Confessioni di Una Mente Dubbiosa

Allo stremo delle forze

Luglio 31, 2008 - In: Stavo meglio prima, Vita vissuta - Commenti(17)

Non so se avete idea di cosa voglia dire avere dieci punture di zanzare nei piedi.
E non cinque e cinque, quattro e sei, sette e tre, ma dieci e dieci, in tutto venti, perfettamente simmetrici.
A volte penso che le zanzare si divertano a prendermi per il culo.
Morale della favola, non solo mi addormento per stanchezza a forza di grattarmi, ma non cammino neanche più in un modo normale: non ho niente di umano mentre cammino sbattendo i piedi.
Morale del post: gli zampironi non funzionano (al massimo servono ad inebriarmi col loro fumo cancerogeno), le candele non parliamone, le macchinette nemmeno (se non si conta che mi brucio ogni volta che tento di toglierle, a quel punto sì, hanno un senso), mi sono spruzzata addosso qualsiasi cosa, anche quel favoloso Autan spray secco, con la fraganza delicata, che veramente non lascia traccia, ma che me ne frega a me se poi mi ritrovo unisci i puntini sui piedi?
Avete qualche rimedio fatto in casa da consigliarmi?
Sono disposta anche a rotolarmi in un intruglio di aglio, cipolle, peperoncino e limone, se serve per passare la notte indenne.

Firmato: il colabrodo

Lei sì che mi fa riflettere

Luglio 30, 2008 - In: Ma vaffanculo, Pubblicità, Tv - Commenti(25)

Io la pubblicità della 3 con la Littizzetto proprio non la capisco.
A parte che questa virata dal “meglio cambiare nè” ad una Littizzetto pseudo filosofica e riflessiva, con la musichetta malinconica di sottofondo e non più il tormentone che ti trapana le tempie, mi sta sulle palle e m’avanza.
Sì lo so, non ci va bene mai niente, quando fa la stupida e perché fa la stupida, quando non la fa e perché non la fa, dico solo che se volevano fare una pubblicità per far deprimere la gente a questo punto perché non metterci Masini?
Toh, uno a caso.
Ma se vogliamo possiamo pure sorvolare, che tanto la Littizzetto non ha più nessuna voce in capitolo nella categoria “Comici&Affini” (non ditemi che riesce ancora a divertirvi, perché si riesce ad anticipare le sue battute ogni volta e a non riderci più), quello che proprio non riesco a mandar giù è quello che le fanno dire, che non ha proprio un filo logico:

Si può ricordare qualcosa senza per forza fare una foto?
Si può visitare un posto incredibile, ma non su internet?
Si può guardare il mondo dall’alto ma non in uno schermo?
Si può.
Ma se non lo paghi perché non approfittarne?

Eh?
Cioè, tutta sta manfrina sulle tecnologie inutili di oggi, e poi mi dici che se però non si pagano van bene?
E quello che mi stupisce è che c’è gente che nei commenti al video ha osato dire “grandissimo spot, fa veramente riflettere“.
Ma su cosa?
Sul fatto che se non paghi tutto va bene?
E’ un po’ come dire:

Oggi la violenza la fa da padrona.
Nelle famiglie, nelle scuole, negli stadi.
E ormai ci siamo abituati.
E’ un mondo crudele.
Ma se non ti trovano e non vai in galera perché non approfittarne

Pure l’altra non è da meno:

Certe cose le devi affrontare di persona.
Non puoi sempre far finta di niente dai…
Ci sono delle volte che devi prendere in mano la tua vita e scrivere tu il finale.
Non puoi lasciare la persona che ami con un sms.
Prova con tutto il telefono!

Haha, quante risate.
Questo è quello che ho capito:

Devo farmi coraggio.
Non posso continuare così, devo lasciarlo.
Devo diventare padrona della mia vita.
Arrivo lì e gli dico: non ne posso talmente più che ti smollo sto cellulare gratis della 3 che mi fa cagare almeno quanto te.

E le vendite s’impennano.

Yes, you can

Luglio 29, 2008 - In: Le belle scoperte, Vita vissuta - Commenti(15)

Mi sto lentamente innamorando di Barak Obama.
Sta diventando la mia ossessione.
Voi non lo sapete, ma quando è diventato ufficialmente il candidato democratico per le prossime elezioni mi sono commossa.
Lo vedo parlare, con quei due sportelloni da aereo aperti che si ritrova ai lati della testa, e resto completamente affascinata, da un uomo che no, non è bello, ma che se me lo ritrovassi davanti le gambe mi tremerebbero (sì, è chiaro, più che altro per il fatto che ho davanti Barak Obama, che cazzo ci fa
qui Barak Obama?).
Quando ricapiterà l’occasione di un presidente così cool, così up to date, così friendly, così easy going e laid back?
Un presidente che supera egregiamente l’ardua “prova bambino“, miseramente fallita da altri.
E chi se ne frega di Berlusconi o Veltroni, alla fine chi ha in mano le carte è il presidente degli Stati Uniti e allora perché non possiamo votare? Voglio dire, tutto il mondo sarà infuenzato dalle prossime elezioni americane, quindi perché non dare a tutti la possibilità di farlo?
Tipo, che ne so, nei giorni decisivi fare un sito appositamente per chi non vive in America ma che vuole comunque contribuire.
Una foto di Obama e una foto dell’altro parassita, tipo Grande Fratello: chi vuoi che entri nella Casa Bianca?
E con click puoi decidere le sorti del mondo: grazie per aver votato!
A volte ho delle idee così geniali e innovative che mi faccio paura da sola.

Il cliente ha sempre ragione. Io ancora di più.

Luglio 28, 2008 - In: Ma vaffanculo, Vita vissuta - Commenti(18)

Ho già ampiamente discusso del perenne conflitto tra me e la categoria delle commesse.
Non voglio dire che sono il male assoluto, dico solo che le eccezioni sono poche, è difficile trovare una commessa efficiente ma che al tempo stesso non ti rompa le palle (ovviamente le commesse che stanno leggendo sono tutte efficientissime, c’è bisogno di dirlo?).
Perché o ti salgono addosso appena entri, buongiorno, buonasera, desidera, vuole questo, se ha bisogno di aiuto mi dica pure
e continuano a seguirti con gli occhi, talmente tanto invadenti che alla fine per principio non compri neanche uno spillo, o non ti si filano neanche per sbaglio e continuano a cicalare tra di loro.
Tra i due il male minore è il secondo, perché di solito funziona così: se ho bisogno chiedo, altrimenti torna a cicalare con le tue amiche.
Ieri io avevo bisogno, commessa di Bottega Verde.
Cercavo un prodotto, ma non l’ho visto tra gli scaffali, ho chiesto a te, morettina alta un metro e una formica, e mi hai risposto che quel prodotto voi non lo avete.

Ma voi nel negozio o Bottega Verde?
Noi Bottega Verde
.
Strano, sono anni che lo compro.
Forse si sbaglia.

Eri talmente convinta che per un attimo ho dubitato di me stessa, ma davvero non l’ho comprato qui
Non so chi, o cosa, mi abbia spinto a fare un altro giro e non uscire dal negozio, ma sarà un momento da ricordare, perché quando mi sono presentata alla cassa sbattendo quel prodotto che loro Bottega Verde non fanno e sono io, rincoglionita, che mi sbaglio, avrei pagato tutto l’oro del mondo per rivedere una seconda volta il tuo sguardo quando ti sei ritrovata la scatolina sotto il naso.
Mi piace pensare che quel sospirone sconsolato che hai fatto fosse per me.
Grazie.

Silvio Berlusconi Communications

Luglio 27, 2008 - In: Amarcord, Ma che davero?, Tv - Commenti(11)

Sulla scia devastante delle sigle anni 80 (sapevo che non dovevo addentrarmi più di tanto) mi sono piombati addosso due macigni:
- il ricordo dell’imbarazzante cotta che avevo per lui
- essere completamente all’oscuro di questo.

Andrà avanti per giorni

Dopo aver disquisito con mia madre su come ero da piccola , sul fatto che portavo i fuseaux fucsia e le ballerine dorate (Lapo Elkann mi fa un baffo), sul fatto che preferivo gli sbullonati alle Barbie e che alle suddette mangiavo le mani (ho un’immagine piantata nella testa di una di loro con una mano ormai a forma di padella), di quando quella volta a New York mi ostinai a volere a tutti i costi la bambola della sirenetta e di quella volta a Parigi che appena entrati qua cominciai a strillare e scalpitare come un’indemoniata (e scoprire che mia madre tuttora mi porta rancore per questo), di come credevo che una volta spenta la tv i programmi cessassero di colpo perché tanto io non li guardo …ecco, dopo tutto questo, non riesco a togliermi di testa la sigla dei Jefferson.
E mi va di lusso che non mi ricordo quella dei Robinson, che altrimenti…oddio, me la sono appena ricordata.
Cazzo.

Lo sai che non ti compro più?

Il problema della lettura in bagno è un dilemma che si trascina da secoli, da prima della nascita del bagno stesso.
C’è chi si tiene a portata di mano direttamente un portariviste, con giornali che di solito si accumulano così ti ritroverai a leggere notizie vecchie di cinque anni, ma non fa niente, basta leggere, o chi si accontenta di quello che riesce a trovare nel suo raggio d’azione, ossia leggere le etichette di shampo, balsamo, creme, saponi, detergenti e qualsiasi altro ammennicolo si possa trovare in un bagno (il che presume la presenza di una donna, perché nel bagno di un uomo c’è un sapone, un dentifricio e uno spazzolino che ormai ha dentro di sé delle piccole popolazioni di batteri in via di sviluppo).
Ma le cose stanno cambiando e il tormento avrà una fine.
Almeno per noi donne.
Questo è quello che mi sono ritrovata tra le mani ieri.
Non avrei mai pensato di poter leggere un assorbente.
E che informazioni preziose!
Si parte dal classico Lo sai che è un bisogno molto comune desiderare un dolcetto nel periodo mestruale? (che sottointende “no, non è una vostra impressione, in quei giorni sembrate davvero delle balene, quindi un cioccolatino in più o in meno che differenza fa?”), per passare al Lo sai che la sindorme premestruale non deriva solo da fattori biologici ma anche psicologici e sociali? (che sottointende “quanto sei rompicoglioni in questi giorni, ma non è colpa tua, è la società”), arrivando al contributo scientifico Lo sai che per combattere la sindrome premestruale è meglio limitare il consumo di bevande contenenti caffeina? (che sottointende “sei già in uno stato comatoso, beviti pure del caffè e sei a posto, io intanto emigro in Cile”).
Ma la ciliegina sulla torta è lei: E’ buona abitudine intensificare le normali pratiche igieniche durante il periodo mestruale.
Ma va?! Giura!

Grazie, Lines Seta Ultra.
T’avessi incontrato a 13 anni, t’avessi.

Fotogenica da 1 a 10: -128

Luglio 23, 2008 - In: Stavo meglio prima, Vita vissuta - Commenti(12)

Forse qualcuno si ricorda il dramma della carta d’identità scaduta e l’essere obbligata a fare di nuovo una foto.
Forse qualcuno pensa che da quel momento la questione si sia già risolta.
Ha-ha, illusi.
Sono andata avanti, per la precisione, 16 mesi senza carta d’identità, aggrappata solo a quella tesserina rosa della patente, che se perdo quella non so più chi sono, rimandando con varie scuse:
- no, oggi no, c’ho un brufolo proprio qua che non voglio esser costretta a vedere per i prossimi cinque anni.
- no, oggi no, ho i capelli che non vanno bene.
- no, oggi no, son pallida, son stanca, no.
- no, oggi no, non ho la camicia che voglio mettermi per la foto.
- no, oggi no, ho mal di testa.
Purtroppo il tempo delle scuse è finito, rischiavo il linciaggio di mia madre che mi ha obbligato a fare il mio dovere pena il taglio dei viveri; sono stata tentata verso la brillante carriera della prostituzione piuttosto che infilarmi in quelle macchinette del diavolo che sputano foto orribili, ma alla fine ho ceduto.
Dopo aver deciso che no, non voglio una foto con il calendario sotto, no, non voglio la foto vestita da Robocop, no, non voglio la foto con il simpatico maialino accanto alla mia faccia, no, non voglio la foto in bianco e nero, pigio quel maledetto pulsante verde e volutamente presento la mia faccia peggiore, di un serio misto a malinconico che dovrò vedere per i prossimi cinque anni.
Cinque anni in cui farò finta di averla persa e tirerò fuori solo la patente, che la foto sarà pure brutta anche lì ma è scura e piccolina e posso sempre dire che avevo 18 anni e a 18 anni si è tutti un po’ così, scuri e piccolini.

Tra poco anche il film, accorrete numerosi!

Luglio 22, 2008 - In: Ma vaffanculo, Stavo meglio prima, Tv - Commenti(20)

A me i Cesaroni hanno davvero rotto le palle.
Sono dovunque, fanno repliche ad ogni ora e su qualsiasi canale, ne fanno pubblicità in tutti i mezzi di comunicazione possibile, addirittura Matrix ha dedicato due intere puntate a quanto so’ divertenti.
Non mi fanno ridere, Amendola mi starà sempre sulle scatole perché ha una moglie che sarebbe un bene espatriasse in Siberia, la Sofia Ricci è una delle toscane più insopportabili (il primo posto a Martina Stella), la mandria di ragazzini e ragazzine è inguardabile e inoltre il protagonista sta con Michela Quattrociocche, quel palo di legno con due occhi dipinti che ha fatto Scusa ma ti chiamo amore, il che dice tutto*.
Per non parlare di quelle unghie sulla lavagna che è la sigla, che ne fanno addirittura suonerie e se per caso la senti andrai avanti tutto il giorno a cantare “sai cosa c’èèèè c’è una giraaaffa che ruota intorno a noi“. In realtà è girandola, ma io ho sempre capito giraffa.

*il tizio in questione si chiama Branciamore. Il seguito del film: Scusa ma ti chiamo Branciamore. Hahahahahaha…haha…ha.

Son esperienze

Luglio 20, 2008 - In: Sono idiota, Vita vissuta - Commenti(12)

Avete presente quei ventilatori da terra no?
Vi siete mai chiesti come sarebbe ficcarci dentro un dito mentre va al massimo della velocità?
Beh, le prime due volte non mi ha fatto niente*.
La terza mi ha fatto un taglio lungo quanto un pollice.
Fa male.
Non fatelo.

*non è che l’ho fatto volutamente eh.

Letargo permanente

Luglio 17, 2008 - In: Vita vissuta - Commenti(11)

Più osservo e più mi accorgo di come uomini e donne sono diversi in una cosa fondamentale: i tempi di reazione al mattino*.
Non lo so perché, probabilmente una donna ha nel dna lo scattare sul letto a qualsiasi rumore ed essere già in piedi dopo massimo cinque minuti dal suono della sveglia. Ipotizzo ci sia una spiegazione antropologica dietro tutto questo, una donna è portata a svegliarsi subito se un bambino piange.
Tempo fa io mi svegliavo anche quando il bambino del piano di sopra, a Milano, piangeva; se non lo sentivo per un po’ mi preoccupavo.
Un uomo è lento.
Un uomo se c’è un rumore, di qualsiasi tipo, non si sveglia.
Devi scuoterlo, devi prenderlo a mazzate scandendo ad ogni colpo “sento. un. rumore. svegliati“, all’infinito, finché non apre gli occhi, spaesato, non capendo né chi sei né cosa vuoi da lui, ma l’importante è che tu continui a farlo dormire.
Suona la sveglia e una donna dopo cinque minuti è già in bagno a prepararsi.
Suona la sveglia e dopo un quarto d’ora un uomo è ancora intrappolato tra le lenzuola.
Per esempio, quando capita che suona l’allarme di notte, a casa mia, io e mia madre scattiamo in piedi nel giro di due secondi.
Mio fratello non si sveglia.
Mio padre, se lo fa, prende in mano la sveglia e comincia a fissarla.
Per minuti interi, finché non si ipnotizza e si riaddormenta.

*metto la classica postilla dove dico che sì, ci sono le eccezioni, prima che qualcuno si indispettisca come al solito. In realtà non ci sono. O meglio, sì, ma confermano solo la regola. 

Ed era pure mangiabile

Luglio 16, 2008 - In: Vita vissuta - Commenti(13)

Ditemi che non capita solo a me.
Ditemi che è un retaggio dell’asilo, delle elementari, delle medie e del liceo che tutti hanno, quando ad un certo punto, verso l’estate, il calendario interno ti si blocca perché in quel periodo finiva la scuola e perdi completamente la cognizione del tempo, non importa quanto impegnate siano le tue giornate, con scadenze e orari precisi.
E’ come se da metà giugno in poi ci fosse una falla temporale, non mi ricordo mai né giorno né data, senza contare che non ho più la sicurezza di un palinsesto televisivo solido che possa aiutarmi, fluttuo nell’oblio totale e piano piano comincio a scendere verso settembre.
Allora sì, in quel momento comincio ad orientarmi meglio, comincio a fare il conto alla rovescia per quel bellissimo periodo dell’anno dove si muore di freddo, le zanzare non mi distruggono le gambe e dove la notte non si fa fatica a dormire.
Fino a quel momento, continuerò a mangiare il Philadelphia scaduto da cinque giorni perché credevo che ieri fosse il 10 di luglio.

Un giorno morirà e sarà la fine

Odio quel tratto che va dall’istante in cui un oggetto ti slitta dalle mani (per ragioni fisiche che tu ignori) all’istante in cui l’oggetto tocca terra.
Perché in quell’attimo i momenti che hai vissuto con quell’oggetto ti passano davanti gli occhi, momenti felici, e in un millesimo di secondo pensi a come sarà la vita senza di lui, al doverlo rimpiazzare, al fatto che ci eri comunque affezionata.
E non importa se è un telefonino, o un telecomando, o qualsiasi altro aggeggio elettronico, che costi due o duemila euro: la tua prima reazione è quella di raccattarlo, nel mentre maledire te stesso e chiunque sulla faccia della terra e soffiarci sopra.
Perché? Che ne so, tu intanto soffia, mandi via il malocchio.
E se ti cade un cellulare pulisci lo schermo, anche se era chiuso, come un bambino che si è sporcato il ginocchio cadendo, non è niente, adesso passa, basta che ti accendi di nuovo.
Accenditi!
Quando vedi che non si accende passi agli insulti, ma che cazzo ti ho comprato a fare, che marca di mmmerda, me lo avevano detto, compra quello, e io no, compro questo, guarda com’è carino, carino un corno, mi si è già sputtanat…e in quel momento magicamente si accende, e tu chiedi scusa.
Scusa, non volevo, era la paura di averti perso che mi faceva parlare così.
Però è pur sempre un cellulare, si rimpiazza.
Se ti cade l’iPod è diverso.

Sono venti minuti che soffio, mi sa che quello è un graffio permanente.
Porca troia.

Varie ed eventuali




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