Ognuno sniffa quel che può
Allora, ieri sera stavo meditando sull’universo, tra una granita alla menta e un’altra granita alla menta, tra un “che palle che caldo” e un “minchia che caldo“, mentre dal giardino saliva l’odore degli zampironi, completamente inutili per difendere la sottoscritta dalle malefiche, e ho cominciato una riflessione, molto importante, sugli odori che più mi aggradano, annusando l’aria e prendendo spunto per fare un post serissimo, con un senso, di cui tutti aspettavano la pubblicazione, perché si sa. Eh già.
Comunque, dicevo, insieme agli zampironi, c’è l’odore dei fiammiferi, spenti, che mi ricordo da piccola facevo continuamente accendere dai miei genitori per poi soffiarci sopra e sniffare l’aria per minuti interi; poi c’è l’odore delle candele, sempre spente, ma a quel punto si aggiunge un altro passatempo, ossia immergere i polpastrelli nella cera calda facendola poi solidificare, non dopo aver imprecato per averlo fatto troppo presto causando ustioni di millesimo grado alle dita. Una cosa irresistibile, un po’ come con la colla Vinavil.
Poi, l’odore della benzina, con il quale mi riempio i polmoni ogni volta che mi avvicino ad un distributore, perché si sa, meglio fare il pieno di cose sane e genuine; ultimo, l’odore dell’erba bruciata, e no, simpaticoni che non siete altro, non di erba bruciata che si fuma, di erba bruciata che sta per terra e con la quale ogni tanto i contadini, da queste parti, fanno falò che Ryan e Marissa se li sognano ad Orange County.
Quindi, finita la granita, la degna conclusione è stata constatare che probabilmente dentro di me c’è una piromane che si spera non esca mai, o almeno non da cosciente, che poi c’ho la scusa, e che sicuramente in una delle mie vite precedenti non ero Giovanna D’Arco. No no.
(poi vabbè, c’è anche il classico odore di quei pennarelli indelebili Tratto Marker, ma quello piace a tutti)
Sono aperte le scommesse #2
Dopo Salma Hayek, indovinate cosa sta per partorire Naomi Watts, quella che ha fatto….e poi ha fatto…e ancora ha fatto…no dai scherzo, ha fatto quel film…quello. Ecco.
- la barriera corallina
- Samara e il pozzo di The Ring, insieme
- un canguro
- un armadio a dieci ante
- Galeazzi
Comunque, tanto per dirne un paio, pare che Christina Aguilera sia incinta, così come Alena Seredova e la Toffanin, della serie che un altro Berlusconi ci mancava proprio.
Solo a Milano
Ero indecisa se raccontare o meno una cosa che mi è successa poco più di una settimana fa, ma un dubbio mi attanaglia, quindi amen; stavo dondolando per Milano, zona Navigli, quando ad un certo punto un ragazzo mi ferma, mi guarda e poi dice:
- quanto sei carina, se fossi etero ti sposerei!
Ecco, ora, voglio dire, insomma, diciamo le cose come stanno: questa cosa è una botta all’autostima di quelle che, per l’amor del cielo impiccati, o è una cosa di cui andare fiera? Giusto per sapere come comportarmi, non posso vivere nel dubbio tutta la vita eh.
Facce ‘na magia e sparisci
Io Harry Potter non l’ho mai letto e non ho mai visto un suo film e la cosa non va data per scontata, perché conosco persone che vanno pazze per quel coso pur non avendo 8 anni; mi ricordo anni fa, stavo aspettando il patibolo ad un esame e una ragazza dietro di me fece “io ho fatto la tesi su Harry Potter“. Quel giorno, io, decisi che avrei fatto la tesi su Diabolik e avrei sputato in un occhio a chiunque mi avesse riso in faccia.
Comunque, dicevo, Harry Potter non mi piace, se devo leggermi storie per bambini vado a scavare nelle scatole in cantina e riporto alla luce i Piccoli Brividi che ai tempi divoravo; se devo leggermi storie di maghi prendo il libro del Mago Forest (ne avrà fatto uno, no?); se devo leggermi un libro del genere accendo la tv.
E poi, parliamoci chiaro, a me quel ragazzino sta sulle palle come pochi. A cominciare dal fatto che è di una bruttezza devastante, pensavo che crescendo perdesse quell’aria nerd che lo caratterizzava, e in effetti l’ha persa, sostituita da un’aria da pervertito maniaco sessuale; non che la fisicità di una persona sia determinante per decidere se sia antipatico o simpatico, ma per quanto riguarda il tizio in questione diciamo che non gli do nessun beneficio del dubbio.
Giorni fa ho letto una sua intervista dove diceva che se una ragazza a letto lo chiamasse Harry Potter la passione finirebbe e lui se ne andrebbe; “Sì, Harry, smaghettami tutta” “Sì, Harry, tira fuori la bacchetta e fai abracadabra“. Una roba del genere probabilmente. A chi non piacerebbe sentirsi dire così? E’ come se la Blasi dicesse a Totti “France’, famme vede’ la Summer Card, ahò“.
Insomma, io non credevo nemmeno facesse parte del genere umano, che addirittura abbia una vita sessual/sentimentale la cosa mi terrorizza; e i suoi piccoli ammiratori, che sono stati intervistati da Studio Aperto giorni fa, davanti al cinema di fianco al Duomo di Milano, il mio preferito - stronzi - , irritanti come pochi, una roba che io avrei domandato “quanto ti piace Harry Potter?” e a risposta “tantifffimo”, sbang, calcio nel culo, così impari a farti intervistare da Studio Aperto, insomma, loro sanno che Harry Potter ha effettivamente degli ormoni? Lo sanno che Harry Potter è in quella fase di adolescenza dove si accontenterebbe anche di un buco nel muro? Sanno che ha dichiarato che il bacio sul set non è stato niente di che, quando invece sperava che si eccitasse all’idea di 100 persone che guardano e di poter sbattere al muro la povera disgraziata? Sanno che, per qualche strana ragione, ha deciso di interpretare a teatro un tizio che ha una passione ambigua per i cavalli, spogliandosi davanti a tutti? Lo sanno?
Io so solo che quella mezza sega compierà tra poco 18 anni e avrà libero accesso ai soldi guadagnati facendo sim sala bim, e saranno tipo trecentofantastiliardi di milioni, e già questo mi basta per etichettarlo come stronzo. Spero con tutto il cuore che nell’ultimo episodio crepi tra mille sofferenze, tipo che appare la fata Turchina e gli dice “embé, abbbello, un tempo c’ero io mo’ me stai a rovina’ la reputazione, tiè”, lo tramortisce con la bacchetta con la punta a stella e poi lo getta da un burrone. Dovrei cominciare a scrivere libri per bambini.
Perché mi guardi e non favelli?
La parola pusillanime mi è sempre piaciuta, ma anche pullulare e bazzecola, bisbetico e bisboccia, bislacco ma non biscotto, dogma è una parola pesante ma mai quanto conglomerato, favellare mi è sempre piaciuto, parlare un po’ meno, sono una patita dell’emiciclo ma non del semicerchio, mi è sempre piaciuto depauperare, mai impoverire, ho una passione segreta per i succedanei ma non per le alternative, le matite non funzionano mai bene, i lapis sì, magari non succederà un pandemonio, ma sicuramente una baraonda e da un po’ comincio ad usare dovunque la parola “fondamentalmente”. Tipo: perché hai fatto questo post? Perché fondamentalmente sono una cretina. Cretina ma non stolta.
(suvvia non fate i difficili che son tre giorni che qua fanno 40° e ho appena ucciso un animale che non credo faccia parte della fauna terrestre, non infrangetemi le ovaie)
I tre dell’Ave Maria
Mi pare di aver già detto perché io, occasionalmente, guardi Miss Italia, mi piace vedere i sogni di pulzelle scialbe e prive di qualsiasi attrattiva andare in frantumi davanti a tutta la nazione; il contorno mi è completamente inutile, dalle presentazioni alle dichiarazioni sulla pace nel mondo (mai una che dicesse “voglio un mondo dove la notte non si sbatta negli spigoli“), alle sfilate di moda, a meno che non decida che quello è il momento giusto per vedere chi si fracassa al suolo. Che comunque son soddisfazioni non indifferenti. L’altro motivo è per vedere se Mirigliani crepa in diretta, o si leva la maschera e dice “tadaaaan, sono Simona Ventura“, ma questa è un’altra storia.
I conduttori, che io mi ricordi, mi sono sempre stati sulle palle, prima Frizzi, che non ho mai capito se c’è o ci fa, l’ho sempre identificato con quei pupazzi a molla che saltano fuori dalle scatole e dondolano la testa, e non fatemi pensare al fatto che ora ha questo nuovo look senza occhiali, che la cosa mi destabilizza non poco (parentesi: non so voi, ma io adoravo “Scommettiamo che…”; mi ricordo che a scuola cercavamo di stare in piedi, in venti, su due sedie unite, per poi cantare “chissàààà chissààààà chissà se ce la faaaa…”), poi Carlo Conti, che se andasse a lavorare in una piantagione di cotone non sarebbe male, già non lo sopportavo ai tempi delle trasmissioni locali toscane, con Panariello e Pieraccioni.
Quando ho sentito che Simona Ventura sarebbe stata una papabile alternativa è ovvio che abbia desiderato ardentemente che Conti rimanesse per tutta la vita, magari anche una co-conduzione con Frizzi, e perché no, esageriamo, mettiamoci dentro anche Amadeus e Papi, una serata per uno, a turno. Senza contare che se ci fosse stata la Ventura la mia idea di lei travestita da Mirigliani sarebbe crollata miseramente.
Poi, ohibò, si parla di Mike Bongiorno come possibile presentatore e mi viene in mente che ci sarà la doppia possibilità che qualcuno crepi in diretta, uau; poi, di nuovo ohibò, si parla di Bongiorno, Ambra, Littizzetto, che sarebbe un po’ l’equivalente di Blasi-Panariello-Cabello, ma anche Golia-Canalis-Silvestrin. Non siamo una nazione ferrata nel produrre terzetti, io sono sempre convinta che si debba puntare sulla Gialappa’s o al massimo far riunire Solenghi-Lopez-Marchesini, che Miss Italia te la guardo tutte le sere.
Io comunque, mi prenoto per presentare il prossimo anno, visto che se si parla di trio riescono ad entrarci cani e porci; una volta dentro, ovviamente come presentatrice principale, sceglierò altri due zozzoni tra di voi, quindi non prendete impegni per settembre prossimo, che potresti essere tu.
Condoglianze
Parlando con una persona, ieri, ho finalmente trovato le parole giuste per definire la nuova pubblicità della Fiat 500: sembra un coccodrillo dell’Italia che sta per morire. Orribile.
Genitori gggiovani
Mia madre sta ascoltando il cd di Mika a tutto volume, è come se fosse in filodifussione in tutta la casa, sembra di stare alla Coop. Lo sento anche dal bagno. Quale grado di preoccupazione devo assumere? Faccia molto preoccupata, faccia mediamente preoccupata o faccia indifferente? Ancora non ho superato il trauma di quando mio padre mi disse che avrebbe visto volentieri un concerto di Robbie Williams, non credo di essere pronta ad affrontare una madre che sculetta sulle note di Grace Kelly.
Questo post andrà in onda in forma ridotta….
Allora, Daniele Luttazzi torna in tv, così dicono. Luttazzi mi piaceva ai tempi di Mai dire goal, quando faceva il professor Fontecedro o Panfilo Maria Lippi, ma adesso ho qualche riserva, tutte le volte che lo sento parlare ho paura che possa scoppiare da un momento all’altro. Solo a me dà la sensazione che ogni volta si sia fatto di qualsiasi droga, tipo che abbia fumato del rosmarino misto timo, o al massimo abbia una manovella sulla schiena che gli dà la carica? Prima o poi si scaricherà, vero? Comunque sia, non lo guarderò.
Te le sei lavate le mani tesoro?
Hai mangiato? Non hai ancora mangiato? E oggi cosa hai mangiato? La spesa l’hai fatta? Cosa hai preso? Ma mangi? Colazione la fai? Monica, lo sai che devi mangiare. Ti fa ancora male la testa? Hai preso qualcosa? Vai in farmacia se non ti passa. I lenzuoli li hai tolti e lavati? Hai fatto spesa? Cos’hai da mangiare in casa? E cosa compri? Hai dormito? Stai studiando? Che tempo fa a Milano? Stai attenta che ti ammali sempre in questo periodo. I denti te li sei lavati? Che fai ora? Dove vai? Dove sei? Hai mangiato? Cosa hai mangiato?
Ditemi che non sono l’unica a dover subire tutto questo, vi prego.
Questione di dna
Uccidetemi.
Uccidetemi voi, non voglio che le zanzare abbiano questa soddisfazione, non hanno il diritto di riunirsi la sera dicendo “allora, oggi chi abbiamo ucciso?” “Monica!” e poi tutte in coro “arv arv arv!”. Posso anche riempire una vasca di Autan e tuffarmici, ingerire uno zampirone acceso e fare fumo ogni volta che apro bocca (parentesi: piace solo a me l’odore?), posso andare in giro con una zanzariera addosso e posso anche portarmi dietro quell’orribile lampada blu che le brucia appena si avvicinano, ma non funzionerebbe, le attiro incondizionatamente, ho il sangue troppo buono.
A questo proposito, si è aperto un acceso dibattito anni fa con mia madre e mio fratello, più o meno in quell’estate in cui mi ritrovai 110 (o 111, ora come ora non mi sovviene il numero esatto) punture di zanzare dalle ginocchia in giù (nel caso ve lo stiate chiedendo, sì, sembravo un’appestata); quell’anno mamma arrivo alla gloriosa conclusione: “a me non pungono, a voi sì, e anche vostro padre, che avete tutti lo stesso gruppo sanguigno. Questo significa che le zanzare preferiscono il gruppo 0 positivo” (e che probabilmente lei non è mia madre). Tutti gli anni mi ripeto che prima o poi devo scrivere a Focus per avere lumi, ma poi me ne dimentico. Forse è la paura di fare una tremenda figura di merda. Ma posso sempre dare la colpa a mia madre.
Mi scusi, permesso, mi scusi…
I saldi. I saldi sono la rovina di noi donne, ammettiamolo, non facciamo le superiori, che può darsi benissimo che per tutto l’anno ci conteniamo e non compriamo cazzate, almeno non tutti i giorni, ma quei tre mesi di saldi sembriamo delle pazze.
Io sono uscita sabato mattina col solo intento di stare lontana da quella nana di merda della mia coinquilina, che il sabato e la domenica non mette piede fuori di casa e se ne sta sola nella sua stanza senza tv, senza niente, sola. E speriamo che ci crepi. Ve lo giuro, non mi ricordavo che c’erano i saldi, davvero, lo giuro, per questo mi chiedevo come mai Milano pullulasse di gente, un sabato mattina, alle nove, di un sette luglio. Quando poi ho realizzato era troppo tardi per tornare indietro e sopratutto, mi ero già convinta che mi mancassero cose indispensabili, tipo l’ennesimo reggiseno con annessa mutanda, che ne ho un cassetto pieno, ma facciamo che mia madre non venga a saperlo, così rimango in vita.
Mi dirigo spedita verso il negozio in questione, sempre lo stesso, che la fidelizzazione al prodotto non è una baggianata, sperando che abbia aperto alle dieci e ci siano poche persone. Ha-ha. Le ultime parole famose, che sarebbero diventate benissimo ultime in tutti i sensi, se non fosse intervenuta qualche divinità ad impedirmi di creparci, là dentro.
Evidentemente è stato come con le partenze intelligenti, tutti credono che a quell’ora non parta nessuno, ma, guarda un po’, siete tutti in fila da tre ore a bollire sotto il sole; lo stesso per i saldi, nessuno pensa che ci siano persone appollaiate davanti ai negozi già dalle otto di mattina, e poi succede che alle dieci, appena il negozio apre, quei pochi metri quadrati sono già presi d’assalto da almeno 50 donne. Più una. Me.
E mi tolgo dal gruppo per un solo motivo, ossia il fatto che quando ho visto quell’ammasso di gente ho ceduto, volevo andare via, ma era troppo tardi, avevo superato di un metro la soglia e c’era pure la fila per uscire. Mi sono buttata. Sono uscita con un misero, e totalmente superfluo, bottino, e nel frattempo ho ricevuto gomitate, tirate di capelli, tirate di borsa, sgambetti, è stato un inferno. Tra l’altro, gli accompagnatori uomini potrebbero pure aspettare fuori, invece di stazionare nel mezzo del negozio con le braccia incrociate; io sono del parere che quando si vuole fare shopping gli uomini vanno lasciati sul divano a bere birra, che è il loro habitat, quindi quando li vedo spaesati per negozi, cagnolini dietro le loro compagne, provo tanta tenerezza. Comunque, dicevo, dopo una fila di dieci minuti per pagare, dove mi sono detta almeno cinque volte che non ne valeva la pena, sono uscita, ho fatto quei cento metri per riacquistare capacità respiratore e mi sono messa la mano sulla testa per prendere gli occhiali. Gli occhiali. Ocazzoporcadiquellatroiaimpanata, dove sono gli occhiali? Li avevo sulla testa, gli occhiali. Macheccazzofanculoaisaldidoveminchiasono. Sono tornata indietro, a corsa, mi sono buttata di nuovo nella mischia, mi sono spiaccicata per terra, letteralmente, per vedere se mi fossero cascati, sono andata alla cassa per vedere se qualcuno, mosso da onestà, li avesse trovati e consegnati, ma poi mi sono ricordata che siamo in Italia, mi sono risa in faccia da sola.
Quindi, in poche parole, io avrò anche tre completi intimi di cui non avevo nessunissimo bisogno, ma ho perso i miei occhiali; che non sono UN paio di occhiali da sole a caso, sono IL paio di occhiali. Sono gli occhiali di Gucci, comprati a Viareggio, durante un Capodanno con le mie amiche di ben sette anni fa; sono i famosi occhiali, famosi perché io li porto sempre, senza mi sento nuda, c’era gente che mi vedeva da lontano e diceva “non sapevo se fossi tu o meno, poi ho visto gli occhiali…”. Erano diventati un continuum del mio essere fisico, non erano più accessori, erano una parte di me, come un braccio o un mano o una tetta. E li ho persi. Ho perso gli occhiali che mi hanno accompagnato per tutto il liceo, per l’università, fino a questa terra di mezzo, occhiali che hanno visto Londra, Barcellona, Vienna, la maturità, gli esami, che ho portato per tutto il giorno in classe, una volta, dicendo ai professori che avevo problemi agli occhi quando in realtà avevo pianto tutta la notte per lo stronzo di turno e avevo due occhi che facevano paura. Erano i miei occhiali. Non un paio di occhiali a caso.
E li ho persi. Hanno superato un numero improponibile di rotture di lenti, tanto che l’oculista mi ha chiesto se per caso mi divertissi nel frantumarle, e non hanno superato dei fottutissimi saldi; hanno superato traslochi, viaggi, passaggi di borse, compleanni, Natali e Capodanni, ma niente, i saldi me li hanno portati via. Io vi giuro, ve lo giuro con tutto il cuore, che mi è scesa una lacrima. Senza contare, porcadiquellatroia, che li avevo pagati quattrocentomilalire. Erano i famosi occhiali pagati quattrocentomilalire, per mio padre.
Erano.
Non sono più.
Se una ha talento…
Allora, il problema è uno solo: sono giorni che ho in mente Parlami d’amore, dei Negramaro; non è che sia bruttissima come canzone, senza contare che a me i Negramaro non dispiacciono, però quando ti entra in testa non te ne liberi più. Senza contare che non so bene le parole, quindi sono passata a versioni alternative; la più bella è: “parlami d’amoooore, se, me la dai ad ooooore…”. Si aspettano suggerimenti per nuove ed esilaranti combinazioni.











