosce ma lèvati? Le è andata bene che non l’ha chiesto a me.
Comunque, io il cellulare sull’aereo l’ho sempre lasciato acceso.
Ooops.
Alianorah
19 Agosto 2008 @ 20:25I francesi fanno finta di non capire anche quando parli loro in francese. Per questo poi, quando perdono i Mondiali, noi italiani siamo doppiamente contenti!
ilari
19 Agosto 2008 @ 20:55bentornata!a proposito della bellezza da cartolina di Parigi,anche io mi sono un pò emozionata,quando sono sbucata dalla metropolitana davanti all’Opera, evitando di urlare tipo Carrie però. e poi, mi sono salite le lacrime agli occhi davanti ad “Amore e Psiche” al Louvre.
è verissimo anche che se fai una domanda in inglese loro di rispondono in francese, speci per spiegarti come muoverti in metropolitana
sei sopravvissuta lle galeries La Fayette? hai fatto anche tu il tour dei cimiteri?che bello, voglio tornare a Prigi
MonicaGellerB
19 Agosto 2008 @ 21:31Alianorah, ci odieranno a vita per i mondiali, e tutto ciò mi rende felice.
Ilari, sopravvissuta poiché abituata al caos milanese prenatalizio, che lì c’è solo in quel periodo, a Parigi credo ci sia tutto l’anno.
Ho visto solo i cimiteri di Montparnasse, che era a due passi dall’albergo, e quello di Montmartre, ma quello che mi interessava di più, Père Lachaise, me lo sono perso.
Io sono rimasta di stucco davanti alla Torre Effeil…il fatto è che me la immaginavo più “piccola” e invece è un gigante.
Così come l’Arco di Trionfo.
Divara
19 Agosto 2008 @ 22:05Io ci ho fatto un resoconto in quattro puntate, di Parigi. Un viaggio bellissimo, ma devastante fisicamente. Non ho vissuto molto la città, mi sembrava di galleggiare.
- la tour eiffel sembra un giocattolino di plastica, ma enorme, sì.
- io odio tutti, TUTTI, coloro che vanno ai musei e fanno le foto, cartellini compresi. compratevi un libro e imparate a leggere, cerebrolesi.
- io ho trovato francesi super gentili, oddio, nessuno di loro proveniva dalla stirpe dei galli, però…
ok, adesso basta.
Spinoza
19 Agosto 2008 @ 22:57Odio troppo i francesi per andare mai a Parigi, ma hai centrato tutto quello che penso di loro.
Inoltre:
1- non sapevo che gli italiani applaudissero all’atterraggio (non ho mai volato in vita mia, né ho voglia di farlo). Interessante. E’ che siamo teatrali.
2- mi avevano detto che gli italiani all’estero sono riconoscibili dagli zaini Invicta, che al di fuori dell’italia non si vendono.
3-i giapponesi sono l’involuzione massima del genere umano.
S.B.
20 Agosto 2008 @ 08:35Quando applaudono all’atterraggio mi fanno una tenerezza ! :-)
Joy
20 Agosto 2008 @ 10:05Bentornata Monica!
Non sono mai stata a Parigi ma sulla Costa Azzurra sì, mi viene da confermare la maggior parte di ciò che hai scritto riguardo i francesi, odiosi e maleducati come pochi altri. Non sapevo che gli italiani applaudissero all’atterraggio dell’aereo, ma che buontemponi! I bambini a bordo sono la cosa peggio che possa capitare, non puoi neppure fuggire.
Falketta
20 Agosto 2008 @ 13:18Mai stata a Parigi (se non un’ora per uno scalo, ma immagino non faccia testo) ma sono stata a Toulone in una convention manga. Ho conosciuto solo francesi gentilissimi che si facevano in 4 per parlare inglese, una addirittura ha rispolverato il suo italiano studiato alle scuole medie.
Non è che magari sono solo i parigini dei gran cafoni?
Però la baguette sotto l’ascella se la mettono in tutto lo stato…
Gli applausi a fine volo io non li ho mai sentiti, ma riconosco gli italiani all’estero perchè sono i più caciaroni…
Crazy Simo
20 Agosto 2008 @ 13:40Bentornata Monica
Pea
20 Agosto 2008 @ 14:37Concordo sull’impressione che da parigi, splendida ma un pò finta…e anche i francesi sono esattamente come lì immaginiamo. Hai notato che i cartelli per i turisti sono scritti ho tutte le lingue (compreso l’aramaico antico) tranne che l’italiano? Lì avrei mandati a quel paese tutto il tempo che sono stata lì…
ot mi hanno regalato un iphone e purtroppo si sono confermati i miei sospetti, hanno toppato . Avrebbero potuto e dovuto fare molto meglio…e poi non riuscirei a portarlo in borsa, temo possa rovinarsi!
Vanilla
20 Agosto 2008 @ 19:34ma vogliamo parlare anche delle bandiere francesi praticamente in ogni dove? roba che manco io sarei così campanilista con la bandiera della Roma!!
AleAzul
21 Agosto 2008 @ 10:20concordo quasi su tutto tranne che su Parigi che sembra fintamente cartolinesca.Ma solo perchè è la città straniera che amo di più.
bambino rompicoglioni ce l’ho avuto anch’io ma al ritorno dal viaggio di nozze alle seychelles:stesso comportamento del tuo ma 10 ore di volo,ovviamente i genitori non hanno detto mai nulla al simpatico frugoletto. Ho seriamente temuto che mio marito lo uccidesse con una mossa fulminea,ma si è limitato a cazziarlo guardando con sguardo assassino il padre,della serie “se provi a dirmi qualcosa so’ caxxxi acidi”
Mbee
21 Agosto 2008 @ 15:55Concordo su tutto (specialmente condividiamo l’ammmore per l’applauso in aereo -di cui ovviamente il troglodita/fratellominore si vanta orgogliosamente -), ma non puoi dirmi che Parigi è pulita.. Ho visto dei topi enormi!!

Bei ratti che passeggiavano accanto alla fontana che sta ai piedi del centro Pompidou, indisturbati e pasciuti..
MonicaGellerB
21 Agosto 2008 @ 16:00Mbee, non so, io ho visto strade pulitissime, hai notato che la mattina l’acqua sgorga dalle griglie dei marciapiedi per aiutare gli spazzini (che io ho visto dovunque a qualsiasi ora) a pulire? All’inizio pensavo che tutti i tubi dell’acqua di Parigi fossero rotti O_o
Ares79
21 Agosto 2008 @ 16:19Hai ragione su tutto
Mbee
21 Agosto 2008 @ 18:07@Monica
Effettivamente, l’acqua dai tombini è piuttosto insolita..
Però non riesco a togliermi dalla mente l’immagine di quei topolini che scorrazzano a due passi dai tavolini di una brasserie..
(Ah, dimenticavo: all’ingresso del Louvre ho conversato con un simpatico turista americano.Era uguaaale a Chandler.
)
MonicaGellerB
21 Agosto 2008 @ 18:28A proposito di brasserie, credo di aver messo su almeno un chilo. Ma direi che ne è valsa la pena.
(uguale a Chandler? Di quale fase?)
MonicaGellerB
22 Agosto 2008 @ 11:54Dimenticavo una cosa che mi ha dato davvero sui nervi: nei musei (il Louvre, non uno a caso) ho visto alcune etichette di pittori italiani francesizzati, come se noi chiamassimo Monet Claudio Monetti.
Quanto sono spocchiosi.
NonnoInutile
22 Agosto 2008 @ 18:33Anche tu a Parigi. Io però me la sono spassata!
Bentornata…
MonicaGellerB
22 Agosto 2008 @ 19:08NonnoInutile, sì, ho letto che pure te eri a Parigi…altre persone che leggono questo blog ed erano a Parigi?
No è che il mondo è piccolo eh.
Mbee
22 Agosto 2008 @ 19:55@Monica
Chandler dei primi episodi (che, poi, sono quelli che ho rivisto ultimamente e quindi più freschi nella memoria
).
Ho messo su un chilo anche io, tutta colpa di quei croissant burrosi al cioccolato..
Ah, anche mio fratello (la bestiolina alta come un cestista) s’era imbestialito per i nomi francesizzati.