Due pesi, due misure
E’ incredibile come il comportamento di una madre verso di te cambi a seconda di un voto ad un esame. Un banalissimo voto, che per me, che sia alto o basso, conta il giusto.
Se ieri avessi preso 18, per esempio, e subito dopo le avessi detto “sono stanca”, la risposta sarebbe stata “ma stanca di che, hai preso 18, evidentemente non hai studiato come si deve…e poi dormi sempre (non vero, è vero che ho sempre sonno, ma non dormo, ecco), che vuoi esse stanca”. E se le avessi accennato, per caso, agli acquisti sfrenati degli ultimi giorni, mi avrebbe tagliato i viveri e anche la testa.
Ma ieri non ho preso 18, ieri ho preso 30 (per la cronaca) e dopo il mio “sono stanca” ha risposto “hai ragione, riposati, dormi un po’ e starai meglio” (violini di sottofondo). Non contenta, mi fa “ma non sei uscita un po’ in questi giorni? Ci sono i saldi, comprati qualcosa di carino, ti piacciono le borse, prendine una” (pfff, pivella, già fatto).
Che ipocrita mia madre.
I concorrenti finti
Non ci sono più i concorrenti dei quiz di una volta.
Nei giorni di ozio festivo ho avuto la possibilità di guardare la televisione in santa pace ed è brutto vedere che oggi i concorrenti sembrano usciti direttamente da quelli che non ce l’hanno fatta ad entrare al Grande Fratello: età media 25 anni, brillanti, simpaticoni, alla moda e ammiccanti.
Probabilmente perché non esistono più i presentatori di una volta. Credo che l’ultimo sopravvissuto sia Gerry Scotti, per il resto, alla gogna Papi, Amadeus e Carlo Conti (che gli venisse un colpo, non lo sopportavo neanche quando faceva da spalla a Panariello a Vernice Fresca)(mi scuso per la citazione colta che solo i toscani possono capire) ai quali si sono aggiunti improbabili Insinna, Pupo e Brignano. Topo Gigio e Uan a questo punto.
Quei giovani sportivi e agili che a Chi vuol essere milionario dicono che stanno per laurearsi per la sesta volta in botanica su Marte, tutti sboroni e compiaciuti (e quel tordo di Scotti che vuole anche l’applauso) e poi non sanno con cosa confina il Molise (…con cosa confina il Molise?). Quelli che a La Ruota della fortuna Reloaded dicono “la D come Dumbo”. No, ciccio, la D è come Domodossola. La E è come Empoli, non come Elefante. La G è come Gorizia, non come Giraffa. La F è come Firenze, non come Figa. Non si possono cambiare così in due minuti usi e costumi di una nazione, non mi puoi dire “L come lana”. L come lana? L come Liguria, L come Latina, L come lo stupido che sei, ma non LANA.
Quei cretini a Pyramid che, nell’argomento “cose che vanno in coppia”, per far capire all’altro concorrente che la risposta giusta è “seni”, mettono le mani davanti e fanno il gesto del soppesare due meloni. E l’altra che risponde, ah, le mammelle. La casalinga di Voghera e la nonnina della provincia di Bari non lo avrebbero mai fatto. Che poi, ci bastava poco a dire “stanno dentro ad un reggiseno”. Ah, le mammelle. Sì, brava, le mammelle, che tanto siamo tutte delle vacche.
E quei cerebrolesi dell’Eredità, che danno spago alle battute senza senso di Carlo Conti e, ha-ha, ci fanno anche la risatina finta di contorno, sei proprio un tipo ganzo, Carlo (Carlo? Ma chi è, tuo fratello?). E quelle teste di cactus che ad Uno contro Cento osano anche solo rivolgere la parola ad Amadeus. Non sarebbe bello se un concorrente si sedesse su quello sgabello e cominciasse a dire “sento un brusio di sottofondo…chi è?”.
E, per chi guardava Sarabanda nei tempi d’oro (presente!), come non citare L’uomo Gatto. Era diventato la mia unica ragione di vita, con quella sua faccia di culo e quel suo sguardo vagamente schizofrenico.
Rivoglio la signora Longari e le casalinge fameliche di Ok il prezzo è giusto. L’operaio in pensione con gli occhiali spessi quattro centimetri e la pelata, e l’adolescente brufoloso con l’aria smarrita.
Chi va con lo zoppo…
Un pranzo con un’amica ipocondriaca con manie di persecuzione (ma che fai? - “controllo la bottiglia dell’acqua…che non ci siano buchi strani” - …) e te ne torni a casa convinta di avere la meningite. Non ci scherzare, Milano è piena di bacilli, se poi ti ritrovi con la febbre a 43° non arrabbiarti se ti dico che te l’avevo detto.
No figurati, chi s’arrabbia. Morirei dopo tre minuti, non credo di aver tempo per prendermela con te. Nel frattempo però, prima che aspetto di morire, ti mando tutti gli accidenti possibili per avermi rovinato quel poco che mi resta.
Quel ragazzo che è morto, stava vicino a Milano. Eh porca troia, su tutta Milano e provincia proprio me deve colpire? Non si sa mai.
Non si sa mai. Non si sa mai. Me l’ha gufata, me lo sento. E se non è così, mi autoconvincerò talmente tanto che avrò febbre da cavallo e un mal di testa che mi farà morire per suggestione. Esistono le morti per suggestioni? Si può, nel caso, passarla anche ad un gatto? Che se vado in fondo, quella bestia viene con me. Per dispetto.
ps. oh, nel caso non ci si risenta, io, fossi in voi, seguirei costantemente gli aggiornamenti del telegiornale. Addio…
Che palle Sanremo
Che poi dicono che tra cinque anni imploderà su sé stesso e smetterà di esistere, il Festival di Sanremo morto e sepolto. Probabilmente, per empatia, morirà anche Pippo Baudo, e quindi l’Italia entrerà in lutto nazional-popolare per chissà quanti giorni (a volte mi domando cosa succederà quando moriranno personaggi come Mike Bongiorno o Vianello…l’apocalisse, presumo).
Io, grande ammiratrice di codesto Festival (…), manco sapevo che oggi Baudo avrebbe reso noto i partecipanti alla gara. Non sapevo neanche che ci fosse Chiambretti, o almeno, non ricordavo. Il Festival di Sanremo è quello dove si canta in mezzo ai fiori, vero?
Comunque, dicevo, non sapevo che oggi venissero fuori i nomi (grazie Joy, eternamente grata), e che nomi; tanto lo so che come tutti gli anni mi dirò no, non lo guardo, manco morta, quest’anno no. Me lo ripeterò e lo dirò un po’ a tutti, a caso, a chi mi capita sotto tiro, anche alla cassiera dell’Esselunga. Ha la Fidaty Card? No, quest’anno Sanremo non lo guardo! Oppure agli esami. Mi sa dire cos’è il test di Turing? No, ho detto, Sanremo non lo guardo!
Poi finisce che 10 minuti, 20, ma quello voglio sentirlo, chissà quanto farà schifo, ma magari qualcuno muore in diretta, ma pensa se chiama, chessò, il Papa, e finisce che la prima puntata me l’assorbo tutta, per la gioia della mia coerenza.
Fatto sta che, almeno sulla carta, promette bene, altrimenti detto: chi me lo fa fare di cambiare canale quando posso assistere in diretta alla decomposizione di Amedeo Minghi, Bennato, Loredana Bertè e Little Tony? Per non parlare dell’ormai trapassato Toto Cotugno, praticamente un morto che canta, che è inutile che si presenti, se ormai chiunque essere umano lo considera quello che è andato a vivere in campagna, aaahaaaa - aahaaaaa.
E mentre la Tatangelo si prenderà una meritata pausa dal lavoro di badante (a meno che non si porti dietro il vecchietto, che è probabile), Paolo Meneguzzi - del quale ricordo il vero nome Pablo Meneguzzo - parteciperà per la sua milletrecentesima volta, se i calcoli non sono errati; verso la sua canzone provo una sana curiosità, per l’ormai nota teoria dell’accordo Meneguzzi: ogni sua canzone inizia con quelle due o tre note che si ripetono, so che non mi deluderà anche questa volta. Ci conto.
E proprio quando speravi che certi personaggi si fossero estinti come i tirannosauri, ecco che spuntano dal nulla Frankie Hi Energie, il Puff Daddy de noi poveri disgraziati, Tricarico (sbaglio o è quello di Buongiorno Buongiorno io sono Francesco? Se è così, c’è da organizzare una diaspora) e Federico Zampaglione.
Ora, Zampaglione. Zampaglione è l’anticristo, il 666, con quella faccia da beota non incanta nessuno, in realtà pianifica di conquistare il mondo. Come il pifferaio magico, ci incanterà tutti con le sue nenie e saremo suoi sudditi in eterno. Perché non ditemi che se ascoltate La descrizione di un attimo non crollate in un sonno profondo nel giro di qualche secondo. Bene, non è sonno, è ipnosi. Perché Zampaglione, egli, può. Ma siccome dietro ad un grande uomo c’è una grande donna, mi domando a chi abbia dovuto darla, la Gerini.
E se non vi basta, ci sono i Finley, con tanto di ragazzine urlanti in dotazione, L’Aura, la brutta copia di Elisa, che è già un disastro di suo, c’è Fabrizio Moro, che farebbe bene a togliersi dalla faccia quell’aria da finto impegnato, che come ho detto l’anno scorso, si fa presto ad imbambolare gli italiani con una canzone sulla mafia. Accetta il rischio, fai una canzone su Paperoga, e vediamo cosa succede.
C’è Max Gazzè, che mi ha sempre dato l’impressione di uno che si addormenterebbe anche dentro un trombone, c’è Gianluca Grignani, che anche lui mi è sempre stato discretamente sulle palle, c’è Mietta e Michele Zarrillo, l’uomo più triste, disperato e tendente al suicidio dopo Marco Masini. E poi altri non pervenuti, tipo Mario Venuti e Cammariere, che, proprio perché non se li filerà nessuno, probabilmente arriveranno in cima.
E poi, scusatemi, quest’anno ci sono Giò di tonno e Lola Ponce, e non posso certo perdermi l’edizione con uno che si chiama come un panino dell’Autogrill che canta insieme ad una che si chiama con un personaggio di un cartone animato. Io ci vedrei bene un cane, non so perché.
Befane
Oggi mi va di prendermela con qualcuno, che mi sono svegliata malissimo.
Quindi, lo dico, impopolare quanto basta: a me Carmen Consoli ed Elisa stanno sulle palle come poche persone del mondo dello spettacolo riescono a fare. La prima non la sopporto neanche alla vista, mi urta il sistema nervoso periferico, la sua voce mi manda in bestia e i suoi testi fanno ca-ga-re. E poi è brutta. Non che la bruttezza sia una colpa in generale, ma per lei sì. Brutta. E il buco dell’ozono è colpa tua. Così come il crollo delle Torri Gemelle, Bin Laden lo ha programmato ascoltando “Parole di burro” (che fa ca-ga-re).
Così pour parler, prendendo un testo a caso: si è già detto tanto e non possono audaci parole nutrire illusioni e l’inverno che bussa alla porta l’ospite reduce da un lungo viaggio sguardi famelici implorano un piccolo assaggio di vita altrui prima dell’alba potrebbero sorprenderci rapiti da un sogno dove nitide acque divorano i nostri passi sulle rive di Morfeo.
Certo. Lo diceva sempre anche mia nonna.
Per non parlare di Elisa. Lo ammetto, da qualche parte ho il suo primo cd, che non faceva così schifo.
Poi si è persa, con quest’aria vagamente new age del cazzo, che mi è sempre stata sui nervi. Quel suo modo di fare sciatto, che la gggente deve apprezzarmi anche se faccio un concerto in pigiama, quei suoi tagli di capelli orribili, quelle sue canzoni sempre uguali, lagnose, quel modo di dondolare mentre canta che mo’ cade mo’ cade.
E la canzone con Ligabue, Dio santo, la canzone con Ligabue. Mi ha triturato le tube per mesi, con un video inguardabile dove ad un certo punto le viene una crisi isterica che mi va venire voglia di prendere a schiaffi il televisore. Che poi, una canzone che inizia con “c’è un principio di magia, tra gli ostacoli del cuore, che si attacca volentieri, tra una sera che non muore e una notte da scartare, come un pacco di Natale“, non può non esserci lo zampino di Carmen Consoli.
E il cerchio si chiude. Befane schifose che non siete altro.
Ooooh, ora sto meglio, grazie. E buone feste.
Aggiornamento: che sbadata. Quasi dimenticavo la Regina delle befane, Irene Grandi. A differenza di Elisa, lei ha scelto il mood aggressivo, fa la figa a destra e a manca, con gli anfibi e l’aria da dura, che sarà alta si e no un metro e una Vigorsol (in orizzontale). Se per Elisa vale Gli Ostacoli del cuore (anche il titolo fa pena), con lei c’è Bruci la città. Nel video fa pure la sensualona, credendo di essere vagamente attraente. No! Cesso pure te, sicuramente “bruci la città e crolli il grattacielo” sarà il nuovo inno di qualche terrorista. Il prossimo disastro sarà colpa tua. Sappilo (brutta).
Maledette feste
Sto guardando il tg su Rete 4, il grande freddo sta uccidendo un’intera generazione di befane, ti prego copriti bene e non farmi stare in pensiero. Invialo a 4 befane e se te ne tornano due avrai un giorno fortunato.
Dopo quello di Capodanno, l’sms epifanico va analizzato in profondità.
Prima di tutto va detto che dopo quattro anni, a quanto pare, questa persona ancora non mi conosce, e lo dico perché in pochi giorni mi ha inondato di catene, con tutti i mezzi di comunicazione possibili ed immaginabili. Non mi stupirei se domani mi svegliassi con un piccione sul davanzale della finestra e un foglietto attaccato alla gamba “se non lanci questo piccione ad altre tre persone verrai considerato una persona normale, e non sia mai“.
A me pare brutto e poco cortese rispondere “c’hai quasi 30 anni, finiscila co’ ste minchiate”, ma a quanto pare il mio silenzio equivale ad un tacito consenso. Sì, ti prego, mandamene di più.
Poi, non so voi, ma fino ad un certo punto è quasi credibile come sms. Fino ad un certo punto mi sono chiesta cosa stesse succedendo in quella mente bacata, perché il tg 4 alle dieci di sera non c’è e se, tra l’altro, decidi di informarti sul mondo tramite il tg 4, qualche problemino random ce l’hai di tuo (non è improbabile, comunque, che il tg 4 faccia un servizio su morti misteriose di alcune Befane di estrema destra per mano di Babbi Natale di estrema sinistra, che se si vestono di rosso un motivo c’è).
“Il grande freddo sta uccidendo un’intera generazione di befane“. In queste poche parole c’è un potenziale distruttivo enorme, se le leggesse un bambino andrebbe in crisi. Con ordine: ma di Befana non ce n’è una sola? La moglie di Babbo Natale? Vorresti dirmi che sono fatte in serie? Sono finte? Oddio *bum*, il bambino si spara in bocca. Secondo: vorresti dirmi che la Befana ogni sei gennaio rischia di morire? Cioè, per portarmi la calza la Befana schiatta? Oddio *bum*, il bambino si spara ad una tempia. Terzo scenario: come sarebbe a dire “generazione”? Nel senso che io potrei essere l’erede della befana e una cosa del genere potrebbe piombarmi tra capo e collo da un giorno a un altro? *Bum* il bambino si schianta su un albero con una scopa tra le gambe, in un vano tentativo di portarsi avanti con il lavoro.
Ma passiamo alla dignità di essere umano che viene distrutta con un semplice messaggio del genere. Anzi no, due dignità di essere umano. Primo, hai già una bassa autostima se non ti importa che la gente ti etichetti come “il/la demente che manda le catene”; secondo, consideri anche il destinatario un coglione, “che di sicuro mi risponderà”. Come no, lascia il cellulare acceso di notte, per sicurezza.
ps. se non girate questo post a 3234 persone via sms siete degli stronzi pieni di carbone.
Niente sarà più come prima
Quando ti crollano i miti con i quali sei cresciuta, ci rimani male.
Quando ti accorgi che 7up non è “Zup“, quando ti rendi conto che l’Estathe in realtà fa schifo, quando capisci che anche le Fonzie non sono come le ricordavi, quando scopri che se tua madre non ha fatto più quel dolce da quando eri piccola un motivo c’è (bleah). Son cose che lasciano l’amaro in bocca (soprattutto la 7up), un senso di vuoto e smarrimento che fa fatica ad andar via; te ne dimentichi, dopo un po’, ma basta un attimo, un piccolo stimolo che ti fa ricordare (mamma, ma quel dolce che non fai da tem….buargh *conato di vomito*) ed è subito tristezza.
Ora, voi guardavate Will il principe di Bel Air, vero? Ditemi che non sto parlando con un branco di sprovveduti che non ha mai visto una misera puntata di Will il principe di Bel Air. Non pretendo che conosciate la sigla a memoria (importante ai fini di una sana e felice crescita come, e forse di più, un omogeneizzato Mellin) ma che almeno sappiate di chi, cosa, come e perché sto parlando.
Dunque, dando per scontato che siate persone intelligenti, vi ricordate Carlton, no? Il cugino sfigato, che stava sulle palle un po’ a tutti ma che se non c’era mancava. Come se ti fa male un dente, malissimo, e il dentista ti dice che deve toglierlo, non vedi l’ora che lo faccia ma poi vedi che ti manca (metafora azzeccatissima). Insomma, lui. Io tutto mi sarei immaginata, davvero tutto, anche che diventasse fosforescente, ma non che diventasse così.
Sembra photoscioppato, ma non lo è.
E’ reale. Si è unito a Bibendum ed è diventato così.
Lui era quello che ballava, agile come un gatto. Se lo facesse adesso…mi verrebbero un paio di dubbi sulla vera causa dello tsunami di qualche anno fa.
Monica Monica? Come i Duran Duran?
Incredibile. Non credo succederà mai più nella storia degli spot televisivi, soprattutto di compagnie telefoniche, ma c’è poco da fare, io adoro la pubblicità della Wind con Nino Frassica. Il che va contro la mia politica “boicotta la Wind, falla fallire anche tu e passa a Vodafone”, ma è più forte di me, la trovo geniale.
E’ un umorismo surreale, a volte demenziale, ma non posso fare a meno di ridere ogni volta che sento “W come Washington, I come Arezzo, N come Napoli, D come Domodorsi”. I come Arezzo, D come Domodorsi, come si fa a non ridere?
E poi, chi di noi non odia la maledetta Compilation della Wind? Ma adesso, se ci fosse Cuore shhhpezzato (”aaaaaaauuuuuaaaaaarrrrhh”) io la comprerei subito.
Maledetti geni del marketing.
Gossip a manetta
Per iniziare come si deve l’anno, sappiate, cari, che c’è il figlio di Peppino di Capri che ha passato il Capodanno accoppiandosi con Lindsay Lohan (a Capri per ricevere un premio per il suo prezioso contributo alla cinematografia mondiale con quello che si direbbe essere il suo miglior lavoro, Genitori in trappola). La suddetta, tra l’altro, sere fa, dicono se ne sia fatti altri due: tale Alessandro di Nunzio, un cameriere che non mi farebbe voglia neanche di ordinare un bastone per accopparlo, e udite udite, Edoardo Costa, che dicono sia intimo con Valeria Marini.
Se permettete, droga, alcol e mancata pedofilia per un pelo a parte, passare da quel canotto a Lindsay Lohan, son progressi.
Ora, con tutto il bene che posso volere alla progenie di Capri e a Sniffalo, non sarebbe sublime se fosse rimasta incinta? Il figlio di Peppino di Capri e Lindsay Lohan insieme e con un bambino. Italia vs America, dove crescerà il bambino? Come lo chiameranno? Kevin Faiella? Jennifer Faiella? Solo io ci trovo qualcosa di pittoresco?
Se ci penso un altro po’, piango, giuro.
…
Non c’è limite alla Stupidità umana
Felice 2008 pieno di S: salute, serenità, soldi, successo, spiritualità. Non ho scritto sesso perché io faccio auguri, mica miracoli…”
Questo è il più brutto, triste, stupido messaggio “pre-stampato” di auguri mai ricevuto in vita mia. Credo sia anche il più brutto in assoluto, un modo come un altro per rendermi ancora di più insopportabile (crepa) chi me l’ha mandato.
Ho cominciato l’anno con un sonoro vaffanculo, perché chi comincia bene è a metà dell’opera.











