Crisi di nervi
E sali sul letto.
E scendi dal letto.
E cerca di scavare una buca sul letto.
E vieni ad annusarmi il naso.
E saltami sulla pancia.
E butta per terra la valigia.
E miagola al lampadario.
E scava una buca nella lettiera buttando tutto di fuori.
E usa la vasca come uno scivolo.
E nasconditi dietro la lavatrice.
E butta per terra tutto quello che c’è sul mio comodino.
E mordimi i piedi.
E mordimi la mano.
E butta per terra tutto quello che c’è sul lavandino.
E dammi le musate per farti spazio sul letto.
E leccami la guancia mentre dormo.
E prendi le mie ciabatte e spargile per la casa.
Ecchecccccccazzo.
La lobotomia per gatti esiste?
Non ce la faccio più.
Siamo una squadra fortissimi
Ribadisco un concetto espresso poco tempo fa: Buffon che fa la pubblicità del Canta tu e del Toy Center mi mette una tristezza addosso difficile da spiegare. Mi viene voglia di piangere nel vedere le sue abilità di attore, coadiuvato dalla pregnissima Seredova sdraiata su un divano stile Maya Desnuda, che parlano al telefono divertiti e contenti per le imminenti feste, sui regali da fare ai mille bambini che conoscono, per poi arrivare alla gag finale, quando “Gigi” si rende conto che ha lasciato la Toy Card (tipo la fidaty dell’Esselunga?) a casa.
Fantastico. Mi viene voglia di suicidarmi a Natale ogni volta che lo vedo. Mi impiccherò con le lucine dell’albero di Natale.
E già che ci sono, voglio ringraziare la 3. A parte che mi è sempre stata sulle palle, fin dall’inizio e senza apparente motivo se non un “che vuole questa?”, ma da quando la Littizzetto prende una vagonata di soldi per fare le loro pubblicità sono riusciti a farmela odiare con tutto il cuore.
Mi viene voglia di sfondarle un pandoro di piombo sulla testa.
E non mi farà più ridere, per partito preso (ultimamente non è che fosse chissà che, anche lei è del partito “riciclo le battute sperando che non se ne accorgano).
Se c’è, non si vede
Allora. Io ho traccheggiato abbastanza co’ sta storia del virus, per dei semplici motivi.
Primo: non conosco il mondo dei virus, se non quello del raffreddore.
Secondo: speravo che la cosa si risolvesse da sola. Come con un bambino che se non lo caghi smette di frignare. Io il virus non l’ho cagato (anche perché problemi col mio pc non ce ne sono mai stati)(ma probabilmente ho infestato tutti quelli di Milano) ma non ha smesso di frignare, a quanto pare.
Negli ultimi giorni ho avuto sinceramente paura di minacce di morte via mail e richieste di risarcimenti per computer andati in frantumi, ergo, dopo vari tentennamenti, ho chiesto aiuto agli angeli custodi del blog, che, a quanto pare, hanno risolto il problema (sempre siano lodati, amen).
Ancora non ho capito come si è intrufolato sto virus, che il blog non ha preso fresco; mi dicono dalla regia che probabilmente ho smanettato io e, come è facilmente intuibile, l’ho fatto male e chissà che c’ho messo. Il fatto è che non ho smanettato, non ho fatto niente (più che altro perché 1- non ho tempo 2- non mi ricordo come si fa), quindi la colpa è di qualcuno là fuori.
E per “là fuori” intendo tangenziale - Milano - Italia - Europa - Terra - Via lattea.
Il succo (e uso il condizionale per scaramanzia): il virus dovrebbe essere stato debellato dagli acchiappavirus (mi piace immaginarli stile Ghostbusters), e in effetti finora questo pc non è esploso e non mi sono apparsi messaggi tipo vuoi che il blog esploda? “Si” “No”.
Se qualcuno di voi ha ancora qualche problema mi verrebbe da dire, in modo molto infantile, che è colpa vostra gné gné specchio riflesso, ma siccome siamo gente seria (…), scrivete tra i commenti le seguenti opzioni:
- sì, il virus c’è ancora e mi sta strangolando in questo momento, oddio no, aiut…
- sì, il virus c’era e ora non c’è più, grazie, quanto ti devo?
- non rompermi le palle il virus non c’è mai stato
- varie ed eventuali
Un periodo musicalmente complicato
Il fatto è che dieci/dodici anni fa le canzoni non potevo scaricarmele. Avevo un walkman scassatissimo, scocciato (nel senso con lo scotch)(non che si annoiava)(credo)(…), che ogni tanto decideva di mandarmi in frantumi la cassetta (quindi sì, probabilmente era anche scocciato).
Il cd signolo era un’utopia, si comprava una cassetta a busta chiusa, sapendo che probabilmente mi sarebbe piaciuto solo il singolo ascoltato alla radio, e non ho mai capito come fare a mettere canzoni diverse in una stessa cassetta.
C’erano tante canzoni sparse qua e là che mi piacevano, ma che non compravo per non correre il rischio di fare un acquisto sbagliato, che, come sapete, è cosa che detesto. E sinceramente ignoravo che di lì a poco tempo avrei avuto la possibilità di scaricarmele, gratis, il singolo e basta, o anche tutto l’album e se non mi piaceva, elimina, cestino, svuota cestino, non me le segnavo su un foglietto a futura memoria.
Fatto sta che molte di quelle canzoni non me le ricordo.
Erano canzoni che passavano alle radio, quindi “commerciali” (anche se è una definizione che non sopporto), canzoni che più o meno quelli dalla mia età in su conoscono, a meno che dieci anni fa non vivessero in una caverna in completa solitudine.
Qualche giorno fa, grazie ad un blog che non ricordo (non è che voglio fare la gnorri, è che davvero non ricordo quale) trovo un video: questo. Non so bene sotto quale genere classificare questa canzone, di sicuro non è musica classica, ma voi non potete capire quanto mi piacesse ai tempi. Del tipo che se la beccavo in radio saltellavo dalla gioia, e diventavo triste una volta finita, perché chissà quando la becco di nuovo.
Me ne ero completamente dimenticata, insieme a chissà quali altre canzoni. Oggi ce l’ho, oggi ho un iPod, oggi posso riascoltarla quanto, quando e come voglio. Sarò stupida, ma son cose che mi rallegrano tantissimo.
Come quando ricomparvero nella mia vita The Colour Inside e i Kula Shaker.
Vorrei quindi fare un caloroso appello a coloro che dieci anni fa o giù di lì avevano già una conoscenza musicale: aiutatemi. Ditemi le canzoni che vi vengono in mente di quel periodo, che passavano spesso in radio, conosciute e che avrete ascoltato almeno un milione di volte. Sono sicurissima, ce ne sono altre che mi sfuggono e che un tempo sono state la mia fissazione.ps. ho ancora una cassetta degli Articolo 31. Non ho mai detto che ascoltassi buona musica.
L’imbarazzo della scelta
Ieri mi sono vista tutta la seconda serie di Heroes in meno di 12 ore. Viene da sé che oltre alla sinusite adesso ho due occhi rossi che ve li raccomando, e in più, la pancia bruciata perché ho deciso perché no, guardiamolo col portatile sulla pancia distesa a letto. Posizione comodissima.
Ovviamente, finita l’ultima puntata, dalla mia camera si alzato, leggiadro, un urlo: brutti figli di puttana, no, cazzo, ditemi come cazzo va a finire! E perché? Perché quegli stronzi di sceneggiatori di Hollywood hanno deciso di scioperare proprio ora. Undici fottutissime puntate invece di 24, uno spara e bam, finito tutto, per quanto ne sappiamo quella potrebbe essere la fine in senso assoluto, se questi stronzi non riprendono a lavorare come si deve.
C’è un vuoto dentro me, che deve essere colmato presto. Chi ha sparato, perché? Dov’eri quando hanno sparato a quello di Heroes? E quell’esplosione, è morta o no? Resusciterà come quell’altro (non accusatemi di spoiler, che su Wikipedia c’è raccontato tutto per filo e per segno)?
Se ci penso mi viene da piangere.
L’altro effetto collaterale è che ora mi sono stra-convinta di avere un potere, pure io.
Devo solo decidere quale.
In ordine:
- lo starnuto assassino. Con lo starnuto, chiunque, nel giro di un chilometro, crollerà a terra, morto.
- la sindrome premestruale a comando. Dici A quando io ho deciso che dovresti dire B? Mi stai sul cazzo, ti uccido con la sola imposizione delle mani. Perché oggi mi gira così. Poi piango.
- il vaffanculo ad ultrasuoni. Questo, nel raggio di due chilometri, uccide chiunque trovi. Si tapperanno le orecchie con le mani, urlando, chiedendosi, che cazzo è, e crolleranno anche loro, insieme a quelli colpiti con lo starnuto.
- la possibilità di teletrasportare, con un semplice campanellino e dovunque mi trovi, Vanessa Incontrada. La suddetta comincerà a cantare canzoni in spagnolo, Gloria Estefan e tutta la combriccola, istigando al suicidio chiunque incontri per la sua strada. Non particolarmente adatto a persone non udenti.
So come divertirmi
La mia attività principale, in questi giorni, è soffiarmi il naso, respirare a bocca aperta, non dormire, tossire in modo convulso rischiando di sputare un polmone, o peggio, ad ogni colpo, ingerire qualsiasi tipo di vitamina e/o medicina e/o spruzzati-questo-in-bocca, che male non ti fa.
Quindi, come vedete, sono molto impegnata e mi sto divertendo tantissimo. Riceverete l’invito al mio funerale entro qualche giorno.
L’essere in fin di vita e portartore di bacilli, però, è un’ottima scusa.
- Monica, puoi scendere per… - Coff.
- Monica, posso telefonarti? Devo raccontar… - Coff, coff, sniff.
- Monica, mi accompagni a far spes… - Coff, coff, coff.
- Monica, mi aiuti a dare la medicina al gatto? - Ma col cazzo. Coff.
Non funziona per tutto, comunque. Vorrei dare la colpa ai tre, quattro quintali di piombo che mi pesano sulla fronte, o a presunti grumi di sangue che ostruiscono chissà cosa, ma non serve, non ci posso fare niente, quando mangio un mandarino devo piantarci dentro il dito prima di mangiarlo e far finta di essere l’omino mandarino poi, una volta ucciso, mettermi le buccia sui denti. Sinusite o meno.
Impara a fischiettaaaaar…
Ma proprio ora che mi ero tolta dalla testa pa-pa-pa-parmigiano reggiano, arriva Crai craaaai spesa fantastica?
No, dico, sono tre giorni che vado avanti così.
Anzi, mi sbaglio. Una parte della giornata la passo a cantare questo scempio, un’altra a fischiettare la canzone della Vodafone (cos’è Biancaneve? Che crepi lei e tutti i sette nani, cristo santo) e il resto “piano piaaanoooo buono buonooooo“.
Ora, viene da sé che alla Crai non ci andrò mai (ha-ha), neanche se fosse l’ultimo supermercato sulla faccia della terra e io stessi crepando di sete, piuttosto mi faccio due sorsi d’Arno, il panettone mi fa schifo e se mi piacesse non prenderei mai quello della Maina neanche sotto tortura, ma la Vodafone, cazzo, me tocca.
L’altro giorno ho telefonato al servizio clienti e mi hanno fatto aspettare almeno mezz’ora, con quella canzoncina soporifera di sta ceppa.
“Sì sono Ermenegilda, cosa posso fare per lei?” e io già dormivo da almeno 10 minuti.
La tv che offre sempre qualcosa di nuovo
Ma che è oh?
Da quando Enrico Papi ha le carte in regola per condurre La Ruota della Fortuna?
E perché far tornare La Ruota della fortuna? A sto punto Sarabanda, che l’uomo Gatto un po’ mi manca.
Chi la guarda?
Io la guardavo, tutti i giorni, ma insieme ad Ok il prezzo è giusto.
Rifacciamo pure quello, a sto punto.
Io ci metterei la Toffanin, guarda.
Da Verissimo a Ok il prezzo è giusto, con la sua classe ed il suo aplomb ad urlare “allora, quanto costa questa lavatrice secondo voi, vecchie comare rinsecchite?”.
Sai che bello.
Che già la pubblicità della Tim che riprende quella con Massimo Lopez di qualche secolo fa un po’ mi destabilizza. Insomma, scoprire che in realtà quello vende le tende. Che delusione.
E Brignano che conduce Pyramid? A sto punto chiamate me, porto pure il gatto, così gli ascolti salgono.
E la strabiliante figura di merda che la Gregoraci ha fatto a Buona Domenica? Se non ci fosse stata Striscia la Notizia me la sarei persa, è stata una delle cose più belle viste in tv negli ultimi anni. Eh sì, ma le si era rotto il tacco. Perché, con i tacchi non fa già cagare abbastanza? Il tacco rotto le ha dato una marcia in più, e anche il fanculo sillabato in primo piano.
Ora torna pure Amadeus. Ma Uno contro cento non era stato un flop clamoroso? Non sono aumentati i suicidi in quel periodo? Perché rifarlo? Va bene, siete a corto di idee, ma con tutto sto revival, che ne so, metteteci Drive In. Sai quante ne trovi di ragazze oggi disposte a pattinare mezze nude?
La bolla e le aggettivazioni
Venerdì sera ho guardato l’intervista barbarica a Gabriele Muccino.
Non l’ho guardata con pregiudizi del tipo “fai film di merda e l’ultimo bacio mi ha messo angoscia”, no, ero seriamente intenzionata ad interessarmi alle sue parole.
Colpa mia se quell’uomo è incomprensibile?
Seguire la sua intervista è stata una delle cose più impegnative degli ultimi anni, compreso imparare a camminare.
Sorvoliamo sul balbettare, che poverino, sorvoliamo sulla vaga presenza della tipica S a Muccino che a questo punto è di famiglia, sorvoliamo sull’eccessivo gesticolare che probabilmente gli serve per esprimersi meglio, ma si può parlare così tanto (tanto che la Bignardi ha dovuto fermarlo)(che peccato, torna a trovarci)(sì certo, Bignà’, trovane un’altra più divertente) e non dire un cazzo?
Non sapevo se provare tenerezza per l’evidente stato di ebbrezza del suddetto o se provare ad ucciderlo con un calcio sulla nuca; mi aspettavo, inoltre, che la Bignardi crollasse da un momento all’altro sul tavolo, che cominciasse a ridere in modo isterico, che si mettesse a parlare con i tizi del pubblico che le stavano dietro, che cercasse ogni spigolo con la testa per trovare la pace eterna, lontano da Muccino.
L’idea che mi ha dato però è del classico tipo che ti straccia le palle e deve finire ogni discorso, quindi se ti uccidi prima, è capace di spararsi in bocca, seguirti nell’aldilà e terrorizzarti da dietro con “quindi, ti dicevo….”.
Cioè, fammi un sunto di quello che Muccino ha detto.
Mah…la bolla dell’adolescenza…le aggettivazioni…ero ossessionato con i piccioni…la mia solitudine quindi era piena…vedo la gente morta.
Neanche l’intervista precedente è stata così impegnativa. E l’intervista precedente era Mike Bongiorno, non so se avete presente com’è quando attacca a parlare, ho ben trèèèèèè figli, ho rischiato la morte trèèèèèè volte, eh, hai capito, eh?
Guardatevi il filmato, fatemi sto favore, e ditemi che non è un problema mio e che davvero Muccino in quella bolla c’è stato un po’ troppo.
La persona sbagliata nel momento sbagliato
Poltroncine rosse, a due passi dalla tribuna d’onore, sopra le panchine.
Così vicino al campo da vedere le smorfie dei giocatori e sentire le loro urla.
I brividi quando viene annunciata la formazione del Milan e i tifosi che scandiscono i nomi.
Le lacrime agli occhi per il ricordo di una persona che non c’è più che mi metteva la sciarpa del Milan al collo quando ancora non sapevo camminare e mi portava allo stadio.
Ammirare lo spettacolo celestiale di Kakà che ti corre praticamente davanti agli occhi e trattenere commenti del tipo “ma quella maglia, non se la può togliere e correre senza?” perché intorno non c’è una ragazza neanche a pagarla oro, qualcuno che ti possa guardare con tanta comprensione.
Arrivare alla conclusione che i bambini allo stadio non ci possono andare. Primo perché non stanno mai zitti e rompono le palle (probabilmente anch’io ero così)(ma anche no) secondo perché è un luogo violento. Non per i cori che poi imparano e a scuola urlano alle maestre “pavel nedved pezzo di merda”, non per i tifosi, non per gli scontri, ma per gli ultra sessantenni che urlano, sparano bestemmie ed offendono ad ogni palla persa. Son cose che neanche un trentenne dovrebbe sentire, figuriamoci un bambino.
Godersi una partita dopo anni di “lutto”, e non una partita a caso, una partita che vede contrapposto mio padre con tutta una famiglia di milanisti, una partita che incrina la serenità familiare, un momento cruciale della stagione, sei felice di esserne fisicamente partecipe…quando ad un certo punto una mora davanti a te attira la tua attenzione. Chi sei, il tuo profilo non mi è nuovo.
Mmm.
…
…
Cazzo. Magia interrotta. Come nei film, quando una musica celestiale (in questo caso proprio, “pavel nedved pezzo di merda”) viene interrotta bruscamente. Ma tra tutte le persone che potevo avere davanti, proprio la Guarnieri di Studio Aperto? Non ero così emozionata dai tempi in cui vidi Cesare Cadeo (…).
Ps. un tizio accanto a me fa al suo amico “guarda, c’è Monica Guarnieri“. Ho passato qualche centesimo di secondo a dirmi “dai, non correggerlo…stiamo parlando di una che lavorava a Studio Aperto, che te ne frega se la chiama Monica e in realtà si chiama Elena?”. Ma scusa, non è il suo nome. “E che te ne frega, dai, non fare la saputella pignola anche qua”. Non ce l’ho fatta. “Elena….Elena Guarnieri, non Monica“…il suo sguardo, un misto tra “chi cazzo sei, che cazzo vuoi e vergognati che conosci il suo nome” è stato la ciliegina sulla torta per un fottutissimo 0 a 0.
Segui la luce, nel caso
- Ma dove vuoi andare con quei codini? (ride)
Mi irrito
- E te dove vai a battere stasera vestita così? (non rido)
Panico. Oddio mi sgozza. Oddio finisco sui giornali. Oddio Studio Aperto farà un servizio “Epidemia di coinquiline uccise, già pronto il vaccino”. Oddio Oddio.
…
…
…
Ride.
…
Ho visto la morte in faccia, ho visto.











