Una lotta impari
Forse ne ho già parlato l’anno scorso, ma a me Massimo Boldi fa una pena infinita ed ogni anno peggiora. Questo non implica che De Sica sia il mio idolo e che guardi volentieri i suoi film, significa semplicemente che, a parità di stupidaggine, i film di Boldi sono di uno squallore e di una tristezza senza limiti.
Voglio dire, entrambi sono dei panettoni natalizi (anche se Boldi esce adesso…paura eh?), entrambi presuppongono un quoziente intellettivo di un carciofo, entrambi non fanno ridere neanche se i sette euro del cinema te li ridanno, ma De Sica riesce ad avere un cast almeno vario.
L’anno scorso c’era la Ferilli, se non sbaglio, c’era Claudio Bisio, Massimo Ghini, c’erano il Nongio e Paolino di Mtv, non che siano chissà che, anzi, ma almeno è gente diversa; c’era addirittura la Canalis, se poi fosse il cartonato della Tim o quella vera io ancora non lo so, fatto sta che c’era.
Guardiamo chi aveva l’anno scorso Boldi, nel fantastico film Olè: Vincenzo Salemme, che se fossi napoletana il mio unico obbiettivo nella vita sarebbe quello di distruggerlo; Natalia Estrada, e non penso che in questo caso ci sia bisogno di commenti; Francesca Lodo, una che dall’inchiesta di Vallettopoli è uscita con le mani pulite ma il naso infarinato; Brigitta Boccoli, ha-ha. Divertentissimo.
Questo Natale lo scempio si ripete, e non parlo della sola presenza dei film nelle sale cinematografiche, che al mondo c’è di peggio, ammettiamolo. Tipo il caffè che ti ustiona la lingua e perdi sensibilità per un giorno.
Parlo del paragone che inevitabilmente si fa tra i due e dei calci virtuali nel culo che Boldi prende, ogni volta.
Quest’anno De Sica ha al suo fianco la Hunziker, che personalmente mi sta simpatica come la stanghetta degli occhiali che ti va nell’occhio e te lo buca, ma insomma, è pur sempre un volto ggggiovane; Fabio De Luigi, che personalmente amo con tutto il cuore nonostante sia diventato un fisso del cast, visto che c’era anche l’anno scorso; c’è Nancy Brilli, che Dio ce ne scampi e liberi, ma avete mai visto la Brilli in un panettone? Io no, punto a favore. Vabbè, c’è anche Aida Yespica, ma anche lei ha fatto cose peggiori, tipo stare con Dj Francesco (che è inutile che ti fai chiamare solo Francesco adesso, sarei sempre Dj Francesco e sarai sempre un coglione).
Per Boldi chi si è smosso? L’onnipresente Enzo Salvi, che si può sapere chi cazzo è? Da dove uscito, da quale gabbia? Che fino a qualche anno fa non sapevo neanche che esistesse e ora rischio di trovarmelo anche nei cereali. Intendo proprio dentro la scatola. Che almeno facesse ridere. Che almeno. Anna Maria Barbera, che sarebbe quella che faceva Zelig, di una bruttezza disarmante che ti dici “cazzo se sono figa”. Non so voi, ma questa già mi aveva rotto le palle dopo due puntate: non fa ridere, dice sempre le stesse cose ed è un’offesa alla vista. Biagio Izzo, ossia dalla padella alla brace. Lui è quello che tenta di far ridere ma non ha ancora capito che il suo posto è in miniera o nei campi. Facciamo entrambi. I Fichi d’India, pazzesco, sono ancora vivi, nessuno li ha bruciati vivi. E poi c’è lei, Victoria Silverstedt, ed il primo che dice che è bella finisce nello spam a vita, giuro. Lei sì che non ha nessun filo logico dentro un film, a meno che non abbia le tette parlanti, a quel punto diventerebbe un fenomeno da baraccone. Non che ora non lo sia, ma potrebbe migliorare.
Quindi, io vorrei fare un appello: premesso che non andrò mai a vedere i suddetti film, perché sette euro li butto più volentieri per una pizza, ma non è che qualcuno più buono e caritatevole di me può sacrificarsi per Boldi? Mi fa pena e avrà pure una famiglia da mandare avanti no? Contribuite al suo sostentamento. Sette euro, che saranno mai. Pagate il biglietto e poi andate via, non è che guardare il film sia obbligatorio, sarebbe solo una crudeltà. Ma su…un piccolo sforzo.
Alien
Il problema di Gianfranco Fini non è predicare bene e razzolare male, non è una pratica così fuori dal comune nel contesto della politica; il suo problema non è predicare il valore della famiglia, poi divorziare e fare un figlio fuori dal matrimonio con un’altra. Il problema è che quest’altra, tale Elisabetta Tulliani, è una delle donne più brutte mai viste sulla faccia della terra. Siamo sicuri che sia umana e non un esperimento genetico tra un cavallo e un brutto trans brasiliano? No perché io avrei i miei sani dubbi.
Pù Purrì #6
- Come si chiama quando cadi dal letto? Demenza senile? Cioè, quando gira che ti rigira che ti rigira che ti rigira alla fine capisci che non è il solito sonno dove sogni di cadere e ti svegli, ma ti ritrovi faccia a faccia con il parquet. Caldo, perché i miei hanno avuto la geniale idea di mettere il riscaldamento per terra. Che si accende da solo quando fa troppo freddo. Ora, non so da voi, ma qua c’è un freddo porco. Quindi, 1+1+1…gira che ti rigira, sbam, questo è il rumore che ho più o meno fatto cadendo rovinosamente per terra, rimandendo tre minuti spalmata sul pavimento ustionandomi una guancia, in un bagno di sudore, che farà anche freddo ma sotto un piumone tutto è relativo. So che mi verranno lividi da qualche parte. Sono le 4.30 di notte e sono al computer perché non riesco più a dormire. Vaffanculo. Così, indistintamente. Che si inizia sempre bene.
- Ora, dispiace ammetterlo, più che altro per partito preso, ma la fiction su Rino Gaetano era bella. Non che sia un’appassionata del suddetto, non conoscevo altre canzoni se non le più ovvie, forse parlo perché adoro Claudio Santamaria. Comunque sia, anche se alla sorella non è piaciuta, vi dirò: bravi. Al posto di Laura Chiatti però avrei preso preso un polipo. Dell’Ikea.
- A proposito, voglio sfatare un mito: io non penso che Scamarcio sia un cattivo attore. Un mediocre attore, al massimo. Uno come tanti, che ha fatto la stronzata di fare un film penoso, ma insomma, ce ne sono di peggiori, secondo il mio modesto parere. Questo ostracismo nei suoi confronti è immotivato, perché penalizzarlo solo per…ma che sto dicendo?
- E già che ci sono, mi è venuto in mente di dire la mia su Moccia. Che io ho guardato il film, c’ho fatto il post, ha-ha, tutto molto simpatico, ma non mi sono mai soffermata su quanto la faccia di Moccia ti dica: sì, sono un coglione ebete. Guardatelo. Non vi fa pena? Non vi ricorda la classica faccia da maniaco sessuale che va in giro con un cappotto e sotto niente? Che vi si pianta davanti e dice “guarda qua, tre metri di cielo” e te gli ridi in faccia che non sai se piangere o chiamare qualcuno? Non so, dà quest’idea. E il suo blog lo avete mai letto? Male. Molto male. Soprattutto per i commenti. “ciao stra arci super miticissimo Mr. Moccia!!”. Chissà quante volte questa è caduta dal letto.
- Vorrei dire la mia anche sul caso Eva Henger. E se non esiste un caso Eva Henger, ne invento uno su due piedi, che possono farlo solo Mentana e Vespa? Mi procurerò anche un plastico di Eva Henger guarda. Comunque, torna dov’eri. Dov’eri, a mungere mucche in Svizzera? Dov’eri, a dipingere di viola la mucca della Milka? Ecco, tornaci. Perché ammorbarci? Facevi film porno, le donne ti guarderanno sempre con disgusto e gli uomini…vabbè. Che vuoi fare ora? L’attrice? Ma se parli a malapena italiano? E nessuno si ricorda di te a Paperissima Sprint? Che è sto mondo, s’è rincoglionito tutto insieme? Non so, ho paura di ritrovarmela infiltrata in un partito, questa qua. E ci sono già abbastanza buffoni in giro, che non hanno neanche avuto bisogno del Gabibbo.
- Da piccola mangiai un Gabibbo di zucchero. Così, mi è venuto in mente adesso e volevo che si sapesse.
- A Milano, non avendo la connessione, rimango indietro sul gossip spicciolo e sugli eventi più inutili. Anche perché non guardo Studio Aperto. E non sapevo quindi dell’uscita del singolo nuovo delle Spice Girls, proprio no. La canzone fa cagare, il video è un’offesa alla vista, Victoria è ormai un manichino, di cattivo gusto (attenzione: ad un certo punto accenna addirittura ad un sorriso!), e Geri è sulla buona strada per diventare come Madonna: un cesso. Ho cambiato idea, non rivoglio più le Spice Girls. Hanno stranamente più senso come attrici di pubblicità.
- C’era un ultimo punto ma non lo ricordo.
- Ah sì, Oceano Elkann? Maddai, che famiglia di fattoni.
Inquinamento acustico
Lo so, leggendo il blog si può benissimo arrivare alla conclusione che io sia il classico tipo di persona che odia tutto e tutti. In realtà io appaio tale perché sono il contrario nella quotidianità: sopporto tante cose, troppe, e se litigo con qualcuno vuol dire che mi ha fatto davvero incazzare, la mia soglia di pazienza è molto alta. Lo so, scioccante.
Questa premessa per far capire che se io dico “ci sono poche cose che mi danno davvero fastidio”, vuol dire che ci sono davvero poche cose che mi istigano all’omicidio. Tra queste, il suono del telefono.
Qualsiasi telefono, fisso o ambulante (che è più carino di “mobile”), il solo suono mi manda in bestia, forse è associato al fatto che non amo stare al telefono. Il mio cellulare suona poche volte al giorno, perché tutta la mia rubrica sa che non sono un tipo a cui piace ciarlare al telefono. Stai morendo? Chiama pure. Vuoi dirmi che ti è finita la penna? Crepa. E poi chiama.
Mia madre lo fa una volta al giorno, più o meno alla stessa ora, per chiedermi se e cosa ho mangiato. E se fa freddo. La cosa non mi reca disturbo, è pur sempre mia madre e deve rompermi le palle con domande inutili, è scritto sul contratto che ha firmato alla mia nascita. Se chiama due volte penso che sia successo qualcosa, se chiama tre rispondo male.
Tempo fa ho mandato a fanculo, con tanto di cartina stradale per evitare che si perdesse, una mia amica: mi chiamava trentacinque volte al giorno, per dirmi le stesse cose, lamentarsi delle stesse disgrazie, stracciarmi le stesse ovaie.
Chi mi conosce sa che se devi dirmi una baggianata, tipo dai da mangiare al gatto, basta un sms, non importa che mi chiami. E se dico gatto capite di chi sto parlando. Perché, se abitiamo insieme e mi vedi tutti i giorni, quando sei a lavoro devi chiamare per chiedermi “come stai”? Cazzo mi hai visto stamattina, come devo stare? Come tre ore fa, cristo. Se mi rompessi una gamba te lo direi, se un polmone mi uscisse dalla bocca con un colpo di tosse te lo farei sapere, ma perché tenerti aggiornata sul mio stato di sonno? Non puoi aspettare le cinque, che torni a casa?
Quindi, di riflesso, odio il telefono che suona. Se ci fosse la vibrazione per il telefono fisso lo preferirei. Certo, i primi tempi potrebbe farmi un po’ paura vedere il telefono che striscia sul tavolo e penserei subito a qualche spirito burlone, ma si tratta di abitudine.
E comunque, se proprio devi farlo suonare, usa il “drin drin”. Il mio cellulare fa “drin drin”, come recita il titolo di un post di qualche mese fa; non era un modo di dire, il mio telefono suona come un fisso e quando una mia amica mi chiese “ma ti accorgi che è il tuo che sta suonando?” le ho risposto “ormai nessuno mette come suoneria “drin drin”, è per forza di cose il mio”. Mi ha guardato come si guarda un saggio di 100 anni che dà sempre la risposta giusta.
Quando ero al liceo avevo come suoneria “Vorrei” dei Lunapop. Ma ero al liceo, e il mio cellulare era un 3310 della Nokia, quindi era come se un gatto schiacciato da un tir si mettesse a cantare i Lunapop. Non come i cellulari di adesso, che tempo qualche mese e uscirà direttamente Cremonini a cantarti Maggese.
Odio le suonerie fantasiose, quelle già presenti nel cellulare, melodie che non stanno né in cielo e né in terra, che secondo me fanno schifo anche a chi le ha inventate. Odio ancora di più le suonerie scaricate. Se nel silenzio del treno il tuo cellulare suona e comincio a sentire la voce di Mika, ringrazia il cielo che non vengo a menarti. Se al ristorante ti suona il cellulare e parte la voce di Vasco, ringrazia il cielo che non metto del veleno nel tuo piatto.
Questo è un avviso, più o meno, per coloro che abitano a Milano: se vi suona il cellulare in un luogo pubblico e invece di un suono decente sento “Umbrella” di Rihanna…non stupitevi se in lontananza sentite dire “ma vai a cagare, te e Rihanna”. Sono io.
ps. se avete come suoneria “le tagliatelle di nonna pina” passo all’azione.
Come eravamo
Buttiamola sulla leggerezza, smettiamo di fare discorsi impegnati: vorrei farvi vedere questo video, credo sia datato 1876.
Non fraintendetemi, non voglio insinuare un’omosessualità latente di Brad Pitt. Ma anche sì.
Il vero amore
L’altra sera, guardando Grey’s Anatomy, mi sono fatta una domanda che Marzullo lèvati che non sei nessuno: qual è la più grande storia d’amore nelle serie tv? Dopo un’accurata scrematura sono rimasti quattro finalisti:
- Dr. House e Dr. Wilson
- Seth e Ryan
- J.D. e Turk
- Joey e Chandler
Il dubbio non mi fa dormire.
Frenesia portami via
No, il fatto è che, quando sei a Milano hai sempre qualcosa da fare, che sia rincorrere un gatto, pagare le bollette, pregare di non saltare in aria in metropolitana, non importa, la tua mente è sempre occupata. Quando poi torni nella casa tra le galline (non è un modo di dire)(soprattutto quando starnazzano la mattina) tutto rallenta: la tua camminata cambia, non alzi i piedi ma li strusci per terra stile morto vivente, il tuo modo di parlare cambia, perché accompagnato dalla media di uno sbadiglio al minuto, i tuoi ritmi cambiano, ti alzi comunque presto ma non ti togli il pigiama con gli orsetti fino a mezzogiorno, e fino a quel momento i tuoi spostamenti riguardano poltrona-scrivania-letto. Letto perennemente sfatto, tre le altre cose.
Di pari passo al declino fisico c’è quello mentale: metà del mio cervello è atrofizzato. O addormentato. Non ho ancora capito bene ma ci lavorerò su. La conseguenza è che da mercoledì sera ad oggi ho scritto almeno 234 post cancellandone 233.
Le cose sono due: o ci sono talmente tante cose da dire e non trovo un filo logico, o alla fine non c’è niente da dire e che parlo a fare? Che già quando parlo non è che dica chissa che.
Quindi, facciamo così. Segnalatemi delle notizie. Quali? Che ne so quali, quelle che vi pare. E non puoi cercartele da sola? Ovviamente no. Sono impegnata. Ho molti impegni. Per esempio ora come ora dovrei avere la forza di spogliarmi e farmi la doccia, e credo ci metterò almeno dieci minuti solo per alzarmi dalla sedia. Son cose che richiedono una forza di volontà non indifferente, non pretenderete anche che vada in cerca di notizie? C’ho provato, poco fa, e la prima cosa che ho letto è stata “Che stress questo trash. Vedo cose molto più volgari in tv. Noi almeno facciamo divertire, strappiamo un sorriso alla gente“.
Non posso fare un post solo per dire che la Gregoraci al posto del cervello ha delle palline di polistirolo.
ps. ho intenzione di scaricare il nuovo album di Britnei Spirs. Darò la colpa al cervello atrofizzato.
Difficoltà nel Medioevo Occipitale
Voglio che la vostra giornata inizi come la mia, con una smorfia disgusto misto incredulità.
Mi hanno segnalato questo video; non so ancora come commentarlo, sono ancora in quella fase tra il “macchissenefrega” e “voglio sapene di più”, intanto rovinatevi la giornata (non è niente di schifoso, se non si conta lo schifo acustico).
Comunque, se vogliamo partire con un’analisi semiotica, si può tranquillamente dire che c’è un chiaro riferimento ad Enrico Ghezzi e Blob: il fuori sincrono.
ps. vero che adesso Mondo Marcio non vi sembra tanto male? Eh?
Aggiornamento: facciamo che oggi non ho voglia di scrivere e vi riempio la vita di video inutili ma per qualche motivo indispensabili alla sopravvivenza. Il buon Guerre Sperlari mi ha prima mandato questo video. Subito dopo questo. Che io non sono una che viene a gonna, a spacco, a tacchi, io vengo come sono, a capello.
Devo riposare
Stamattina ho risposto alla sveglia.
Cioè, lei ha suonato, e io ho risposto.
Pronto? Pronto? Pronto?!? Ma vaffanculo. Chi cazzo è che mi chiama alle sette di mattina.
Solo dopo 2 minuti buoni ho capito cosa era appena successo.
Oggi pomeriggio, sul treno, mi sono addormentata nella tratta Parma - Bologna, e credo di aver russato come poche volte in vita mia. Lo dico perché quando ho aperto gli occhi, dopo i classici dondolamenti della testa che accompagnano lo scomodo sonno sul treno, tutti mi guardavano. Sono orgogliosa del modo in cui ho fatto finta di niente.
Le gioie dell’Alzheimer.
Una questione di principio
Non c’è niente di più irritante di un’assistente di economia incapace di sostenere una lezione.
Anzi no, c’è: un’assistente di economia incapace di sostenere una lezione che cerca di fare la simpatica: “vedo che siete tornati tutti, nonostante la lezione di ieri“.
Dici? E allora vedi male.
Com’è che quando c’è quel grand uomo del professore nessuno si azzarda a far volare una mosca e tutti pendono dalle sue labbra, e ora che ci sei te c’è gente che ha tirato fuori gomitoli per fare sciarpe e la Settimana Enigmistica (non io eh)(…)?
Com’è che col professore, se arrivi anche un quarto d’ora prima dell’inizio della lezione, non trovi posto neanche a promettere prestazioni sessuali, e, oggi, sapendo che saresti tornata, la minaccia delle minacce, almeno la metà è rimasta a casa e in questo momento sta russando alle tue spalle?
Potrei dire che “c’erano molti posti vuoti”, ma non c’è soddisfazione e non rende l’idea. Diciamo che Inter, Milan e Juve avrebbero potuto trovare posto, riserve e primavera compresi.
Com’è che quando c’è il professore nessuno si alza prima che abbia finito di dire l’ultima parola, e con te, mezz’ora prima della fine, almeno venti persone se ne erano già andate mandandoti contemporaneamente a cagare?
La cosa che non si capisce però, è come mai io sia tornata pur sapendo della sua presenza. Sopratutto dopo aver risposto a voce alta alla sua domanda “è tutto chiaro?” con mi rifiuto di ascoltare una che chiama l’asterisco “star“.
Neanche da morta
Il fatto è che io non presto mai niente. Se vi presto qualcosa vuol dire che vi voglio davvero bene o che voglio qualcosa in cambio, ma qualcosa di astratto, perché non presto e non voglio che mi venga prestato.
Faccio fatica a prestare una penna se mi si dice “se non mi presti una penna rischio di morire”, figuriamoci se lo faccio di mia spontanea volontà. Sono gelosa delle mie cose, tutte, da un ago ad una borsa (fuori discussione che io presti una borsa), ma la cosa brutta è che io non riesco a dire di no. A volte dico sì e mi mangio i gomiti finché non ho di nuovo tra le mie mani il mio tesoro, oppure invento scuse che non stanno né in cielo né in terra, perché se dico una stronzata mi appare una scritta al neon sulla fronte: “stronzata”.
Faccio fatica a prestare la piastra dei capelli a mia madre, figuratevi ad un’altra persona.
Ora, facciamo che vi do un paio di esempi su quanto io mi stia mangiando i gomiti in questo momento: ho il sospetto che la coinquilina usi il mio bagnoschiuma. Per me dovrebbe essere reato, soprattutto se dopo usi anche il mio balsamo. Crepa.
La mia coinquilina usa i miei pettini. Per me è una cosa inconcepibile usare il pettine di un’altra persona, non lo faccio neanche con i pettini di mia madre, che tolgo i capelli schifata, e questa mi usa pettine, spazzola, e spazzola per la piega? Resuscita e crepa di nuovo.
Le ho prestato dei miei calzini, contro la mia volontà e con un ghigno cattivo in faccia: me li ha ridati neri, perché la signorina cammina per casa senza ciabatte. “Te li ricompro, stai calma”. Fotte niente dei tuoi soldi, è una questione di principio, stronza. Resuscita di nuovo e crepa un’altra volta.
Lei non pulisce mai la sua stanza (ma anche il resto della casa, che tanto c’è la sguattera), ormai lo sapete; giovedi, che era festa, mi sono concessa un pisolino pomeridiano, visto che quasi tutti i pomeriggi li passo sul libro di economia, e le mie spalle distrutte ne sanno qualcosa.
Mi sveglio e vedo la camera della suddetta stranamente in ordine (per quanto è possibile, visto che possiede una quantità enorme di ammenicoli, vestiti e scarpe): soffro un po’ meno del solito, ma tutto torna alla normalità, anzi, forse peggio, quando vedo che ha usato una cosa mia. E non una cosa a caso, ha usato il mio panno speciale, quello che uso per asciugare piatti, bicchieri e affini; un panno che non lascia pelucchi, che pulisce in un attimo e di cui mi sono innamorata all’istante quando l’ho visto in mano a mia madre.
Se lo tengo in cucina, vicino ai piatti lavati, un motivo ci sarà, disgraziata? Se mi vedi sempre asciugare con quello, che vuol dire, che non ho voglia di asciugarli a fiato? No, vuol dire che quello non si usa per pulire i tuoi mobili o, peggio ancora, per pulire per terra.
Quindi, immaginate la sottoscritta appena sveglia, rincoglionita come poche volte in vita sua, assonnata e dondolante, che una volta entrata in bagno vede sulla vasca (SULLA VASCA!) il povero panno Vileda (posso fare pubblicità no?) pieno di polvere, quella polvere che ha nome e cognome e che vive in camera sua, a stazionare negli angoli giorni e giorni.
Polvere, grumi di sporco non ben identificato, schifezze appiccicate, macchie nere.
Un infarto. Mi sono trattenuta, non si sa per quale motivo, dal tirarle a morte i capelli, farla inginocchiare davanti a me e sillabarle davanti al muso “ora esci e me lo ricompri”; calma e sangue freddo, buon viso a cattivo gioco. Mettilo in lavatrice insieme ai suoi panni sporchi. I suoi vestiti, le sue mutande, le sue calze, tutto quello che apparteneva a lei è uscito magicamente impolverato dalla lavatrice. Il povero panno è rimasto macchiato.
Sabato mi sveglia e mi fa “mi presti la borsa nera?”. Cosa? La mia preziosa borsa nera che uso sempre e che tengo come se fosse tempestata di diamanti? Cazzo, sei veramente divertente, non te la do neanche se mi preghi in ginocchio. “No guarda, devo andare in un’università”. Di sabato? Sì, e lei non fa una piega, visto che non sa neanche com’è fatto un libro.
Ora se n’è uscita con: mi presti la felpa bianca e i pantaloncini neri? Ha-ha, di nuovo? Dammi tregua, non sopporto tutte queste risate tutte insieme. Lì per lì ho inventato che non li trovavo, adesso mi serve una scusa, e voi dovete aiutarmi. Per ora mi è venuto in mente solo “li ho bruciati, piuttosto che darli a te mi darei fuoco con quella felpa e quei pantaloni addosso”. Ma mi pare poco diplomatico.
Le nuove promesse
Non so perché, ma sti attori “emergenti” italiani mi stanno tutti sulle palle.
A partire da Vaporidis (ma che cazzo di cognome è?) e dalla Capotondi (ma che cazzo di cognome è?) che Notte prima degli esami sarà anche un film carino (”carino” significa arrotondare per eccesso), ma non riesco a provare simpatia, sopratutto per la parte femminile, che proprio guarda, io scalcerò nella tua direzione e se ti colpirò sarà solo colpa tua.
Per non parlare della protagonista femminile del sequel, Notte prima degli esami oggi (ah beh, mi pareva strano), tale Carolina Crescentini. E’ o non è una faccia da pedate nei reni? Tra l’altro, il film non l’ho visto, perché a tutto c’è un limite, ma mi pare una dall’espressività di un carciofo.
Che poi, hanno quasi 30 anni (arrotondo di nuovo) e si ostinano a fare la parte di adolescenti: Scrivilo sui muri, Come tu mi vuoi, Tivvuttibbì, Io di più e non puoi dire più niente. Ma non era tutto finito con il ciclone 3MSC?
Ce ne sono altri eh (tipo tale Ludovico Fremont, un tizio che ha 20 e pochi anni ha già fottuto la sua credibilità partecipando - e vincendo, addirittura - a Notti sul Ghiaccio, la versione invernale di Ballando con le stelle), che mi sfuggono, proprio perché mi interesso moltissimo alle loro carriere e ci tengo a tenermi informata (ha-ha), ma in questi giorni, siccome non ho niente da fare, mi domandavo una cosa: Scamarcio e Muccino possono ancora essere annoverati tra gli attori “emergenti” del cinema italiano? No, rifaccio: possono essere annoverati tra la categoria “attori”?
Una brava amica
E’ incredibile come certe parole dicano più di mille.
C’è questa mia amica che mi chiama almeno tre volte a settimana per aggiornarmi sulle sue disgrazie. Questa mia amica sembra che parli con un calzino arrotolato in bocca, perché non capisco mai niente. Succede che ogni tanto se ne viene fuori con “ma te l’avevo detto” ed io “ah sì, che stupida, me ne ero dimenticata”, quando in realtà quello che avevo sentito uscire dalla sua bocca era “uhihsiadasdgixbaiubxaibd, cioè“.
Ecco, sono appena uscita da un’ora e mezzo di chiamata dove io non ho detto niente se non “infatti“, “appunto“, “e lui?”, “no, non ci credo“; queste sono le paroline magiche da usare con queste persone, quando senti un’improvviso silenzio, pausa tra “uhiisuahiushiah, cioè” e “hiahianiasnxaoisn, nel senso”, che sei costretto a riempire con commenti che sottointendono attenzione e soprattutto comprensione.
E alla fine ti becchi anche un “grazie che mi stai sempre ad ascoltare”.
Ma figurati, non c’è di che.











