Un cavalletta (quasi) immortale
Qualche post fa dissi che l’uomo che piace perché fa ridere non è un luogo comune e che è un requisito fondamentale per (quasi) tutte le donne. Ebbene, ne ho un altro: ho bisogno di un uomo che mi uccida gli insetti. Ho bisogno di uomo che, appena corro da lui saltellando con lo sguardo angosciato, la bocca contratta in una smorfia di schifo e disagio, le mani congiunte, urlando “C’E’ UN ANIMALE IN CAMERA” (mia frase tipica in questi casi, che può lasciare ampio spazio all’immaginazione, tipo “c’è un muflone in camera“), metta su il suo mantello da super eroe con scritto Bug Killer, to the Rescue e con un balzo suino si diriga verso la stanza incriminata, armato di scopa ed insetticida. “Morirai, scellerato!”. Sbam, sbam, fsssssscccchhh e sei morto, schifoso di un coso alato che non sei altro.
Ho bisogno di un uomo che non si ferma davanti a niente e che non si faccia innervosire da una che dice continuamente “è morto? è morto? E’ MORTO CAZZO E’ MORTO?! Guarda che non ci dormo qua eh! Dormo in vasca, dormo sul divano, dormo sulla poltrona, dormo sul tappeto ma questa camera non mi vedra finché non avrò il corpo senza vita di quel bastardo di insetto davanti ai miei occhi!”.
No ecco, proprio davanti no, che mi fa schifo, diciamo ad una distanza adeguata perché io possa constatare il decesso assicurato; e subito dopo, voglio che il suddetto Killer controlli ogni angolo della stanza per assicurarsi che l’animale schifoso non abbia portato con sé amichetti, che non si sia riprodotto in qualche secondo dando alla luce tanti piccoli mini esserini che svolazzeranno per la stanza entro pochi giorni sotto forma di ALIEN.
E soprattutto, bada bene che non faccia giochetti idioti, tipo, toh è sulla tua spalla, oppure che mi faccia “buh!” mentre mi aggiro angosciata per la casa; non per altro, lo dico per il suo bene, perché potrebbe ritrovarsi senza testicoli da un momento all’altro e non sono cose belle.
Ho bisogno di un uomo che non si stupisca e non mi dia della pazza chiamando la Neuro se, mentre saltello angosciata, mi passo freneticamente le mani tra i capelli controllando che non mi sia caduto in testa e per qualche strana ragione si sia intrappolato nei meandri del mio cuoio capelluto, che si sa, quei cosi non spiccano per intelligenza, può darsi che non riescano a trovare l’uscita una volta persi tra i capelli (e io ne ho tanti).
Tutto perché da piccola mi ci ritrovai una vespa, la quale mi punse una volta messa la mano tra il cespuglio che avevo in testa, perché, voi non lo sapete, ma da piccola io avevo i capelli di Beyoncé. Provate ad immaginare una vespa intrappolata nei capelli di Beyoncé e poi venitemi a dire se lo scenario non ha dell’apocalittico.
Ma perché, perché, perché dico tutto ciò? Perché la tensione e la paura colano dalle parole di questo post? Perché una mini cavalletta stava svolazzando in camera mia, poco fa; avevo già spento il pc, ero stanca, ero a letto in un tutt’uno col materasso e i cuscini, quando ad un certo punto ho sentito “bzzz“, e non era un “bzzz” zanzaresco, che ormai quello lo conosco e mi sono messa l’anima in pace. Con un movimento di reni di cui non sapevo essere capace ho fatto un balzo dal letto che neanche…non lo so, non so chi usa fare balzi dal letto, ma insomma, in un millesimo di secondo mi sono ritrovata fuori dalla porta di camera mia, accuratamente chiusa, dopo aver visto che quel coso verde aveva preso il volo e si stava dirigendo minaccioso verso di me.
Ho chiamato mamma, ho chiamato mio fratello, ho chiamato mio padre che mi ha mandato a cagare, ovviamente, ma alla fine quel coso è morto; è morto dopo che mia madre lo ha spiaccicato con la scopa, per ben tre volte, che quella stronza non voleva morire. Lo ha fatto urlando, saltellando, scattando e correndo in preda al panico, perché le donne di questa famiglia sono donne coraggiose; ma mentre per lei è un puro schifo, la mia è una fobia, ho il terrore di qualsiasi insetto, che voli, non voli, cammini, rotoli, si muova a passi di valzer, non faccio discriminazioni, a me fa paura. La dimostrazione sta nel fatto che, pur non avendo (stranamente) caldo, ho sudato come un toporagno in calore, ero fradicia e col fiatone, gli occhi sbarrati e il cuore in gola, ed ovviamente mi stavo ispezionando capello per capello.
Mentre lo facevo mi ripetevo che sì, ho decisamente bisogno di un uomo-insetticida, altrimenti non c’è futuro.
Post nostalgico e popolare, che ogni tanto ci vuole
Ieri sera qualcosa mi ha trattenuto davanti alla televisione, non ho staccato gli occhi e non ho cambiato canale neanche durante le pubblicità (che va più o meno sotto la voce “evento” o in alternativa “miracolo“). Ieri sera, su Rai Tre, Sfide ripercorreva tutto il cammino dell’Italia durante gli ultimi mondiali; e non mi dite “che palle, l’ho visto mille volte“, io no, non l’ho visto mille volte, ho accuratamente evitato, per tutto questo tempo, di sorbirmi gli speciali sui mondiali vinti perché ho un debole e mi commuovo. Mi si riempiono gli occhi di lacrime che poi scendono come se un tram mi fosse passato sopra un dito del piede. Son cose che evito, soprattutto a tavola con una madre che definire cinica è dir poco, che ogni volta che verso una lacrima, per stupidaggini o meno, mi guarda come se fossi una deficiente (sì mamma, sto facendo polemica).
Sono l’unica? Io sola mi commuovo ancora dopo un anno e qualche giorno rivedendo quei filmati (e beccatevi uno dei mille filmati pacchiani sul tubo)? Che ti piaccia o meno il calcio, è inevitabile sentirsi parte di qualcosa di grande in quel momento, capire che l’Italia, almeno in un ambito, è in cima al mondo, son soddisfazioni.
Me la ricordo, quella sera. Dovevo vedermi con una mia amica per andare in piazza Duomo a Milano, per farmi schiacciare contro le transenne e farmi soffocare tra le persone, in un turbinio di bianco rosso e verde, esultare o piangere, a seconda dei casi; a pochissime ore dalla partita, dopo averla chiamata venti volte non vedendola arrivare, la stronza mi telefona e mi dà buca (per la cronaca, la suddetta non è più mia amica, non le ho più parlato da quel giorno esatto).
Troppo tardi per chiamare altre persone, troppo tardi anche per telefonare a casa e dire “prendo il primo treno e torno, non voglio stare sola” e troppo rischioso avventurarmi da sola nel caos di Milano, tornando a chissà quale ora; troppo tardi, ero sola. Ho passato la serata da sola, in casa, al buio, con la sola luce della televisione a mangiarmi le unghie dalla tensione fino a farmi male, in ginocchio a pregare durante i rigori chissà quale Dio, mi sarebbe andato bene chiunque, chiunque avesse potuto ascoltarmi in quel momento.
E’ un mondiale che passerà alla storia, per me, che lo racconterò ai miei nipoti dicendo “me la ricordo, quella sera, la stronza mi diede buca e vidi l’Italia vincere i mondiali da sola“; non avevo nessuno da abbracciare accanto, non sapevo a chi urlare in faccia che avevamo vinto. Così, dopo il rigore di Grosso sono corsa in terrazzo, con le lacrime agli occhi e ho urlato “vaffanculo francesi di merda!” e sono rimasta lì a piangere ascoltando Milano che festeggiava.
Ieri ho pianto di nuovo, maledicendo la mia amica*, guardando mio padre pure lui commosso e sperando di non dover più contare su qualcuno e la sua macchina per andare a vedere la finale dei Mondiali con l’Italia. Guido io, passo io, al massimo faccio tardi io, ma non do buca. IO. Me la ricordo, quella sera. Stronza che non sei altro.*che poi ho avuto modo di cazziare e mandare a cagare.
AAA Cercasi freddo, in fretta anche
Cercasi compagno/a di viaggio per “gita” in Groenlandia e/o Siberia e/o qualsiasi posto dove faccia un freddo boia. Nel viaggio di ritorno, capatina in Inghilterra dove, farà pure umido, ma al telegiornale ho visto gente col cappotto.
Perché? Perché sudo anche sotto la doccia e sono tanto così da una crisi di nervi causa caldo.
Giusto per farvelo sapere
Pare che cambiare casa voglia dire avere ospiti quasi tutti giorni, tutti devono venire a prendere il caffè, tutti devono venire a cenare qua, tutti devono venire a prendere un bicchiere di rum dopo cena. Tutti. Ogni giorno c’è qualcuno che suona il campanello, proprio quando avevano smesso di farlo idraulici, elettricisti, fabbri e falegnami vari.
Quindi, se mia madre, vedendo camera mia con il letto ancora non fatto, mi dice un’altra volta “rifatti il letto, che se poi viene qualcuno…“, vi giuro, ma vi giuro, ma vi giuro…che il telegiornale parlerà di me.
Sotto zero
Mi è stato segnalato un link, Livello Zero, un sito dove un percorso di enigmi ti porteranno prima o poi alla soluzione (probabilmente verrà risolto il caso Cogne, Ustica, che fine ha fatto Carmen Sandiego e che ci fa un orso polare su un’isola deserta); ad ogni livello c’è un indizio che ti aiuta ad andare avanti, non prima però di esserti strappato/a i capelli, aver chiesto pietà, cercato di toglierti la vita con un barattolo di gelato Cart D’or (presente!) che già solo il nome, Passione al Caramello, ti stende, e non prima di aver imprecato in lingue delle quali non sapevi neanche essere a conoscenza.
Subito dopo, una volta risolto, ti viene voglia di scavarti una fossa e non uscire se non dopo lo scoppio della terza guerra mondiale, quando nessuno farà caso a quanto sei deficiente per non aver capito subito la soluzione, che era lì, sotto i tuoi occhi, cretina.
Detto così sembra che sia al millemillesimo livello, in realtà mi sono bloccata al sesto. Detto così sembra che sia deficiente (e come darvi torto) ma l’ostacolo è di natura tecnica: al sesto livello si chiede di registrare un suono che parte appena si aggiorna la pagina e molto probabilmente mandarlo al contrario per scoprire poi la parola che farà avanzare di livello.
Sì sì, tutto molto bello, ma veniamo al sodo: io non riesco a farlo. Non ho capito cosa devo fare, registra non registra, e una volta registrato non so dove mettere le mani se non nei capelli (e Vista peggiora le cose, che diotistramaledica), quindi, amisci, compari, compagni, camerati, concittadini, aiutatemi. Non vi chiedo di farlo per me, vi ho messo direttamente il link e una volta aperto non si torna indietro, lo farete per voi stessi, per vivere, per continuare a respirare e dormire. E poi lo direte a me, chiaro.
…
Vi prego.
Un palinsesto che è tutto un programma (ha-ha)
Certe cose è meglio dirle con un po’ di tatto, certi argomenti delicati vanno trattati con un minimo di sensibilità: a Mediaset si sono tutti rincoglioniti e hanno in serbo per noi (me, te, quello dietro di te, quello che ti sta dormendo accanto, un po’ tutti) delle fiction di alto livello su temi leggeri e di facile masticazione.
- Il generale Dalla Chiesa
- Aldo Moro
- Tommaso Buscetta
- Il G8 di Genova
- La tragedia di Vermicino
- Franco Basaglia e qualcosa chiamato L’ultimo Padrino, con Michele Placido, che scommetto sarà un ottimo rimedio contro l’insonnia.
Ma non vi preoccupate, ci saranno anche cose divertenti, tipo fiction con Gerry Scotti (…). Divertenti. Gerry Scotti. Vabbè.
Comunque, dicevo, ci saranno anche dei sequel di tutto rispetto:
- Elisa di Rivombrosa 3
- Questa è la mia terra 2
- L’onore e il rispetto 2
- Distretto di polizia 7
- RIS 2
(- Che due palle 6)
E tante altre originalissime idee sulle forze dell’ordine, alcune con l’inaspettatissimo Raul Bova, per niente adatto al ruolo e completamente impreparato (credo che ormai abbia preso la laurea honoris causa in Pompiere/Carabiniere/Ispettore/Vigile/Netturbino, no?). Senza contare che pare che Mediaset abbia fatto il colpaccio, assicurandosi Muccino (che adesso va di moda, d’ora in poi lo chiamerò affettuosamente CROCS) per un “tv movie di taglio anglosassone“, dove probabilmente di diverso ci sarà la posizione del volante nelle macchine (questo sì che è anglosassone).
Ma facciamo outing: io adoro Giorgio Tirabassi. L’ho sempre amato in Distretto di Polizia (che non guarderò più, da quando è morto l’ispettore Belli non ha più motivo di esistere) e l’ho adorato nella fiction su Borsellino, che son stata sveglia fino ad un ora improponibile per guardarlo di nuovo qualche sera fa. E mi sono commossa. Ebbene sì. Quindi mi guarderò una probabile banalissima fiction chiamata I Liceali, con Claudia Pandolfi, solo perché ci sarà lui. Tirabassi tvb.
Pù Purrì #2
- Giorni fa ho sognato che Platinette era il mio vero padre e subito dopo Eva Longoria mi stava truccando “come solo io so fare“. Non credo le due cose siano correlate, ma fanno comunque abbastanza paura.
- Come ogni vera donna in vena di cambiamenti importanti ignoro i suddetti e mi taglio i capelli. Da sola. Devo dire che li taglio bene, ormai non vado da una parrucchiera da anni, l’unico problema è che li ho tagliati troppo. Tragedia.
- Mi sono addormentata al sole. Con gli occhiali da vista. Se mi si guarda attentamente sembro un panda al contrario. Ma almeno gli occhiali non mi si sono sciolti sulla faccia, mi ritengo fortunata.
- Subito dopo aver detto a mia madre che il pavimento della doccia è troppo scivoloso, ci sono caduta con tutta la spina dorsale, portandomi dietro un barattolo di balsamo Pantene. Mi si è fracassato sulla testa. Ahia.
- Tempo fa ho visto l’ultima puntata di Will&Grace, avendo ignorato le precedenti non riuscivo a capire perché i due avessero litigato; se qualcuno lo sa, può dirmelo? Se non lo sapete siete gente disutile (non è vero, scherzo)(…).
- Comprare la sedia all’Ikea di (finta) pelle è stato un errore clamoroso. Dopo dieci minuti, con questo caldo, ho la schiena che chiede pietà e le magliette si potrebbero strizzare.
- Mia madre sta fischiettando “Somewhere over the Rainbow”. Datemi una lametta che mi taglio le vene.
- Nicole, abbiamo capito tutti che la tua età cerebrale è 52, fattene una ragione. Posso capire che sia uno smacco, e sapere che quella di Panariello è 37 ti fa venire voglia di farti del male fino alla morte, ma mettiti l’anima in pace e smettila di scassarmi le tube. Forbice, carta, sasso, e che due palle eh.
AAA Cercasi Neurone
Non mi ero mai imbattuta nel fantastico mondo degli annunci, fino a qualche settimana fa, quando sfogliando uno di quei giornali gratis che danno in metropolitana ho avuto la malsana idea di farmi una certa cultura a riguardo. Detto fra me e voi, avrei preferito rimanere nell’ignoranza, ma non si può campare tutta la vita a gossip, e insomma.
Marina cerca l’autista ATM della 93, con pizzo, basette lunghe, moro e due orecchini ai lobi; “sono la signora con vestito nero corto scesa a Lambrate domenica pomeriggio, sei molto intrigante e mi stuzzichi molto, spero di rivederti x combinare una serata, a presto”. Ma leggiamo tra le righe: Marina ha dei gusti di merda, e fin qui, credo sia chiaro a tutti, seconda cosa, non è una signora, ma una zitella, che non sa più a che santo rivolgersi, per questo a scritto a (San) Leggo, l’ultima volta che un uomo l’ha guardata con istinti sessuali c’era ancora il muro di Berlino e adesso ha voglia di fare un po’ la Misses Robinson cercando il suo laureato. Ma siccome è una sfigata, si accontenta di un autista dell’ATM, con tutto il rispetto. Come minimo sarà alta un metro e dieci e larga cinque, dentro quel vestito corto nero fa la figura del cadavere all’obitorio. Un cadavere di un obeso.
“A Teresa ke ha festeggiato il suo addio al nubilato alla Cantina di Lentate sul Seveso il 23 giugno. Ma quando 6 birichina. Povero il tuo futuro marito”. Teresa è una di quelle donne che ha trovato marito per puro caso, e solo perché il marito è un cesso come lei; questo tizio probabilmente è uno spogliarellista, ma se è ridotto a fare il rovina famiglie su Leggo si vede che non è messo tanto bene. Per non parlare poi del fatto che gli addii al nubilato e al celibato sono delle tradizioni senza capo né culo, aberranti e squallide, chi le fa per me è già uno sfigato in partenza. Carissima Teresa. Trovati un autista ATM pure te.
“Al vigile in bicicletta di V.le Ungheria, il 22/06 ore 11.30 sei venuto al civico 21/4 x aiutare una sig.ra che aveva perso il cane. Fatti rivedere”. Primo: da quando si chiamano i vigili per cercare un cane? Come mi può aiutare un vigile, facendo dei fischi spieciali o urlando “se non torni qua, stupido cane, ti do una multa per divieto di sosta”? Secondo: evidentemente a Milano vigili ed autisti hanno successo; io di autisti di autobus ne ho visti tanti, uno più brutto dell’altro. E comunque, se qualcuno di voi ha l’occasione, io andrei in viale Ungheria al civico 21/4, citofonando a tutti gli appartamenti chiedendo se poi il vigile si è fatto vivo.
“Per la commessa di Sash in via Garibaldi, hai visto il mio messaggio pubblicato su Leggo? Sono il ragazzo dei cd. Lavori al primo piano e hai capelli lunghi, bellissimi”. Questo sembra il messaggio di un maniaco e probabilmente lo è. Mi stupisco che non abbia continuato con “Abiti in via tal dei tali, il tuo codice fiscale è blabla, e la sera quando vai a letto ti togli sempre il reggiseno”. Comunque, anche se ti ha letto, caro mio, non risponderà mai, ha un che di inquietante questa tua ossessione. Uomodeiciddì.
Poi c’è anche quella che con gli annunci sui giornali ci campa, che li legge tutti e vorrebbe rispondere a chiunque spacciandosi per vigile, pompiere o anche becchino, all’occasione; già me la immagino, la camera tappezzata con pagine di annunci, le finestre chiuse, al buio, solo la luce della scrivania accesa e lei piegata sul giornale, sbavando, sperando che qualcuno risponda a: “al tipo ke ha scritto x la mora con gli okkiali e un bel sorriso. Sai quante ce ne sono? Dai qualke notizia in più”. Ma cosa si può pretendere da una che probabilmente ha 15 anni?
Poi, arriva il genio: “Da cilindretto azzurro a neurone: mi spiace tanto, ma non ci possiamo più sentire. Addio“.
…
Da Monica a cilindretto azzurro: ci sono io, se vuoi.
Oggi va così, si parla di reality, c’è poco da fare
Vorrei proprio vedere cosa succederebbe se nel nostro Grande Fratello mandassero in onda le stesse cose che succedono in quello slovacco o anche solo in quello inglese; vorrei proprio vedere cosa succederebbe se gli stessi uomini che dicono “chi, io? Il Grande Fratello non lo guardo manco morto, è roba per casalinghe” vedessero le stesse cose che si vedono in altri grandi fratelli, ossia, in poche parole, filmati porno-lesbo (non illudetevi, sono solo foto) gratis (mi sono appena resa conto che migliaia di segaioli repressi arriveranno al mio blog cercando le suddette parole. Benvenuti).
Improvvisamente mi sono sentita orgogliosa di essere italiana, son proprio contenta di non aver visto Taricone e quella scialbetta che trombavano come ricci.
Che ci affoghi qualcuno, una buona volta
Si dice in giro che molto probabilmente la Lecciso sarà uno dei protagonisti della prossima edizione dell’Isola dei famosi, che, per fare un esempio attuale, mi manca come mi mancano una stufa e una coperta elettrica alle due di pomeriggio. No, giusto per rendere l’idea. Se io fossi una papabile concorrente e mi offrissero un fantastiliardo di trilioni, oltre ad essere un’emerita fallita per essere stata presa in considerazione da quei due coglioni della Ventura e di Gori (con tutto il rispetto per la Parodi, che è una brava donnina), e se mi avessero detto subito dopo “ah sì, beh, come dire, c’è anche la Lecciso” li avrei raggiunti con un’ascia in mano stile Shining. Guarda, davvero, piuttosto che stare su un isola semi deserta con quella demente mi faccio togliere il lobo frontale senza anestesia. Però, in compenso, c’hanno messo Dj Francesco come inviato, che Brosio dava quel vago sentore di giornalismo che stonava un po’ con l’atmosfera da ricovero, e devo dire che questo è un punto a loro favore.
…
Paura eh? Scherzavo, spero che gli cadano in testa trecento noci di cocco, o che la Lecciso lo violenti, fate un po’ voi.
E ringraziate il signore che la Falchi ha detto di no, e non perché sarebbe l’ennesimo calcio nel culo per quella povera disgraziata che già ne ha passate di tutti i colori e forme (non che mi dispiaccia, per me potrebbe pure andarle peggio e la mia respirazione proseguirebbe fluida) e ormai saluta con la manina la sua credibilità ogni giorno che passa sempre di più, no, quella (di una bruttezza agghiacciante, lo dico a costo di apparire impopolare o invidiosa o quello che volete) ha rifiutato perché ha altro da fare. Probabilmente si scaccolerà e reciterà l’alfabeto ruttando in diretta tv, questo noi non lo sappiamo e possiamo anche vivere senza.
E di nuovo, lode a te o signore per aver evitato che ci finisse dentro anche Riccardo Bossi. Sì, Bossi. B-O-S-S-I. Vu-a-effe-effe-culo, giusto per fare citazioni colte. Ma qui va spesa una buona parola per Umberto (non fatevi ingannare, anche se lo chiamo così non siamo in confidenza), che finalmente ha detto qualcosa di giusto, ossia, in poche parole, figlio mio, se vai a fare l’Isola dei famosi ti prendo a calci nel culo. Sante parole. A questo punto anche Piersilvio e Geronimo La Russa (che io fino a poco tempo fa ero convinta si chiamasse Vercingetorige), mi divertirei come una matta.
Italian Ciao!
Lapo ha un blog. Capite la gravità della notizia? Lapo Elkann ha un blog. Italian indipendent.
Cioè, una roba tipo “sai che Lapo ha un blog? Anch’io ho un blog. Io e la famiglia Elkann abbiamo qualcosa in comune, dovrebbero regalarmi una 500“, chi non l’ha pensato venendone a conoscenza? Io no, ma io sono una mente superiore, semmai Lapo dovrebbe dire “Ho un blog. Anche Monica ha un blog. Dovrebbe regalarmi un peluche“, ma questo non è il momento per parlarne. Dicevo, Lapo ha un blog.
Capita che ultimamente mi stia simpatico, non si sa per quale motivo, forse sto invecchiando, forse sto rincoglionendo, forse sto solo morendo, ma non riesco a provare astio verso L’apino; non che sia legge provarlo, ma non è un personaggio che si fa amare, a meno che tu non sia uno di quelli che va in giro con la felpa con scritto Fiat e gli occhiali da sole che ti coprono mezza faccia, a quel punto lo veneri come un Dio ed educherai i tuoi figli a sua immagine e somiglianza, cazzi tuoi.
Siccome io non faccio parte di questa élite di giovinastri, mi risulta strano che mi stia simpatico; forse simpatico è un parolone, diciamo che mi fa tenerezza, ma questa prospettiva fa ancora più paura.
Ma guardatelo. Fatevi un giro su google immagini e guardatevi Lapo: non vi dà l’idea di uno zuzzerellone? Tutto quello che è successo, in fondo, saranno un ballino di cazzi suoi, no? Voglio dire, se uno vuole passare le serate con Patrizia, che si prenda le sue responsabilità e amen, che me ne frega; in realtà non è così, perché siamo in Italia e dobbiamo farci i cazzi di tutti (che è un po’ il motto della Fabiani, ma questo è un altro argomento), siamo in Italia e i binari si sciolgono, non vedo perché non stare mesi e mesi sulla notizia del secolo, non che Lapo Elkann è in coma, ma che Lapo Elkann se la fa con Patrizia. Non con i trans, con Patrizia, che qui non ci sono distinzioni di sesso, solo Patrizia - NonPatrizia; perché se vai con uno/a del genere, non sei un amante del trasgressivo, sei una persona che ignora il concetto di armonia e di bellezza, che son problemi molto più gravi.
Ma, ancora, non sono cazzi nostri (e non fatemi scrivere la squallide battute da bar che ho in mente perché non fa fine, non è chic).
Non faccio in tempo ad assorbire la notizia che leggo, a Lapo non piacciono le Crocs; e a chi piacciono, del resto (se tra di voi ci sono estimatori di quei cosi di plastica colorata, chissene, rimangono orripilanti, a conferma che seguire la moda significa essere ridicoli), ma non dimentichiamoci che Lapo è la stessa persona che va in giro vestita così. Voglio dire, se le Crocs non piacciono ad uno del genere, a chi altro? Io mi preoccuperei, fossi nei produttori, oltre a vergognarmi di essere ancora al mondo (per capire il titolo del post, andare qua).
Almeno non c’era traffico
- ti va di andare all’Ikea?
- all’Ika?! Ora?
- sì…non so che fare…o sennò mi accompagni a far spesa che mi mancano i pomodori, le cipoll…
- no, no, va bene Ikea. Ikea Ikea Ikea.
- ok…guidi te?
- (porc****…)…certo.
Quella che ha imprecato sarei io, ça va sans dire; quella che vuole andare all’Ikea di domenica mattina, di un 22 luglio qualsiasi, con 50° già alle nove di mattina, è una che ha detto addio al suo cervello un bel po’ di anni fa, più o meno quando eravamo alle medie, e adesso nella scatola cranica ha una figurina di Hello Kitty, nella migliore delle ipotesi. Io mi ero già prefigurata una domenica mattina di nulla assoluto, spaparanzata sul letto, sotto il ventilatore, con l’iPod nelle orecchie, un libro a portata di mano, e la tv sempre accesa (che, sembrerà strano, ma non è quello che faccio tutti i giorni) e invece niente, mi sono dovuta munire di foglietto, metro e mini lapis per passare la domenica mattina tra mobili e strani omini con maglie gialle e blu, che gira voce siano quelli che lavorano all’Ikea. Evidentemente però a qualcuno sfugge il nesso, perché la mia camicia rosa sembrava dire “chiedete a me informazioni, accorete numerosi, tedeschi di sta ceppa“, ed è molto strano, visto che il mio linguaggio del corpo parlava chiaro, pensavo fosse palese che le mani in tasca e gli occhiali da sole anche dentro significassero “non rompetemi i coglioni che dovunque avrei voluto essere tranne che qua“.
Poi, mi sono lasciata prendere dalla smania del tuttoquellochevuoiapochispiccioli, e ho colto l’occasione per prendermi quello che mi mancava, o detto in altre parole, prendere quelle cose che mamma mi rammentava dalla mattina alla sera facendomi due palle grosse quanto le pance di Naomi Watts e Salma Hayek messe insieme.
Quindi, a conti fatti, sono uscita con una sedia per la scrivania, di quelle che ti permettono di girare su te stesso fino a che non vomiti, e credo di esserci vicina, che son due ore che giro (del resto, è questo il solo motivo che mi ha spinto a prenderla), due coperte, un tavolino, un tappeto, qualche aggeggio per la cucina, e lui; avevo detto che avrei preso un pupazzo nuovo (e che visita all’Ikea sarebbe senza prendere un gingillo inutile) e l’ho fatto.
Ero indecisa tra questo e un coso floscio che aveva le parvenze di un qualche animale da foresta, ma mi stavano guardando come se fossi una deficiente (che poi non è del tutto sbagliato) e ho dovuto prendere decisioni affrettate, soprattutto quando ho visto che lo struzzo non c’era.
Per la cronaca, il polpo, che adesso ha bisogno di un nome, ha fatto il viaggio di ritorno sulle mie gambe, ben saldo grazie alla cintura di sicurezza. Torno a fare qualche giro sulla sedia.
Il vero transformer
Devo dire che John Travolta travestito da donna, per il suo nuovo film Hairspray (affiancato da una Michelle Pfeiffer per forza di cose imbottita di silicone e botulino, altrimenti non c’è spiegazione umana e in linea con la forza di gravità), è quasi ipnotico. Non riesco a smettere di guardarlo/a, liberatemi. Credo sia un incantesimo, o giù di lì.



y" /> n parlare di come si dovrebbe mangiare il Kinder Cereali. Prima si separa 







