E alla fine non ho comprato niente, tiè
Parliamoci chiaro: sette commesse in un negozio Calzedonia non sono altro che forza lavoro sprecata, manodopera buttata, braccia tolte all’agricoltura.
Non so perché, ma da Calzedonia io non entro mai proprio per quelle trecento arpie che girano in tondo come anime in pena aspettando di saltarti addosso; ci passi davanti, vedi qualcosa che ti piace, ma, non si sa perché, sembra che stiano tutte aspetttando te.
Ti osservano e comunicano telepaticamente tra di loro “eccola, sta entrando”.
Poi, voglio dire, un negozio Calzedonia è una stanzetta, non c’è bisogno di chissà quante commesse. Il lavoro di commessa è un lavoro duro, me ne rendo conto, soprattutto nei negozi di vestiti, ed è per questo che quando vedo una maglia piegata male o qualcosa fuori posto lo sistemo io, per non gravare più di tanto sulle spalle delle povere.
…
Per questo e perché mi dà ai nervi, ma è un altro discorso.
Comunque sia, stimo la commessa di un negozio di vestiti, ha tutto il mio rispetto. C’è però un particolare: io vengo da te se ho una domanda, se ho bisogno di aiuto, se voglio sapere dov’è via taldeitali. Se non parlo, se non ti guardo, se non ti sorrido nemmeno, non c’è bisogno di dirmi “ha bisogno di qualcosa?”. Ti pare? Ho chiesto il tuo aiuto? Mi vedi in difficoltà? Sto annaspando tra le taglie? No, e allora gira il culo e torna alla cassa.
Ma per un negozio di vestiti, ripeto, ha più senso presentarsi con la faccia da culo più ipocrita di questo mondo e chiedere se si ha bisogno. Ti viene voglia di sputarle in un occhio, ma ha più senso.
Spiegatemi, invece, che senso ha piombare sull’ignara cliente da Calzedonia. Non vendete reattori nucleari, vedo solo calze e calzini, è un’impresa ardua ma posso cavarmela da sola, senza che mi stracci i coglioni appena entro, tu e le tue ventitre amiche che ti stanno intorno.
Nel momento stesso in cui me la sono ritrovata sul collo con il suo sorriso a mille denti ho maledetto il momento in cui ho deciso di rompere la tradizione ed entrare in quel negozio.
E come ci rimangono male poi quando rispondi “no, grazie, do solo un’occhiata”.
Si sentono sminuite, si rattristano per un secondo e poi ti guardano incazzate, come per dirti “ti tengo d’occhio, tu e la tua borsa, chissà cosa ci ficcherai dentro”.
Certo, perché sono una ladra e non sogno altro che alzarmi la mattina, andare da Calzedonia e rubare un paio di calzini rosa, alla faccia tua.
Joy
19 Gennaio 2008 @ 11:36Odio quando mi si chiede “Ha bisogno di qualcosa?”, ormai lo fanno in tutti i negozi di vestiti e non. Mi mettono ansia. Ah, anch’io ripiego i maglioni…
Joy
19 Gennaio 2008 @ 11:38…per non parlare di quando ci si prova qualcosa nei camerini e quelle mettono dentro la testa a sbirciare che ti devi ancora tirare su i pantaloni… o capita solo a me?
giulia
19 Gennaio 2008 @ 16:25da commessa/studentessa mi sento di spezzare una lancia a favore della categoria…
Premettendo che anche io odio alcune categorie di commesse, volevo dire che:
Chiedo “hai bisogno di una mano?”
perchè i clienti, (sicuramente non voi, MAI voi), rompono gli oggetti, (e alcuni tentano anche vergognosamente di nasconderlo, quando non abbiamo MAI fatto pagare un oggetto rotto), si catapultano sincronicamente alla cassa nel momento di maggiore ressa, pretendono 10 pachetti di oggetti dalle foggie più strane mentre stai servendo altri mille clienti, sbuffando e battendo il piedino, quando hanno girato per ore ed ore nel negozio, carichi di roba che già sapevano di volere impacchettata, ma che non ti hanno portato alla cassa benchè vuota,così, per hobby.
Chiedo “avete bisogno”, perchè poi IO devo riordinare le mille cose che il cliente sposta, nella ricerca di un fantomatico oggetto che hano visto solo loro e che non troveranno mai, altro che la ricerca del tempo perduto, ma che prima di chiedere ti rifanno l’arredamento del negozio.
e se mi rispondi “no grazie, dò solo un occhiata” almeno che l’orario di chiusura non sia passato da mezz’ora (succede), non ti darò mai un occhiataccia (le commesse non lavorano su percentuale, non credo diano occhiataccie) , girerò volentieri il culetto verso la cassa, dove mi barricherò in attesa (nella maggior parte dei casi) che il chip che avete installato nel cervello si attivi in contemporanea di quello degli altri clienti nel negozio e cominciate all’assedio alla commessa.
Spesso non ti chiedo mai “avete bisogno”, perchè so che siete quei tipi che ti chiedono mille prezzi e non comprano niente, che per scegliere fra due articoli uguali , cambia solo il colore di una scritta, ci mettono giorni, tornando a più riprese, portandosi dietro il parentame, gli amici ,e allora sono nascosta, fingo di cercare monete sotto alla casssa, mi mimetizzo.
Oppure non ti chiedo “hai bisogno”, perchè mentre ti salutavo “buongirono”, tu dicevi “buonasera” guardandomi il petto.
E molto spesso chiedo” Avete bisogno?” e mi sento rispondere si grazie, oppure no, ma si comincia a chiaccherare e ci si può fare anche due risate, senza problemi.
(p.s.non voglio essere critica adoro il blog, e adoro Monica, rispondo nello spirito del blog
)
giulia
19 Gennaio 2008 @ 16:33per il punto di vista dei commessi consiglio, Clerks, geniale film di Kevin Smith
LeggeParziale
19 Gennaio 2008 @ 18:22Giulia! Cosa mi hai ricordato! Adoro quel film! Ora piango.
Mbee
19 Gennaio 2008 @ 19:10@Giulia

O tu sei una piacevole eccezione, o io sono particolarmente sfigata.
Certo, c’è anche una terza possibilità, ossia che io abbia l’aria di una cleptomane/taccheggiatrice compulsiva..
Credo di poter affermare senza dubbio alcuno che il 90% delle commesse che incontro mi lanciano un’occhiataccia se declino la loro offerta di aiuto..
Alianorah
20 Gennaio 2008 @ 02:18A volte sono direttive aziendali. C’è nascosto da qualche parte il padrone che controlla se la commessa è sollecita. E alle commesse scoccia più dei clienti dover andare a porre l’odiata domanda. Lo so, sono stata anche commessa

Ghebuz
20 Gennaio 2008 @ 13:38Secondo me sono tutte laureate in SciDeCom :-D
giulia
20 Gennaio 2008 @ 15:18ghebuz io mi sto laureando in studi orientali (coreano e cinese).quindi?
giulia
20 Gennaio 2008 @ 15:18S.B.
20 Gennaio 2008 @ 17:18Anche se non vado da Calzedonia anche io non sopporto i commessi invadenti !!
dulcamaranta
21 Gennaio 2008 @ 13:08Io ODIO le commesse. Soprattutto quelle che ti aprono il camerino mentre stai ancora in mutande per chiederti: “Come va? Tutto bene?”
je
25 Aprile 2008 @ 11:35ciao ragazze però c’è da dire che quando lavori come commessa ciò che devi saper fare è … vediamo se indovinate.. si è vendere… ok.. e allora non è la poveretta (come citato da qualcuna) che ha bisogno di romperti i coglioni anzi lei ti farebbe fare pure cassa da sola.. ma allora non farebbe la commessa!! ci siamo.. ebbene se non avete voglia .. di arpie.. sulla spalla, girate i piedi e andate al mercatino dove è sicuro che starete in pace… vorrei vedere, se noi venissimo da voi, a lavoro, per dire cosa dovete fare o sbuffare perchè siete troppo disponibili con noi…
una commessa che si fa un culo così!!