Confessioni di Una Mente Dubbiosa

Già mi gira la testa

Continuo a pensare che certa gente faccia finta di non conoscermi e non conoscere le mie peculiarità, o semplicemente non mi ascolta quando parlo, scenario molto più plausibile.
Fatto sta che mi sono sentita dire “dai, lo facciamo pure noi?” dopo aver letto questo articolo.
Oh sì certo, perché a questo punto non mi porti in cima all’Everest e non mi butti di sotto?
Stessa cosa.
Ho mangiato in una piscina, ho mangiato in un ristorante che girava su un grattacielo, ma se permetti ho i miei limiti e mangiare a sessanta mentri di altezza mi lascia qualche dubbio (leggi: sai che molto probabilmente la tua imbragatura non funzionerà e cadrai sfracellandoti in tangenziale? Io ci penserei su un attimo).
Ma se mai, se mai ne fossi tentata, la cosa che mi dà la sicurezza di non poter mai più cambiare idea è questa foto.
E il fatto che servono pesce.

ps. ‘‘Mangiare a 60 metri da terra e così legati ai seggiolini”, ha affermato Stefano, uno dei commensali, “ti permette di concentrarti di più sui sapori, come quando da bambini papà ti diceva di stare più composto a tavola‘. Ma fammi il piacere, fammi.

Una palestra in ogni casa

Giugno 26, 2008 - In: Vita vissuta - Commenti(4)

Il mio non è odio per le attività fisiche.
Il mio è odio per la palestra.
Il mio è odio per sudare e faticare davanti ad altre persone; so benissimo che queste altre persone non stanno a guardare me, come io non sto a guardare loro, ma mi condiziona.
No, non voglio andare in palestra e non ho mai voluto.
Questo è il motivo per cui mi invento sempre cose da poter fare a casa, lontano da occhi indiscreti, lontano da spogliatoi puzzolenti, lontano da magliette sudate e panche appiccicose.
Questo è il motivo per cui da Jill Cooper, quella donna col corpo da uomo, la faccia da uomo e la voce di Don Lurio, non comprerei niente. Neanche se i soldi me li desse lei. Niente.
Non ti do niente, piattola.
Me ne sto sul divano a guardarti soffocare mentre tenti di parlare e fare un triplo sarto mortale contemporaneamente e da te non comprerò mai niente.
In fondo il concetto che ho di attività fisica è lo stesso che ho della religione: perché se qualcuno è credente deve per forza andare in chiesa per pregare? Perché io per fare movimento devo andare per forza in palestra?
Secondo me non fa una piega.

Dipendenze pericolose

Giugno 24, 2008 - In: Le belle scoperte, Vita vissuta - Commenti(6)

Quanto vorrei che la tavoletta di cioccolata bianca Galak non costasse solo 78 centesimi.
Così, giusto per evitare di pensare, ogni volta, “masssì, cosa sono 78 centesimi” per poi tornare a casa e finirla in meno di mezz’ora.
Un altro quadratino…vabbè un altro quadratino…un altro piccolo e poi basta, ti metto nel cassetto, stronza. Guarda, solo i briciolini che rimangono sulla carta. Poi basta. No dai, un altro

Sniff.

Un brusco risveglio

Quando ti rendi conto di certe cose che da fuori sembrano ovvie ma che tu ancora non hai realizzato, è sempre un brutto colpo.
Vai sul forum della tua università, dove la gente si diverte a mettersi paura a vicenda (”per quell’esame mi minacciava con una molotov chiedendomi quanta punteggiatura ci fosse a pagina 33 di un libro di un altro esame, di un’altra facoltà, di un’altra università, di un’altra città”), e vedi che qualcosa è cambiato.
La maggior parte della gente scrive con le K*.
Scrive con abbreviazioni.
Scrive e mette faccine che vanno oltre le classiche.
Usa termini che non ti suonano familiari.
Ma, che c’è stato, hanno aperto le gabbie, un’invasione di ragazzini?
Solo dopo ti rendi conto che loro hanno 18-19 anni, l’età giusta, sei tu che sei ““sopra la media”.

*che poi, ora, a parte tutto, ci può stare che uno scriva con la k per abbreviare negli sms (sono io la strana, che uso lo spazio dopo il punto e le virgole e le maiuscole), una mia amica scriveva tutto attaccato e penso che sia uno dei motivi per cui la mia miopia stia lentamente avanzando in cecità, ma non capisco cosa possa servire al pc…dopo un tot di caratteri la tastiera si blocca?

C’è modo e modo

Giugno 22, 2008 - In: Ma che davero?, Pubblicità, Tv - Commenti(11)

Va bene che è pubblicità progresso, va bene che su certe cose è difficile scherzarci, ma per sensibilizzare contro la prevenzione per i tumori al colon (che è già un argomento sensibile…)(…), potevano fare qualcosa di più dignitoso?
A parte la musichetta, a parte quei debosciati che cantano, a parte i sottotitoli da karaoke, non capisco davvero il nesso tra i partecipanti: il testimonial ci sta, pure Sbirulino potrebbe fare il testimonial contro la bua, ma…Lucio Dalla? Iacchetti? Samuele Bersani e Sabrina Ferilli (che con i loro indici puntati possono farsi un controllo seduta stante, per quanto mi riguarda)? LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO (che biascica qualcosa di incomprensibile, probabilmente non sa neanche cosa ha detto, ma in generale sembra che queste povere bestie siano state prese alla sprovvista, tipo “Italia Uno”)?!
Non so voi, ma rientrando nello spettatore medio, per me è più d’impatto una pubblicità progresso seriosa e minacciosa che sta cosa cantereccia a tarallucci e vino, dove mi si dice - cantando, perché se parli normale sono idiota e non capisco - che è bene farmi ficcare su una sonda per farmi controllare.
Fossi un soggetto a rischio, passi per Lucio Dalla (?), ma mi darebbe un po’ fastidio che me lo consigliasse la Ferilli, ecco.
E quel “facciamo prevenzione, tutti assieme” mi lascia titubante.
Le cose di gruppo non mi son mai piaciute.

Ma anche “post”

Giugno 21, 2008 - In: Ma vaffanculo, Vita vissuta - Commenti(9)

Io odio gli americanismi.
Non arrivo al livello dei francesi, che chiamano il computer “ordinateur” solo perché se lo chiamassi “macchina computazionale” verrei rinchiusa in un manicomio in un attimo.
Se il contesto e la frase lo richiede, non dico neanche “fan” ma ammiratori, sostenitori, fan-atico, al massimo, ma “fan” non lo considero italiano.
Per me niente è “trendy”, niente è “cool”, non esiste niente di “hot”, non parteciperò mai ad un “election day”, non esiste “l’out” o “l’in”, non ci sono “week-end” ma fine settimana, non considererò mai un abito “molto fashion”, non attivo “summer card” o “christmas card”.
Non credo di aver mai detto “sexy” in vita mia, se non volutamente a presa in giro, non mi informo mai con “news?”, non do mai “kiss” e non chiedo scusa con “sorry”.
Questo perché già devo sopportare jeans, hot dog, Crispy McBacon, Internet Explorer, lurker, FAQ, blog, log-in, log-out, e-mail, template, link, torrent, gossip.
E mettiamoci pure FireFox.
Forse da domani dirò “FuocoVolpe”.
Fa molto nerd.

Forse non tutti sanno che…*

Giugno 20, 2008 - In: Leggo cose, Vita vissuta - Commenti(6)

E questa che notizia sconvolgente sarebbe? Conosco un sacco di donne, me compresa, che non sono grandissime ammiratrici di un nudo maschile, ma rimangono comunque eterosessuali. Diciamocelo, un uomo nudo (e non in mutande, o senza maglietta, o senza pantaloni, nudo come un verme), senza offesa, non è un grandissimo spettacolo. Voglio dire, Manet non ha dipinto “Déjeuner sur l’erbe” con un uomo nudo in primo piano e sono sicura che non sarebbe stata una gioia per gli occhi per entrambi i sessi. Ora, dire che è più “erotico” è un parolone, di sicuro una donna nuda non mi fa quell’effetto, ma do per scontato che sia più “elegante” e meno volgare di quello maschile.
Poi, oh, non preoccupatevi uomini, in quei momenti si tende a non farci caso.

*si ringrazia la Settimana Enigmistica per il titolo.

De gustibus

Giugno 19, 2008 - In: Le belle scoperte, Vita vissuta - Commenti(11)

Ma solo io trovo irresistibile il sapore del Labello?
E non parlo di quello al melone, o alla fragola, o al cappuccino, o all’amatriciana, parlo del classico Labello, quello blu.
Io, feticista del packaging, già trovo formidabile l’involucro e riesco ad incantarmi per ore sul “click” che fa quando si chiude, il sapore però è la ciliegina sulla torta.
Appena me lo metto comincio a torturarmi le labbra per sentire il gusto.
Per non parlare del profumo.
Detto così sembra che di solito lo magi a morsi.
Non è così.
No davvero, mai fatto.
Sul serio eh.

Giuro.
Mai.

No, sul gelato no!

Giugno 18, 2008 - In: Ma vaffanculo, Pubblicità, Tv - Commenti(13)

Sono contraria ai bambini nelle pubblicità.
E non lo dico perché motivata da spirito etico, sono motivata dal fatto che i bambini nelle pubblicità finiscono sempre per starmi sulle palle e spero che un gigantesco Kinder fetta a latte li seppellisca.
Se ci pensate (pensateci), alla fine le pubblicità più difficili da togliersi di dosso sono quelle con quei nani.
E non venitemi a dire che quella bambina mitomane che crede di dover cucinare per i figli e alla fine decide che no, sul gelato le sottilette non ci vanno, è tanto tenera e carina perché vi rinchiudo in una stanza buia con Ribery e un migliaio di sottilèèèèèètte.
O quelli che cantano “le mucche fanno mu, ma una fa mumuuu“.
Bel bambino. Vuoi sentire che rumore fa una mucca, dal suo interno?
E se ci mettiamo una bambina che di sicuro tra una decina d’anni vorrà fare la velina, e Licia Colò, che a sto punto meglio un paio di muschi e licheni, viene fuori questo dramma, storia di un koala che preso dalla disperazione su acque internazionali tenta di affogarsi ingoiando un intero Kinder cioccolato.
E sorvolo volutamente sulle pubblicità fatte da bambini per bambini (perché io rientro ancora nel target del Kinder cioccolato), quelle pubblicità sulle scarpettine che brillano e i mostri che scalpitano, perché sono affari interni, sono un po’ cazzi loro, ma il fatto che adesso con un paio di scarpe “trendy” ti venga dato in regalo il finto telefonino, lo smalto e il lucidalabbra, la dice lunga sulle bambine di oggi.
Non faccio parte di quelle donne che non sopportano i bambini perché c’è il rischio che prima o poi uno di loro esca dal loro corpo, è che la pubblicità in sé li rende smaliziati, non sono più dei bambini ma solo dei piccoli nani odiosi figli di persone che tra qualche anno li accompagneranno ai provini del Grande Fratello.
Detto questo, non smetterò mai di sperare che un giorno, nella pubblicità della Rocchetta, delle bambine domandino ad una spaesata Chiabotto “Se bevo Rocchetta quanto mi dai per non assomigliare a te?”.

La vendetta

Giugno 17, 2008 - In: Amarcord, Vita vissuta - Commenti(15)

Nessuno si è mai soffermato a pensare su quanto educazione fisica e religione siano materie completamente inutili e bistrattate?
Voglio dire, se sei un professore di queste due materie (l’apoteosi della sfiga è essere professore di entrambe, ma non vedo il nesso)(a meno che Gesù non fosse un asso nel salto con l’asta) sei costretto per definizione a non avere l’attenzione di nessun alunno sulla faccia della terra.
Forse parlo per esperienza personale ed esagero, ma nel mio caso il professore di religione, ad esempio, era un povero omino con gli occhiali e la valigetta, timido ed educato, che non si è mai lamentato del fatto che l’ultimo anno di liceo si fosse ridotto a far lezione a tre persone, che in più non lo ascoltavano.
L’aggravante, infatti, è che l’ora di religione può essere saltata, puoi farti esonerare ed avere addirittura la ricreazione allungata o l’ora d’aria una volta raggiunta la maggiore età.
Appena mi diedero la lieta notizia decisi subito di non farla; mia madre mi chiese, interessata, se ci fossero sotto chissà quale motivi etico-religiosi, ma la mia risposta fu “cazzo me ne frega di religione?”.
Amen.
E così all’inizio fummo in tre, ma radunammo presto discepoli, soprattutto l’anno in cui religione veniva prima delle ultime due ore di matematica, che significano solo due cose: o ti interroga o c’è un compito, e in entrambi i casi un’ora di tempo in più per abituarsi all’idea di andare incontro alla morte serve sempre.
Nonostante questo, nonostante fossimo gli eretici che hanno deciso di andare all’inferno, lui non ci ha mai snobbato, non ci ha mai tolto il sorriso e il saluto, ma a quell’età non apprezzi certe finezze e continui a pensare che sia soltanto un povero sfigato.
Ma forse un po’ ci sentivamo in colpa, visto che già cinque minuti prima che suonasse la campanella eravamo pronti a scattare e dileguarci in biblioteca per evitare di incontrare il suo sguardo e di dovere ammettere: sì, siamo delle bestie di Satana.
Il professore di educazione fisica, invece, apparteneva ad una categoria opposta, ma era comunque ignorato, lui e i suoi ordini, che col passare degli anni si sono sempre di più assottigliati fino a diventare solamente “fai pure, se ti rompi la gamba sono cazzi tuoi”.
Il mio, più che un professore, era un pastore: sapeva che quelle due ore alla fine del giovedì non servivano a niente, sapeva che era inutile farci fare la corsetta nel cortile o gli esercizi col bastone, sapeva che era tempo perso fare surreali lezioni sul giuoco della pallamano, per questo, quando arrivava il suo turno, ci apriva i cancelli ci mandava al pascolo come dei caproni, liberi di farsi del male, liberi di nascondersi in bagno a piangere, liberi di uscire e andare a farsi il panino con la mortadella, liberi di ascoltare musica o dormire sui banchi. Se invece ti beccava a studiare ti chiedeva perché.
E un branco di venti cerebrolesi è cresciuto con il mito del professore di educazione fisica un po’ tonto ma in fondo l’unica persona che ti capisce veramente, quello che non ci rompeva mai le palle e dava a tutti un 7, perché era buono dentro.
Non ti aspetti una pugnalata alle spalle da uno così, una persona che non ha mai preteso niente e che ti ha addirittura portato in braccio fino alla scuola quella volta che sei caduto da un marciapiedi alto due cm e ti sei quasi maciullato una caviglia (non io eh…
non io).
Questo almeno fino alla maturità, quando tutti credevamo che una delle materie della terza prova fosse, per forza di cose, biologia, perché educazione fisica non conta niente, e poi non c’ha mai fatto una lezione che sia una, cosa vuoi che ci chieda, la strada dalla scuola allo stadio?
Brave teste di cactus, dal primo al ventesimo, che si sono ritrovati davanti la domanda “quanto è alta la rete della pallavolo, cosa cambia da quella maschile a quella femminile, quali sono le regole e le misure del campo, e già che ci sei, dimmi che mutande porto oggi”.
E lui, appoggiato al muro, che sghignazza guardando un branco di adolescenti avere crisi di panico, sudorazioni eccessive, mani nei capelli, sguardi vacui nel nulla, o, nel peggiore dei casi, verso Gesù crocefisso sopra la cattedra, che sghignazza pure lui e nel pieno delle allucinazioni da stress senti che dice “non hai voluto fare religione? Mo’ so cazzi tuoi“.

Una condanna a vita

Giugno 16, 2008 - In: Vita vissuta - Commenti(24)

Per quale fenomeno fisico o legge divina gli occhiali da vista si sporcano con una facilità e una velocità pari a quella di un bambina messa in una pozzanghera con un vestito bianco?
So di cosa parlo, sono costretta a sottostare al volere degli occhiali da vista fin da piccola, fin dal mio primo paio con le lenti tonde, il bordo rosa e le stanghette grige ricoperte di plastica morbida perché non mi dessero fastidio; per intendersi, fin dalle elementari, quando li nascondevo sotto il banco perché non volevo metterli e la maestra di italiano, in combutta con mia madre, mi obbligava a portarli.
Bastarde, tutte e due.
Col tempo, poi, se ne apprezzano i benefici: l’iconografia classica vuole che siccome porti gli occhiali devi per forza essere intelligente, e non è un collegamento da niente, per una che deficita di materia grigia come la me medesima.
Nonostante debba portarli solo (”solo”) al computer, mentre leggo, mentre guardo la tv - ma dipende, se voglio leggere le scritte o meno - e mentre guido (ha-ha, mai messi), mi ostino a metterli anche durante gli esami, perché una persona con gli occhiali dà molta più idea di una persona che sa quello che dice.
E a me servono, visto che in quei frangenti non so mai quello che dico.
Però quell’aspetto negativo degli occhiali è sempre in agguato: li pulisci, li indossi e dopo dieci minuti già vedi appannato, già ci sono macchie che non sai da dove sono cadute, graffi e impronte digitali che, ti ostini a pensare, non sono tue, non li ho toccati, come è possibile?
E’ come se lo sporco intorno a te prendesse vita, tutti i germi e i microbi e le macchie si animano non appena si accorgono che ti sei messo gli occhiali, ti lasciano quei cinque minuti di vista pulita e nitida, poi attaccano, se ne vanno e ridono alle tue spalle (ho un’immaginazione fervida).
Certe volte non te ne accorgi nemmeno, talmente sei abituato, poi per un qualsiasi motivo te li togli e ti accorgi che sopra le lenti c’è polvere del deserto, terra rossa di Marte, schizzi d’acqua del Mar Morto e moscerini che non si sa da dove sono arrivati.
Un po’ come PigPen, che usciva di casa pulito e dopo due passi si ricopriva di polvere e sporco.
Dite voi, mettiti le lenti no?
No.
La versione ufficiale è che agli occhiali ormai ci sono abituata e non ho voglia di star dietro a delle lenti, quella che nessuno sa è che non sopporto nemmeno una goccia di collirio, figuriamoci una lente.
E ho paura di ficcarmi un dito in un occhio.

Non era la risposta giusta?

Giugno 15, 2008 - In: Vita vissuta - Commenti(3)

- Si dice che una donna guardi in un’altra donna quello che invidia e vorrebbe…
- Ah…
- Io guardo le gambe, che c’ho il complesso. Te?
- Le borse.
- …

Lo scaricabarile del sabato

Giugno 14, 2008 - In: Ascolto cose - Commenti(37)

Ieri stavo parlando con una persona a proposito di quelle canzoni che definisci “capolavori” perché non ti annoiano mai.
Viene da se, quindi, che il concetto di capolavoro è assolutamente soggettivo:  per te capolavoro può essere Bollicine di Vasco, che per me è un’insulto alla vera musica, ossia la
sigla della Pimpa.
E detesto, di conseguenza, quelle persone che siccome non ti piacciono i “loro” capolavori, tu di musica non ne sai un cazzo e ascolti solo musica commerciale - che vuol dire, poi - quella che piace alla massa, come se loro fossero gli eletti, i Nei (ahahahaha…haha…
haha…ha)(sorvoliamo?)*.
Ora, per quanto mi riguarda, se si escludono dei casi eccezionali, che non fanno testo poiché superiori per definizione a tutto il resto del mondo musicale, il mio capolavoro è
questo**.
Ma il punto del post qual è? E’ che voglio sapere i vostri capolavori, perché oggi voglio farmi un po’ i cazzi degli altri (e procurarmi musica che eventualmente non conosco)(bello eh? Vi faccio credere che mi interessino i vostri gusti musicali quando in realtà siete solo cavie)(scherzo)(…).

*se non la capite, beati voi
**se non siete d’accordo è perché voi di musica non ne capite un cazzo

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