Ehi ragazzi! Che ne dite se me ne vado a fanculo?
Ieri ho visto qualche minuto di Lucignolo, e non perché volevo farci chissà quale post o perché volevo farmi del male gratuito, ma c’era la pubblicità su Sky e dovevo ingannare il tempo in qualche modo. Sia mai che debba rimanere sola con i miei pensieri. Parlavano di tette e culi, come al solito. Una settimana fa parlarlono dei drogati, una puntata per uno non fa male a nessuno.
Comunque, parlavano di Veline, ‘na roba guarda, che se non l’avete vista la rimpiangerete tutta la vita; c’erano queste sgallettate che facevano un provino per Veline in un centro commerciale, tra costumi e pasta alla soia, tra un “voglio passare l’estate in Sardegna sul barcone” e un “io guardo Striscia dai tempi dello scivolo“. Sticazzi.
Ma non voglio parlare di Lucignolo, primo perché mi sono appena svegliata e sono senza occhiali, ora come ora mi esprimo a lamenti e non ho del tutto aperto gli occhi, secondo perché è come sparare sulla croce rossa, è stato detto tutto il possibile e l’immaginabile, non c’è altro; voglio parlare invece di quelle donne che si vedono belle, quelle donne che evidentemente hanno specchi di legno in casa e nessuno ha mai avuto il coraggio di dire “velina te? più facile che la Canalis abbia una laurea honoris causa in fisica nucleare“.
Quelle donne alte 1.40, che si credono vestite alla moda, che hanno un naso che è l’astuccio di quelli di Gaspare e Zuzzurro messi insieme, due occhi inespressivi e vitrei, il trucco degno di una zoccola e gioielli finti dovunque; queste evidentemente avevano un raduno del club in quel centro commerciale, perché erano tutte lì.
Ma fatemi dire una cosa, in un post leggero, perché oggi rasento la demenza senile: se questo è il target, giuro che il prossimo anno ci vado anch’io. Mi metterò un po’ a dieta per raggiungere il peso Velina, mi farò truccare da chi sa (e di solito non passeggia di notte sui marciapiedi), mi farò vestire da chi ne capisce davvero e passerò le selezioni. Mi farò intervistare da Lucignolo e da Studio Aperto (abbondiamo) e risponderò solo “è sempre stato il mio sogno, cioè, uhm, la Sardegna, uhm, cioè, Briatore, cioè, che figo, uhm, gente!”, diventerò velina (e non ridete, cretini!), rovinerò il matrimonio di Kakà, che nel frattempo diventerà mio, comincerò a ballare (io che a malapena cammino, nei momenti migliori) ma invece di fare la solita velina cercherò di spezzare il sistema dall’interno, saboterò e corromperò chi di dovere (tanto c’ho i soldi di Kakà) arrivando poi all’obbiettivo principale: uccidere Barbara D’Urso.
…
Oddio mi serve un caffè.
Il declino in soli 10 anni
Ho sentito dire che da ieri su Mtv vanno in onda i 10 momenti più importanti (”divertenti” mi sembra un parolone) di questi 10 anni di messa in onda. Una cosa della quale tutti sentivamo il bisogno, chi più chi meno. Io sono tra i chi meno.
Comunque sia, quando è nata Mtv io c’ero, aspettavo con ansia e avevo l’età giusta per farlo; mi ero stufata di Tmc2 (che aveva come unico pregio quello di mandare in onda i video alla stessa ora: la domenica alle 10 di mattina c’era Mark Owen e io ero sempre puntuale, cascasse il mondo), emmetivvì mi sembrava la giusta alternativa, e ai tempi, ammettiamolo, lo era. I tempi di Silvestrin, che sarà simpatico come un herpes, ma è pur sempre Silvestrin e aveva un suo perché con il suo fare finto alternativo; i tempi di Andrea Pezzi, che sarà pure diventato un finto intellettuale di sta ceppa, che va in giro con i capelli lunghi, la maglia nera a collo alto, la giacca di pelle marrone e l’aria pensante, ma era pur sempre Andrea Pezzi, e trasmetteva direttamente da Londra un programma che aveva come scenografia solo un bianco assoluto e una sedia rossa, che parlava a raffica e venerava le Spice Girls. Come tutti del resto. E soprattutto per me era figo.
Qualche estate fa c’erano anche Luca e Paolo, con Mtv Trip, che andavano in giro per l’Italia, e poi per l’Europa, con una macchina da funerale con tanto di gommone, paletta e secchiello e se perdevo una puntata rischiavo di strapparmi i capelli dalla disperazione; i tempi di Victoria Cabello (che te possino, a te e a Cattelan) che faceva Select, quando io e la mia migliore amica del tempo cercavamo di chiamare ogni giorno, e io non mi preoccupavo più di tanto, chiamava lei; i tempi di Daniele Bossari, prima che diventasse il presentatore gggiovane per eccellenza che comunque faceva schifo già.
Bei tempi, quando il Nongiovane (che ora si fa chiamare Francesco Mandelli, non capisco perché) era simpatico, prima di diventare il piccolo lord della Brianza e avere una parte nel film di Natale di De Sica (che salto di qualità); un giorno mi passò accanto sull’Eurostar, nano come non mai, con la sua giacchettina nera stretta e la sua camicia bianca, alle orecchie due cuffie da deejay, giusto per non farsi notare. E spero che avesse musica a tutto volume, perché gli ho urlato “ma tiratela di meno“.
I tempi di Camila Razvisudsidasowpi (colpa mia se ha un cognome impronunciabile?), che non ricordo cosa faceva, ma di sicuro non era ancora la ninfomane di oggi che sa tutto su clitoride e prepuzio. Quando ancora non aveva fatto la pubblicità del Nescafé, per intendersi. E Maccarini con una medusa catarifrangente esplosa in testa. Bella gente insomma.
E ora che c’è, c’è Cattelan (l’altro), il Justin Timberlake de noantri, che farebbe meglio ad andare a pelare le patate da Spizzico, c’è Carolina, che c’ha un palo nel culo che si vede lontano km, e non c’è bisogno che tenti di fare la nuova Surina (gran punto di riferimento, comunque), c’è Alex Infascelli, che per l’amor diddìo vattene (ma soprattutto, chi cazzo sei?), che già un programma come Brand New mette tristezza solo dal nome, e c’è ancora la Maugeri, che se potessi la prenderei a craniate non prima di averle espresso verbalmente tutto il mio disprezzo (e quanti anni ha, 65, anno più anno meno?).
L’unico degno di nota (e caruccio che non ti dico guarda) è stato Paolino, che poi ha capito tutto e ha smollato Mtv per questi. Poi è di nuovo crollato accanto al Nongio nel film di De Sica, ma a lui posso perdonarlo.
Moogle (Monica + Google)
Questo post è stato pubblicato venerdì, il mio venerdì nero, poche ore prima del collasso virtuale, e visto che è stato cancellato dal fato, grazie ad un’anima buona, riesco a postarlo di nuovo. Non per chissà quale motivo, pignoleria più che altro.
Ormai, sono una blogger di un certo livello, come diceva Guastardo della Radica, non perdo mica tempo con i post sulle chiavi di ricerca, tzé. …. Sì va bene non ci crede nessuno, non c’è bisogno di ridere in questo modo sguaiato, imbecilloni. Dicevo, i post sulle chiavi di ricerca annoiano, e non voi, annoiano me, che non posso approfittarne per scrivere un po’, al massimo esporre come dato di fatto che un coglione è arrivato da me cercando puttane a Poggibonsi; ho perso anche l’abitudine di controllarle, tanto son sempre le stesse (colgo l’occasione per scusarmi con Monica Gasparini, nel caso).
L’altro giorno l’ho fatto e ho notato, con somma indecisione se sentirmi sommamente soddisfatta o sommamente triste per questa gente (attenzione: questa frase non vuol dire niente), che alcune persone sono arrivate a me cercando di fugare i propri dubbi. Ed è dura essere quello che si dice in gergo, l’oracolo del popolo, ma posso provarci, se mi acclamate ansiosi. Dando per scontato che in questo momento ognuno di voi desideri ardentemente che io ci provi, lo faccio.
Partiamo dalla più difficile: come accusare il marito.
Prima di tutto, bisogna vedere di cosa. Perché se vuoi accusarlo di omicidio ti consiglio di guardarti prima un po’ di CSI, prendendo appunti sui vari metodi per non lasciare traccia (attenzione ai capelli, indossa guanti etc), e poi un po’ di Law&Order, per prendere in prestito un paio di frasi tipo “lei non può accusarmi senza uno straccio di prova” o “ha il mandato?” oppure ancora “mi avvalgo della facoltà di non rispondere”.
Come faccio a sapere che è ninfomane.
Se ti stai facendo venire il dubbio, significa che non lo è, e non per chissà quale motivo, ma se lo fosse a quest’ora saresti nudo, legato al letto, con una mela in bocca con lei vestita da catwoman che miagola, e, visto l’immagine raccapricciante che è venuta fuori, ringrazia il cielo.
Come fare una spada di carta.
Dunque. Prendi un foglio bianco, di quelli per stampare. Ffffatto? Spiegazzalo in tutti i modi che ti pare, basta che prima o poi venga fuori la forma di una spada. Ffffatto? Poi, prendi un rotolo di carta igienica e fallo a pezzetti, da poi applicare sulla spada grazie ad una dose abbondante di cccccoooolla vinilica. Ffffatto? Bene, lascia ad asciugare, così che si solidifichi; a quel punto avrai la tua spada (parte sigla di Art Attack).
Come perdere 11 chili.
Perché proprio 11? Mi dà fastidio che non sia cifra tonda quindi non te lo dico. Fossero stati 10, o 20, volentieri, ma 11 no. Comunque, per iniziare, direi di smetterla di fare colazione con la peperonata. No, così, per dire.
Per avere una mente serena che si deve fare.
Se lo sapessi non te lo direi. Comunque, un consiglio: per cominciare al meglio la giornata, una boccata di peperonata appena sveglio. Corroborante. Fidati.
Quando prende un tutor Cepu.
Intendi in botte? Non so, penso tante. Chiedi a Totti, per sicurezza.
Se un’amica ti dice una frase cattiva, tu come rispondi a tono.
Bene, il mio campo. Dunque, nel caso questa tua amica abbia un nasone e le gambe storte, se ti manda a fanculo, rispondi come ho fatto io (e come ho già scritto da qualche parte): con l’aereo che ti parte dal naso o con il treno che ti passa fra le gambe? Nel caso non abbia i suddetti requisiti fisici, non ci vuole molto, butta random un paio di vaffanculo, magari aggiungi “te e chi cazzo sei“. Non cadere in offese sulla famiglia, che son poco carine, ma sul ragazzo sì, se è un cesso dille che solo un gavorchio come lui poteva farsi una del genere. E poi vedi un po’ tu o al massimo chiama e ti suggerisco.
Spillatrice, come si carica.
Ah guarda, davvero non lo so, mi spiace. Ma lui lo sa. Ringrazia.
Cosa succede il 23 maggio del 2012.
Vista la data, mi viene da dire che il Milan vincerà la sua ennesima Champions League (uff, che noia queste abitudini), ma forse ti riferisci alla fine del mondo. In quel caso vorrà dire che la Champions l’ha vinta l’Inter. Scappa finché sei in tempo.
Cosa succede se si perde la memoria + mente.
Mi viene da chiederti come si fa a perdere la mente, ma ho paura della risposta. Se perdi la memoria non ti ricordi come l’hai persa. Prova a fare il percorso mentale a ritroso, può darsi che sia sotto il cuscino del divano.
La sorgente del male
Nel caso questa notizia fosse vera (la parte realista e concreta del mio cervello - seppur piccola - si rifiuta di crederci), mi domando, con tutto il cuore e anche con un po’ di milza, quand’è che gli americani sono stati bombardati con bombe che rendono psicopatici ed alienati. Si spiegherebbero molte cose, a questo punto. Tipo il perché Paris Hilton è ancora viva. O il perché si ostinino (ostinino?) a chiamare caffè quella melma nera e insipida che bevono a litrate (litrate?). Ci sarebbe da riflettere (riflettere?), ma non è che abbia tutta sta voglia. Fatelo voi per me.
Che divertimeee-ntttooo…
Giorni fa ho avuto l’occasione di discutere un argomento importante: i cartoni animati.
Ne discutevo con una persona poco più grande di me, quindi con le stesse esperienze in materia, ma non sto qui a dilungarmi su “aaah, ai nostri tempi, non sapevamo neanche cosa fosse un Pokemon“, che tanto son sempre i soliti discorsi, 15 anni fa i cartoni animati erano più belli e adesso fanno schifo anche a chi li disegna (si disegnano ancora vero? in un modo o nell’altro?). E sorvoliamo anche sul fatto che penso abbiano tolto i Simpsons delle 14.30, e, caro direttore di Italia1, spero ti venga un herpes. E non ti dico dove. Dicevo, da questa discussione mi sono ricordata di un cartone che guardavo spesso quando ero piccola, che ogni tanto mi torna in mente, mi ci fisso per giorni e poi, com’è arrivato se ne va: Babar. Babar, se tra di voi c’è qualche ignorante (nel senso che ignora, e magari imbelle pure) che non lo sa, è un elefante; ed è anche un re. E’ il Re Babar. Che vive a Celestopoli.
La tragedia non sta nel fatto di rendersi improvvisamente conto che il tempo passa e che se oggi vai da un bambino a domandare di Babar lui ti chiede che razza di Pokemon compri (o, nel peggiore dei casi, chi ti procura droga così scadente), e neanche nel constatare che ora i cartoni animati si aggirano attorno ad un profondo livello di desolazione e squallore; il problema è uno solo: la sigla.
La sigla di Babar ti si ficca in testa e non ti molla per giorni, è peggio dei tormentoni estivi, peggio dei jingle delle pubblicità, peggio di qualsiasi cosa martellante che ti possa venire in mente, la sigla di Babar è fantastica.
E, non faccio per vantarmi, riesco a farla benissimo, imitando alla perfezione il bambino (o bambina che sia); chiedetelo a mio fratello, che son giorni che minaccia di uccidermi. Ciao da Celestopoli.
Perché io valgo
Ho comprato una Moleskine.
Così, senza senso, non mi serve e probabilmente non me ne faccio di niente, anzi, sicuramente non me ne faccio di niente, me era così carina, così elegante, così nera, con suo laccetto, così moleskine, che non ho potuto fare a meno di prenderla; non una qualunque, io ho una Moleskine City Notebook. Mica cotica. E che ci fai con una Moleskine City Notebook? Niente, appunto.
Il sito dice “the first guidebook you wrote yourself“. Io ho preso quella di Milano; che ci faccio? Come sopra, niente. Ma il fatto di essere così inquadrata in un ruolo predefinito, in una connotazione fortemente geografica, mi impedisce di usarla per gli scarabocchi, cosa a me molto utile.
La rovinerei, capite. La terrò in borsa. Tra il lucidalabbra e il pacchetto di fazzoletti. Ci scriverò per prima cosa che il Disney Store si trova vicino al Duomo. Nel caso me lo dimenticassi. E magari annoterò da che parte si esce nelle varie fermate della metropolitana, perché è veramente imbarazzante essere convinti di uscire a destra, per poi arrivare a destinazione e vedere che tutti vanno a sinistra. Quindi, a rigor di logica, dovrei farmi tutta Milano in metropolitana. Salutare.
Poi, sul sito, vedo scritto questo; quando ho letto “artisti e pensatori” mi sono sentita invasa da un senso di responsabilità verso il ruolo che la moleskine rappresenta, quindi ho deciso che adempirò ai miei doveri di artista e pensatrice (coff coff): indosserò la mia maglia di lana nera a collo alto, mi procurerò un basco, comincerò a fumare, mi siederò in un cafè vicino alla Senna e farò finta di pensare.
In fondo, faccio finta di pensare tutti i giorni, solo che a Parigi lo farò con aria esistenzialista, come ogni proprietario di Moleskine che si rispetti. Ne comprerò un’altra, ça va sans dire.
Seria, per una volta
Ci sono blog che non sono adatti a post seriosi. Se imposti il filo conduttore sul cazzeggio e lo svago, non puoi, di punto in bianco, cominciare a parlare del buco dell’ozono e di quanto sia difficile arrivare a fine mese per alcune famiglie. E’ una questione di coerenza, senza contare che disattendi le aspettative del lettore fidelizzato, che, come si dice dalle mie parti (che siamo persone fini, noi toscani), ti va in culo e pensa che se avesse voluto leggere roba seria avrebbe aperto un giornale, non il tuo blog.
Poi ci sono anche quelli che dicono “ma io scrivo per me” ma non hanno messo in conto che non ci crede nessuno.
Uno di questi blog è il mio; se ora io facessi un post sull’inquinamento e ci ficcassi dentro, random, che so, violenza su minori, mogli maltrattate, bambine che fanno le cubiste, che ve ne fregherebbe a voi? Un bel niente, leggereste (nella migliore delle ipotesi) e vi chiedereste sotto quale droga abbia scritto.
E me lo chiederei pure io.
Ma me ne frego, in barba a tutto quello che ho detto finora, faccio il mio primo post serio, su un problema vero, che ci tocca tutti da vicino, che ci fa stare male e a volte piangere: quant’è fastidioso quando la notte ti alzi e nel buio ti fracassi il piede contro la porta?
Sto ancora piangendo.
Le aringhe fanno male
Che poi io stamattina ero sul sito dell’Ikea e mi è venuta la malsana idea di cliccare di nuovo sull’home page e farmi un po’ di cultura generale in materia, evitando di fossilizzarmi (per esempio, ci sono dei dosatori per gelato che non fanno cagare, di più), quando vedo una richiesta: restituire le confezioni di aringhe marinate con etichetta IKEA Food.
Primo: cos’hanno queste misteriose aringhe marinate, oltre ad essere di uno schifo immondo? Scoppiano appena le apri? Ti tirano un pugno e ti derubano? Creano sommosse all’interno dei frigoriferi, insieme alle verdure, al grido di “fessi sì, lessi no?” Macché, semplicemente dentro la confezione c’è un pezzo di vetro di grandi dimensioni rinvenuto da più consumatori. A meno che quest’ultimi non si siano tagliati la trachea in due, la notizia non mi interessa più di tanto e un po’ mi delude.
Secondo: quanto bisogna essere cerebrolesi, da uno a cento, per comprare delle aringhe marinate all’Ikea? E ve lo dice una che una volta, presa da una fame incontrollabile, si è comprata dei biscotti e sta ancora sputando i resti.
Minnen Ratta ha bisogno di un compagno
Come scrissi tempo fa, dopo il topino Ikea, l’obiettivo sarebbe stata la famosissima rana ma-che-cazzo-è, ma l’ultima volta che sono andata in quel luogo di perdizione non c’era; torniamo ai giorni nostri e immaginiamo una madre che rompe le palle perché “con la sedia rovini il pavimento e ti ci vuole un tappeto e porca miseria, quello è un graffio e stai attenta, che poi si la roba si rovina, e quando la pagherai te poi capirai”.
Quindi, voci di corridoio affermerebbero che necessiti un tappeto. A me del tappeto non frega niente e ho risposto che se fosse per me potremmo pure andare all’Ikea, comprare una tovaglietta per la colazione (che comunque ho già, rosa) e usarla come tappeto sotto questa benedetta e scomodissima sedia. Poi c’ho pensato su e ho finto interesse per la causa pavimento, quando in realtà voglio solo traghettare mia madre verso i peluche, prenderne uno, guardarla con il brevettato sguardo “melocompri?” e andarmene con il cimelio tra le mani, sghignazzando vittoriosa.
Siccome io non lascio niente al caso, sono andata sul sito e ho cominciato a documentarmi a riguardo ma sono davvero indecisa; sono riuscita comunque ad avere dei finalisti: Korall, un simpatico rappresentante del sindacato ittico dei peluche, con un’adorabile paresi facciale (dalla regia mi dicono essere un sonaglio, e io non mi formalizzo), Barnsling Struts, uno struzzo (ma pensa) con sguardo vacuo ma con un fantastico corpo a nuvoletta rosa morbida morbida e infine, Korall Blackfisk, polipo strabico con due tentacoli arricciati che sembra dire “you talkin’ to me? You talkin’ to me?”, solo in svedese. Chissà come si dice.
Vi chiedo ordunque di aiutarmi in questa difficilissima decisione, vi giuro che il vincitore verrà comprato dalla sottoscritta e verranno pubblicate le prove; si deve urgentemente trovare al topolino un degno amico, che mi faccia dimenticare che in realtà voglio questa e che non l’avrò mai (oh, ma che volete, non fate gli stracciamaroni, c’è scritto da tre anni in su e rientro perfettamente nel target).
Mezzo cervello in due
La cosa bella del vivere in campagna è che il tuo rapporto con la natura cambia. Adesso ho più consapevolezza del mondo che mi circonda, nel senso che so dove, quando e come uccidere gli insetti. Tutti. Morti. Bastardi infami. Il brutto sta nel fatto che, per una che è abituata a stare a Milano, tutto questo silenzio di tomba è quasi assordante. E se non c’è silenzio significa che l’ennesima mosca è entrata e ha deciso di romperti i coglioni, perché qua le mosche sono più veloci e più rumorose, oppure che i cani hanno deciso di abbaiare all’unisono proprio in quel preciso istante dove ti ripeti “e se studiassi un briciolo, quello che basta per assicurarmi comunque una dignitosa ignoranza?”, abbaiare poi al nulla, così, per rappresentanza sindacale, in quanto cani.
Gli aspetti positivi però ci sono. Qua, nel mio studio, c’è una poltrona.
Non una poltrona a caso, ma questo tipo di poltrona (solo non così brutta), per intendersi, quella che Joey e Chandler (pura coincidenza) hanno nel loro appartamento (solo non così brutta), che con una mossa felina stendi i piedi e con un’altra ti sdrai completamente; in poche parole, ero così sollevata da non avere più il letto a portata di mano, cosa che distraeva notevolmente - e già ci pensa internet - e mi rifilano sta roba qua, che paradossalmente è quasi più comoda di un letto (e, famo a capisse, un giorno ci dormirò).
Insomma, una a me e una a mio fratello, i due studi sono comunicanti, non hanno porta, e le due poltrone sono una davanti all’altra; abbiamo unito le menti e cercato una soluzione per sfruttare la cosa a nostro vantaggio; il risultato è che le usiamo per lanciarci la palla, lui tira, io paro.
Monica: camera, studio, io il bagno mio, te il bagno tuo, la poltrona che si reclina e ci permette di lanciarci la palla…che manca?
Fratello: un mini frigorifero.
Monica: cazzo, è vero. Non uscirei più da questa casa. Non scenderei nemmeno le scale.
Fratello: infatti…chi se ne frega dell’aria aperta…
Monica: aria? cos’è? posso scaricarla e metterla sull’iPod?
Il pistacchio ruleggia
Una passa tutta una vita a credere fermamente di odiare il gelato al pistacchio, pur divorando con avidità la versione solida. Bleah, che schifo il pistacchio, bleah, come fai a mangiarlo, bleah e poi guarda che colore ha. Bleah. E poi arriva il giorno in cui pensi che devi cambiare qualcosa nella tua vita monotona, e decidi di sperimentare cose nuove: ma sì, prendiamolo sto pistacchio, al massimo lo butto via.
Ho deciso come voglio morire: indigestione di pistacchio, nocciola e cioccolata. Sento che è arrivata la mia ora.
Sono aperte le scommesse
Avete presente Salma Hayek? Quell’attrice che ha fatto…e poi ha fatto anche…e mi ricordo quel film dove…Salma Hayek, appunto. Lei. Quella che la guardi e dici “aaaah, Salma Hayek. Tipica bellezza svedese“.
Insomma, è incinta.
E, a guardarla, direi che se ne sono accorti un po’ tutti; so cosa state pensando: porco il mondo che c’ho sotto i piedi, quant’è grossa? Ma non fate gli insensibili, zozzoni, pensate a quanto deve essere difficile portare in grembo…quella cosa.
E a proposito, ho un paio di previsioni su “cosa” sarà:
- una scrivania
- un bue
- l’alieno di Mars Attack
- una cheerleader diciannovenne con pon-pon (trova i pon-pon)
- Giuliano Ferrara
Fate un po’ voi.
Diversivi
Visto che invece di studiare giro i fogli di economia dei media e ci faccio questa roba, è cosa buona e giusta che io cominci ad abituare i miei genitori al fatto che probabilmente finirò a fare la becchina, vero? Ps. il perché abbia tre dita in una zampa e quattro nell’altra rimarrà un mistero.











